LA NOTIZIA: Bloccarono il treno diretto a Siracusa. Denunciati 14 manifestanti No Tav. LA RIFLESSIONE DI UNA CITTADINA: Non diventare due volte vittime, delle ingiustizie e delle ingiuste punizioni

LA NOTIZIA.
Bloccarono il treno diretto a Siracusa. Denunciati 14 manifestanti No Tav.

Momento buio per i “no Tav”. Nel giorno in cui a Roma è iniziato l’esame in commissione Giustizia della Camera di un testo che prevede l’arresto da 1 a 5 anni per chiunque «impedisca od ostacoli la libera circolazione di persone e merci, occupando strade ferrate, ordinarie o autostrade, con qualsiasi mezzo, impedendo la libera circolazione dei mezzi di trasporto», a Messina sono state segnalate in stato di libertà ben 14 persone che il 1. marzo scorso avevano manifestato proprio per il movimento “No Tav”. Era il giorno dell’appello “Blocchiamo tutto! Dappertutto!”, in cui il movimento decise di cambiare strategia, portando la protesta contro la Torino-Lione fuori dalla Val di Susa, con manifestazioni in tutta Italia. La sera del 1. marzo, a Messina, diverse persone, di vari movimenti, aderirono all’appello dei No Tav, manifestando alla Stazione Centrale. In particolare i manifestanti si riunirono di fronte a Palazzo Zanca ed in corteo si recarono fino alla stazione. Qui, intorno alle 18.30, occuparono un binario bloccando la partenza del treno regionale diretto a Siracusa, sul quale viaggiavano numerosi pendolari. In quella occasione la Digos identificò i partecipanti al blocco, per poi segnalare in stato di libertà 14 persone. Tutte sono state denunciate, in concorso tra loro, per i reati di interruzione di servizio pubblico o di pubblica necessità e blocco ferroviario. In città è ancora fresco il ricordo della condanna, avvenuta il 27 gennaio scorso, di ben 49 dipendenti dell’Atm proprio per interruzione di pubblico servizio. Anche in quel caso, determinanti furono le identificazioni della Digos.(s.c.)

LA RIFLESSIONE DI MARCELLA MAGISTRO.
Premettendo di essere sempre per la legalità e per la giustizia, e nello stesso tempo credendo ancora nel diritto allo sciopero, alle manifestazioni e quindi alla democrazia, per tutti, apprendendo queste notizie, mi chiedo (quesito un po’ retorico?) come mai vengono denunciati manifestanti aderenti a manifestazioni (di questo tipo) nazionali annunciate, o locali estemporanee per la disperazione causata dal perduto o non remunerato lavoro…e poco o nulla è stato fatto contro altre tipologie di manifestanti che, giustamente protestavano, come di recente è accaduto con i taxisti o con movimenti come i “forconi” o i camionisti, ma che impedendo la circolazione nelle autostrade, oltre i blocchi, ho visto anche mangiare con piccoli barbecue e fuochi (!) ai caselli senza che nessuno dicesse nulla? Credo che dovremmo riflettere un po’ di più su ciò che sta accadendo in questi ultimi anni a Messina, come nel resto d’Italia, riflettere di più sui veri blocchi attuati sulla rete ferroviaria da chi ha deciso di interrompere i collegamenti con la Sicilia e il resto d’Italia o eliminando improvvisamente treni, cuccette e dipendenti, mettendo in difficoltà utenti e intere famiglie, riflettere ancora di più sui veri blocchi attuati “legalmente” per chi cerca lavoro, per chi ormai ha paura di perderlo, per chi non ha più il diritto ad una pensione, e per chi già in pensione si è ritrovato con trattenute ingiustificate e vergognose. Tra l’altro, mi preoccupa un po’, in un’ottica di democrazia, questo eccesso di zelo nel controllo riservato a chi semplicemente chiede l’ottenimento di diritti. Credo che si dovrebbe riflettere un po’ di più sulle metodologie di organizzazioni delle manifestazioni. Credo che per non diventare due volte vittime, delle ingiustizie e delle ingiuste punizioni, si dovrebbe intensificare il numero delle manifestazioni, e nel rispetto delle regole della democrazia e della libertà di pensiero organizzarle tutte con le giuste autorizzazioni. Una manifestazione al giorno ma civile non violenta e soprattutto autorizzata. Per il rispetto dei diritti, per non sentirsi nell’opporsi a delle ingiustizie dalla parte di chi sbaglia, per attuare un messaggio didattico-culturale per chi ha perso un po’ la strada che porta alla democrazia. Si stremerebbe un po’ la burocrazia, e anche chi ci vuol far credere che nell’eccessivo controllo, verso chi esercita il diritto al contraddittorio, ci sia la vera giustizia. Marcella Magistro