LA MORTE DI CATERINA SICARI DI COSENZA: Morte "sospetta" al Policlinico di MESSINA, due inchieste. Il pm Falvo, che ha già chiesto il processo per falso contro il direttore sanitario dell'epoca ROSALBA RISTAGNO, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo

Cosenza – Un decesso che non convince. Caterina Sicari, sessantenne cosentina, è morta nel Policlinico di Messina, nel febbraio di tre anni fa. Il pm, Camillo Falvo, che ha già sollecitato il processo per falso nei confronti di Rosalba Ristagno, direttore sanitario della struttura siciliana all’epoca dei fatti, ha depositato una nuova richiesta istruttoria nell’ambito d’una nuova indagine per omicidio colposo. Un incidente probatorio, mediante perizia medico legale, al fine di stabilire le cause e i mezzi che determinarono il decesso della paziente calabrese che viveva da anni nella città dello Stretto. L’accertamento è finalizzato a individuare eventuali profili di responsabilità professionale nella condotta dei sanitari che ebbero in cura la paziente. La consulenza dovrà svelare se vi furono omissioni ascrivibili a negligenza, imprudenza, imperizia o violazioni di leggi della disciplina sanitaria e dell’esercizio della professione medica in rapporto di causalità con il decesso. L’udienza preliminare, davanti al gup Maria Giovanna Vermiglio, è fissata per il 19 aprile. Il direttore sanitario Ristagno è imputata «per avere falsamente attestato con una missiva indirizzata al fratello della donna deceduta che l’esame emogasanalitico sulla de cuius non era stato eseguito presso l’U.O. di Patologia Clinica del Policlinico in quanto l’apparecchiatura non era funzionante». L’incidente probatorio è stato sollecitato lo scorso primo marzo. La nuova richiesta della Procura è stata favorevolmente accolta dai familiari della donna deceduta, che sono difesi dall’avv. Massimiliano Coppa, penalista esperto in colpa medica, che parteciperà all’incidente probatorio con un pool di esperti guidati dal prof. Berardo Cavalcanti, vista la delicatezza dell’indagine specialistica da effettuare. E infatti, quanto indicato dal prof. Cavalcanti nel suo corposo elaborato di consulenza tecnica per la famiglia della donna e posto a base delle articolate memorie depositate dall’avv. Coppa, dovrà essere meglio approfondito dai periti che il gip nominerà per far luce sul decesso della donna siciliana. Le dichiarazioni dei familiari di Caterina Sicari sono affidate all’avvocato Coppa: «La partecipazione scientifica all’incidente probatorio dovrà essere imponente visti i delicatissimi temi plurispecialistici trattati. Il prof. Cavalcanti, non perché da solo non sia in grado ma perché la vicenda lo impone, si avvarrà di una serie di ausiliari specialisti degni del suo spessore professionale, considerato che l’istituto dell’incidente probatorio, per come è noto, mira ad evitare che abbiano a dissolversi elementi utili al panorama probatorio assolutamente non rinviabili al dibattimento, soprattutto se si considera che i fatti risalgono al 2009». Due inchieste, dunque, per accertare quello che accadde nel Policlinico “G. Martino” il 22 febbraio del 2009. Quel giorno la sessantenne cosentina spirò dopo un mese d’atroci sofferenze. La donna fu portata in ospedale in un freddo martedì di gennaio. Era la sera del 20 gennaio quando Caterina arrivò nel pronto soccorso in “codice rosso” per una insufficienza respiratoria. I medici che la trattarono all’ingresso compilarono la scheda nella quale fu inserito anche l’esame emogasanalitico (che consiste nella misurazione del gas del sangue areterioso, in particolare dell’ossigeno e dell’anidride carbonica) con l’orario di esecuzione: 23.51. Ma secondo i parenti della sessantenne calabrese, l’esame non sarebbe stato mai eseguito, anche in base ad un comunicato della direzione sanitaria del presidio ospedaliero. E proprio il mancato rispetto del protocollo sanitario che impone l’accertamento di emogasanalisi (dal quale è possibile valutare la gravità dell’insufficienza respiratoria per poter pianificare un corretto percorso terapeutico) spinse i congiunti della paziente deceduta a rivolgersi all’autorità giudiziaria. Prima di investire la Procura, però, i parenti della donna avevano chiesto all’Azienda ospedaliera un risarcimento del danno e la verifica delle condotte dei sanitari che ebbero in cura la sessantenne. Ma l’istanza venne rigettata dal responsabile civile che non avrebbe ravvisato colpe nelle condotte dei medici della struttura. Conclusioni che, evidentemente, erano in contrasto con quelle definite nel voluminoso dossier dall’esperto nominato dall’avvocato Coppa. E così, i congiunti di Caterina Sicari, ritenendo la risposta del Policlinico “G. Martino” «in contrasto con la dichiarata responsabilità della direzione sanitaria del medesimo presidio», hanno deciso di procedere con un esposto che ha generato l’inchiesta. Arcangelo Badolati – GDS