MESSINA. Costruttori nel mirino della Guardia di Finanza. Non comunicato un milione e mezzo: Evasione targata Cosenza. Appartamenti venduti e non dichiarati per quattro milioni e mezzo di euro inguaiano la Edilcosenza, impresa passata di mano nel 2009. Tutti i movimenti che hanno insospettito le Fiamme gialle

MESSINA – Case, botteghe e garage venduti per quattro milioni e mezzo di euro, senza che il ricavo fosse denunciato al fisco. Il colpaccio la Guardia di Finanza lʼha messo a segno lunedi 26 marzo, “pizzicando” unʼimpresa che non ha depositato le dichiarazioni dei redditi per il 2009 sia ai fini delle imposte sui redditi che ai fini Iva, evadendo così 250mila euro di Iva e poco meno di un milione e mezzo di imposta complessiva dovuta allʼerario. Il titolare dellʼimpresa di costruzione è stato denunciato alla Procura per il reato di omessa presentazione della dichiarazione della dichiarazione. La ditta è la Edilcosenza. Il titolare? Una lunga storia. Che nasce a Messina, e finisce a Milano.
MESSINA/MILANO VIA COSENZA – La Edilcosenza, impresa che ha cessato di operare nel 2010, era una società a responsabilità limitata con un socio unico, che a cavallo dei fatti contestati dalla Guardia di Finanza è passata di mano. Alla fine del 2009, i soci originari Giuseppe e Letterio Cosenza, fratelli titolari dellʼazienda dal 2000, vendono le quote (poco più di cinquemila euro ciascuno) a Lorenzo Saglimbene, che dalla fine del 2009 risulta amministratore e socio unico della Edilcosenza. Secondo le indagini condotte dalle Fiamme gialle, già a fine 2009 lʼimpresa aveva cercato di eludere i controlli ispettivi degli uffici finanziari attraverso un trasferimento fittizio dalla sede sociale da Messina a Milano. Trasferimento che secondo la Guardia di Finanza non è mai di fatto avvenuto. Proprio questo meccanismo elusivo aveva fatto sorgere qualche dubbio ai finanzieri, che i riflettori sulla società dei fratelli Cosenza li avevano puntati da un poʼ di tempo. Incrociando le banche dati, è venuta fuori lʼevasione milionaria. Cosa è successo subito dopo il passaggio di consegne tra i Cosenza e Saglimbene? Lʼultimo giorno del 2009, alla Camera di Commercio di Messina viene inoltrata una domanda di trasferimento della sede da Messina a Milano, con conseguente cessazione dellʼattività datata 14 gennaio 2010. Oggi lʼimpresa risulta cancellata. Un movimento che ha insospettito le Fiamme gialle di Messina, e che ha portato alla scoperta dellʼevasione. Nel frattempo, Giuseppe e Lillo Cosenza avevano fondato la Lg Costruzioni, che proprio in quei giorni era a lavoro al cantiere del palazzo che è sorto allʼincrocio tra viale della Libertà e viale Giostra. E anche la Lg costruzioni, oggi, si trova “nei casini”.
LG, INIZIO COL BOTTO – Nel giro di un mese, i fratelli Cosenza, che con le loro imprese di costruzione hanno disseminato Messina di complessi da Montepiselli al viale Giostra, sono passati dalla reputazione di più seri e accreditati tra i costruttori di Messina, a collezionare il sigillo di un cantiere ed a beccare una denuncia per abusivismo, “per colpa” di unʼoperazione edilizia a SantʼAgata, di fianco al torrente di Fiumara Guardia, che si è arenata con il cantiere sequestrato e indagini in corso per violazioni in materia edilizia per il costruttore (la Lg Costruzioni), i direttori dei lavori e le proprietarie del terreno e intestatarie della concessione edilizia. Cosa è successo? Sostanzialmente, non coincidono le date di inizio dei lavori per due palazzine a tre elevazioni fuori terra più seminterrato e parcheggi, su unʼarea di mille metri quadrati nei pressi dei torrenti di Fiumara Guardia e SanʼAgata, e quelle indicate per legge, che spiega che la domanda di concessione edilizia si intende accolta “qualora entro settantacinque giorni dal ricevimento dellʼistanza non venga comunicato allʼinteressato il provvedimento motivato di diniego”. E quindi, a carico del complesso il comune di Messina ha emanato unʼordinanza di “immediata sospensione e demolizione dei lavori eseguiti”. Perchè? Perchè “la comunicazione d’inizio lavori è da ritenersi non efficace”, si legge sul documento, “in quanto presentata prima del decorso del termine previsto dalla legge”. Secondo il comune di Messina, inoltre, la ditta ha versato solo trentamila euro in oneri concessori. Ne servono altri 71mila. ALESSIO CASPANELLO – CENTONOVE DEL 30-03-12

Guai di famiglia: Dagli oneri concessori mai versati ad un complesso…ballerino.
MESSINA – Non è la prima volta che ai fratelli Cosenza “scivola il piede”. Alla fine del 2010, il comune di Messina parte con unʼoffensiva nei confronti dei costruttori, moltissimi, che durante gli anni non avevano mai versato gli oneri concessori, e la Edilcosenza, precedente ditta di famiglia, cade nella rete, venendo citata in giudizio per qualche spicciolo meno di sessantamila euro più ventimila euro di sanzioni. Prima di procedere per tribunali, palazzo Zanca aveva inviato alla ditta tre diffide e due ingiunzioni di pagamento. Cosa era successo? Di fatto, per una concessione edilizia del 2005, la Edilcosenza aveva versato solo la prima delle quattro tranche di pagamento con le quali aveva rateizzato quanto dovuto. A patrocinare il comune di Messina era stato chiamato il presidente del collegio di difesa di palazzo Zanca, Francesco Marullo, che alla Edilcosenza chiedeva, in tutto, 60mila euro di oneri concessori più ventimila di mora e interessi legali. Più spinosa la vicenda che ha colpito la stessa impresa un anno prima. Si era allʼindomani della tragedia di Giampilieri, e lʼattenzione per le edificazioni era massima. Per questo, un condomino del complesso “Le Fornaci” di via San Jachiddu, al villaggio Ritiro, aveva presentato in procura un esposto-denuncia, poi sottoscritto da altri quattordici condomini. Cosa era successo? “Sono costretto a vivere con il patema dʼanimo che da un momento allʼaltro, le strutture portanti dellʼimmobile possano cedere”, era lʼincipit dellʼesposto. In pratica, il complesso di tre edifici e cinquantotto appartamenti (comprensivi di cantine e garage), sarebbe sorto in un terreno argilloso, e la Edilcosenza avrebbe omesso di prendere le dovute precauzioni tecniche. Una considerazione che scaturiva da una relazione tecnica di parte. Sulla vicenda, tra lʼaltro, sʼera già instaurato un contenzioso in sede civile tra i condomini e la società, in base al quale era stata disposta una perizia. Sulla base della relazione, il giudice civile Mirella Schillaci aveva emanato un provvedimento con cui ingiungeva alla ditta costruttrice di eseguire una serie di lavori di consolidamento al complesso realizzato solo due anni prima, nel 2007. (A.C.)