MESSINA: Processo Veterinaria, confermate tutte le condanne ai docenti Masucci, Naccari, Pennisi, Tommasini, Cervasi e Paiardini

3 aprile 2012 Cronaca di Messina

Tutto confermato. Nessuna differenza con la sentenza di primo grado, quindi nessuna “apertura” alle richieste sia dell’accusa sia della difesa. Erano da poco passate le cinque del pomeriggio quando ieri il presidente della Corte d’appello Gianclaudio Mango ha letto in aula il dispositivo della sentenza di secondo grado per i giudizi abbreviati del “Caso Veterinaria”, una delle clamorose inchieste degli ultimi anni sulla nostra università. E dopo una lunga camera di consiglio i giudici in pratica hanno deciso una conferma integrale delle condanne inflitte in abbreviato il 19 dicembre del 2008 dal gup Micali. Sono bastate due udienze per concludere tutto dopo un anno e mezzo di paralisi per la “catena delle astensioni”, vale a dire di una serie di giudici che avevano dichiarato di non poter trattare il processo per vari motivi. La volta scorsa, era l’8 marzo, dopo la relazione del giudice Mariangela Nastasi e la requisitoria del sostituto procuratore generale Ada Vitanza, erano intervenuti per la parte civile gli avvocati Giuseppe Carrabba e Maria Falbo, e i difensori Pietro Luccisano, Giovani Grasso, Gualtiero Cannavò. Ieri è stata la volta degli altri due difensori, Ottavio Stracuzzi e Massimo Rizzo. Ma nulla è cambiato rispetto al primo grado secondo i giudici. Quindi confermate le condanne a un anno di reclusione (pena sospesa) al prof. Raffaele Tommasini, quale consulente legale dell’ateneo, e ai componenti del Consiglio di facoltà di Veterinaria Francesco Naccari, Marisa Masucci e Maria Grazia Pennisi, riconosciuti responsabili anche in appello di abuso d’ufficio (le “pressioni” per il concorso a Veterinaria da far vincere al figlio del preside Macrì). Poi, per il caso-Lipin, confermata la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa), per i ricercatori Mirko Paiardini e Barbara Cervasi, che rispondevano invece di peculato. L’8 marzo scorso il sostituto Pg Ada Vitanza aveva prospettato per l’accusa un quadro parzialmente differente: la contestazione dell’abuso d’ufficio era conclamata quindi aveva richiesto per i docenti Tommasini, Naccari, Masucci e Pennisi la conferma integrale della condanna di primo grado. Aveva invece argomentato in maniera diversa rispetto al primo grado per l’altra vicenda, quella dei fondi Lipin, spiegando che a suo avviso invece del peculato era prospettabile l’abuso d’ufficio, e aveva chiesto la riqualificazione del reato in abuso d’ufficio e una condanna a 6 mesi per Paiardini e Cervasi. Anche le motivazioni complesse prospettate dal collegio difensivo, sostanzialmente un’insussistenza delle accuse anche alla luce della trascrizione delle intercettazioni ambientali e telefoniche, e delle testimonianze, non hanno scalfito le convinzioni dei giudici d’appello sulla vicenda processuale e su quanto accadde in quell’ormai lontano 2006. NUCCIO ANSELMO – GDS

La vicenda
L’inchiesta sul concorso “pilotato” a Veterinaria (abuso d’ufficio) per favorire il figlio dell’ex preside Battesimo Macrì e sulla gestione dei fondi Lipin (peculato per l’appropriazione di 23.333 euro, ovvero l’oggetto di un mandato di pagamento), scaturì dalle clamorose dichiarazioni del prof. Giuseppe Cucinotta, ordinario di Clinica chirurgica e patologia chirurgica della facoltà. Il docente denunciò nel febbraio 2006 pressioni ricevute dal rettore Francesco Tomasello proprio per indirizzare l’esito del concorso, che respinse. L’abuso si concretizzò secondo l’accusa durante le due riunioni del Consiglio di facoltà di Veterinaria in cui si trattò il concorso di seconda fascia bandito da Veterinaria e la posizione di due partecipanti, Simonetta Citi e Filippo Spadola (quest’ultimo si è costituito parte civile nel processo principale), cercando secondo la Procura di non chiamare in servizio né l’una né l’altro per favorire in qualche modo il successivo ingresso del figlio dell’ex preside Macrì nella cattedra a docente di seconda fascia della facoltà di Veterinaria (Settore scientifico disciplinare VET/09). L’inchiesta si basò anche su una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali della Guardia di Finanza.