COSENZA: Why Not, il pm chiede 28 rinvii a giudizio per il filone cosentino

4 aprile 2012 Mondo News

L’inchiesta “flipper” registra un nuovo passaggio della sua intricata storia. È stata infatti avanzata, da parte del pm Giuseppe Visconti, la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti delle 28 persone coinvolte a vario titolo nel filone cosentino (transitato prima da Catanzaro e poi da Paola) di Why Not. Molti di loro sono personaggi ben noti, appartenenti al mondo della politica, dell’imprenditoria e delle professioni. Si tratta di: Giuseppe Gentile (attuale assessore regionale ai Lavori pubblici), Nicola Adamo (ex vicepresidente della giunta regionale), Francesco Morelli (consigliere regionale detenuto da alcuni mesi perché accusato di aver favorito il clan ‘ndranghetistico dei Valle-Lampada), Pier Luigi Leone, Vincenza Bruno Bossio, Filomeno Pometti, Luciano Vigna (attuale assessore comunale al Bilancio di Cosenza), Rinaldo Scopelliti, Pasquale Marafioti, Raffaele Giannetti, Michelangelo Spataro, Domenico Vizzone, Francesco Capocasale, Pasquale Citrigno, Fiorino e Mario Gimigliano, Michele Montagnese, Gianluca Bilotta, Luigi Vacca, Nicola Costantino, Renato Pastore (presidente di Confindustria Cosenza), Salvatore Perugini (ex sindaco di Cosenza), Saverio Fascì, Francesca Gaudenzi, Antonio Gargano, Pietro Macrì, Antonio Viapiana e Fabio Schettini. Sono tutti accusati di aver agito in concorso, utilizzando una società d’informatica (la Tesi spa, oggi in fallimento, ente strumentale partecipato dalla finanziaria regionale Fincalabra) come schermo per ottenere illecitamente fondi europei e l’affidamento diretto degli appalti nel settore telematico, bypassando qualsiasi tipo di bando. La Tesi spa si trovava in un grave stato di difficoltà finanziaria, ma il dissesto (si sono stimati debiti pari a euro 4.826.437,89) sarebbe stato opportunamente occultato per permettere l’ingresso nella compagine societaria di un altro organismo, il Consorzio Clic. L’operazione sarebbe stata voluta proprio dai politici. L’istanza del pm Visconti verrà valutata dal gup bruzio nel mese di giugno, quando si assisterà all’ennesima fase di quella che sembrava la “madre di tutte le inchieste” (condita da un pesante scontro tra Procure). Invece, come evidenziato dagli altri filoni d’indagine sui quali si sono già espressi i giudici, a dominare sono state le assoluzioni piuttosto che le condanne. Fabio Melia – GDS