MESSINA: Market della droga a Mangialupi: 13 condanne. Per dieci imputati lievi riduzioni di pena. Tre le conferme per Cannavò, Cundari e Lo Cascio

3 aprile 2012 Cronaca di Messina

Si è chiuso ieri in appello il processo per i tredici giudizi abbreviati dell’operazione antidroga “Wolf”, con cui i carabinieri nel 2009 smantellarono due bande dedite stabilmente allo spaccio di droga pesante e leggera. Il dettaglio è di dieci riduzioni di pena, quasi tutte lievi, e di tre conferme della sentenza di primo grado, segno che il quadro dell’accusa, ieri rappresentata dal sostituto procuratore generale Salvatore Scaramuzza, ha retto.
LA SENTENZA D’APPELLO – I giudici d’appello hanno inflitto: 5 anni e 4 mesi a Settimo Corritore; un anno, 4 mesi e 12.000 euro di multa a Santina Pulejo; 6 anni, 4 mesi e 28.000 euro a Benedetto Aspri; 4 anni, 4 mesi e 20.000 euro a Francesco De Domenico; 3 anni e 300 euro a Nunzio Corridore; 2 anni, 4 mesi e 18.000 euro a Salvatore Maggio; 3 anni, 6 mesi e 26.000 euro a Letterio Immormino; 11 anni a Gaetana Turiano (unificando i fatti del procedimento con quello di un’altra vicenda analoga, con sentenza già definitiva nel 2009); 5 anni e 2 mesi a Paola Abbate; e infine 2 anni e 12.000 euro a Fabio Fenghi. Conferma integrale della condanna di primo grado hanno invece registrato Antonino Cannavò, Antonino Cundari e Giuseppe Lo Cascio. Altri dettagli del provvedimento. Relativamente a Nunzio Corridore e solo per i fatti di droga i giudici hanno disposto la nullità della sentenza (è il capo “M”); a Settimo Corritore e Santina Pulejo sono state riconosciute le attenuanti generiche (alla Pulejo anche quella del cosiddetto “fatto di lieve entità”, riconosciuta anche a Fenghi, Immormino e Maggio, per capi d’imputazione specifici). Infine i giudici d’appello hanno revocato la misura degli arresti domciliari per Nunzio Corridore e Letterio Immormino, disponendo la libeerazione se non c’erano a loro carico altre misure restrittive in corso. Gli imputati sono stati assistiti dagli avvocati Nunzio Rosso, Salvatore Silvestro, Carlo Autru Ryolo, Massimo Marchese, Nino Cacia, Domenico Andrè, Tino Celi, Pietro Ruggeri, Pietro Venuti e Francesco Traclò.
LE CONDANNE DI PRIMO GRADO – Ecco il dettaglio delle condanne inflitte dal gup Nastasi in abbreviato nell’ottobre del 2010: Antonino Cundari, 6 anni di reclusione; Nunzio Corridore, 6 anni e 4 mesi; Settimo Corritore, 7 anni e 8 mesi; Giuseppe Lo Cascio, 6 anni e 8 mesi; Salvatore Maggio, 5 anni; Francesco De Domenico, 8 anni; Letterio Immormino, 6 anni; Santina Pulejo, 5 anni e 4 mesi; Paola Abbate, 6 anni; Benedetto Aspri, 11 anni; Gaetana Turiano, 11 anni e 8 mesi; Antonino Cannavò, 10 anni e 4 mesi; Fabio Fenghi, 3 anni e 4 mesi.
L’INCHIESTA – La “Wolf” è l’inchiesta gestita dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera e dalla collega della Procura Maria Pellegrino, durante la quale i carabinieri smantellarono due organizzazioni criminali che gestivano il traffico di droga nel rione Mangialupi. All’epoca furono quindici i provvedimenti restrittivi siglati dal gip Antonino Genovese. L’indagine consentì di smantellare due bande, tra loro collegate, che erano stabilmente dedite al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. Erano via Gaetano Alessi e piazza Verga il “cuore dello spaccio” a Mangialupi. È lì che le telecamere installate dai carabinieri registrarono tutto addirittura minuto per minuto. Originariamente risultavano indagate complessivamente 25 persone, che all’epoca furono tutte sottoposte a perquisizione domiciliare. L’attività investigativa vide impegnati per oltre un anno, dal febbraio 2007 al luglio 2008, i militari della stazione di Bordonaro e del Nucleo operativo della Compagnia Messina Sud. E nel corso dell’indagine emersero stretti legami tra molti degli indagati, accomunati dalla finalità dello smercio di droga. Non furono poche le difficoltà che i carabinieri dovettero superare per riuscire a penetrare nel contesto “blindato” di Mangialupi, sottoposto a rigidi controlli da parte di interi nuclei familiari e dalle “staffette” con i motorini. Per esempio un giorno in previsione dell’arrivo di un carico di droga, per garantire la “sicurezza” dell’operazione, vennero collocate nel quartiere le “vedette”, e furono addirittura oscurate e danneggiate alcune telecamere di supermercati e negozi che davano intralcio alle operazioni di rifornimento. Nel corso dell’indagine emersero inoltre stretti legami tra gli arrestati e gruppi criminali di altre zone della città. Mille euro il profitto giornaliero – stimato dai carabinieri – che in poco più di un anno avrebbe fruttato circa 300 mila euro ai gruppi. Soldi che servivano per autofinanziarsi e comprare la merce dalla Calabria e probabilmente anche dal catanese. Scrisse all’epoca il gip Genovese che «le videoriprese consentivano di documentare un intenso traffico giornaliero cui attendevano personaggi noti alle forze dell’ordine per la loro dedizione alla vendita di droga. Le indagini – scrisse in un altro passaggio –, hanno delineato un’attività illecita frenetica e reiterata, protratta stabilmente nel tempo, svolta con connotati di costanza e professionalità». «Particolarmente attivi» erano i fratelli Corridore, visto che davanti alla loro abitazione fu documentata un’intensa cessione di stupefacenti col metodo “dai e vai”. I clienti che passavano davanti casa non scendevano nemmeno dall’auto o dal motorino, bastava abbassare di poco il finestrino, o accostarsi appena col motorino, per avere la dose già pronta. E mentre con una mano consegnavano la droga con l’altra arraffavano il pagamento da parte del cliente. (n.a.) – GDS