MESSINA: La Procura chiede il rinvio a giudizio dell'on. De Luca e di altri 17. Il deputato attacca i magistrati con un comunicato al vetriolo

10 aprile 2012 Cronaca di Messina

Il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro e il sostituto Liliana Todaro hanno formalizzato 18 richieste di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta speculazione edilizia a Fiumedinisi. Indagine che nel mese di giugno scorso portò all’arresto del deputato regionale di “Sicilia Vera” ed ex sindaco del centro collinare ionico Cateno De Luca. La richiesta di gidizio riguarda anche il fratello di De Luca, Tindaro e altre sedici persone tra amministratori, funzionari e componenti della commissione edilizia comunale di Fiumedinisi. Al leader del movimento “Sicilia Vera”, vengono contestati l’abuso d’ufficio, la tentata concussione e il falso, reati che avrebbe commesso in qualità di sindaco del paese. La decisione investe anche il funzionario del Comune Pietro D’Anna e il presidente della Commissione edilizia Benedetto Parisi, arrestati pure a giugno insieme coi fratelli De Luca. Chiesto il processo per il componente della giunta di Fiumedinisi Pietro Bertino, per il vicesindaco Grazia Rasconà, l’ex assessore Paolo Crocè, i componenti della commissione edilizia comunale Renzo Briguglio, Angelo Caminiti, Roberto Favosi, Fabio Nicita, Francesco Carmelo Oliva e per l’attuale sindaco di Alì Terme Carmelo Satta coinvolto nell’inchiesta quale presidente del Cda della Fenapi, la società di formazione creata dall’onorevole Cateno De Luca. L’ordinanza del gip Daria Orlando che portò agli arresti si riferisce a vicende avvenute tra il 2004 e il 2010. Al centro delle indagini, talune opere di riqualificazione urbanistica e incentivazione dell’occupazione. Interventi che, sempre secondo quanto sostiene l’accusa, avrebbero favorito direttamente o indirettamente Cateno De Luca e i suoi familiari. Perno delle indagini i lavori per la costruzione di un albergo, con annesso centro benessere, della società “Dioniso srl”; l’edificazione di 16 villette da parte della coop “Mabel” e la realizzazione di muri di contenimento del torrente Fiumedinisi. Tutte strutture (in parte ultimate) che la magistratura sequestrò. Gli indagati sono accusati di aver agevolato l’ex sindaco, grazie all’approvazione della variante al Prg, nella realizzazione dell’hotel di contrada Vecchio utilizzando i finanziamenti per la messa in sicurezza del torrente e del “Contratto di quartiere II”. Per questa inchiesta, il deputato con il fratello Tindaro, il funzionario Pietro D’Anna e il presidente della Commissione edilizia benedetto Parisi erano stati raggiunti dal divieto di dimora a Fiumedinisi; provvedimento successivamente revocato dal gip. Alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio, l’on. De Luca, che respinge ogni accusa, ha reagito in modo coriaceo, attaccando la Procura di Messina con un comunicato stampa dai toni particolarmente accesi. Già a gennaio scorso, quando fece ritorno all’Ars, accompagnato dagli avvocati Tommaso Micalizzi e Carlo Taormina, in conferenza stampa a Palazzo dei Normanni, il deputato contestò puntualmente le conclusioni dell’indagine: «Questo è un processo farsa e mi assumo la responsabilità di quello che dico», dichiarò citando il pronunciamento della Cassazione che aveva accolto nel frattempo il suo ricorso, annullando senza rinvio la misura cautelare e disponendone la cessazione. Il deputato annunciò in quell’occasione una serie di denunce per calunnia e per estorsione: «Mi devono consegnare tutte le carte – affermò – e sono disposto a incatenarmi al Palazzo di giustizia e a cominciare lo sciopero della fame». Poi ha tirato in ballo «alcuni burocrati» della Regione, parlando di «terzo livello», quindi annunciando altre denunce nei confronti di tre dirigenti, senza farne il nome. Il deputato lamenta «molte stranezze nella vicenda». Tito Cavaleri – GDS

La Procura va avanti nonostante le polemiche, le accuse i comizi. Il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro ed il sostituto Liliana Todaro hanno chiesto 18 rinvii a giudizio nell’inchiesta sul sacco di Fiumedinisi che il 29 giugno scorso aveva portato all’arresto del deputato regionale ed ex sindaco del comune montano, Cateno De Luca. Al leader del movimento “Sicilia Vera” vengono contestati i reati di abuso d’ufficio, tentata concussione e falso. Il provvedimento riguarda anche il fratello del deputato regionale, Tindaro, il funzionario del Comune, Pietro D’Anna e il presidente della Commissione edilizia, Benedetto Parisi, anche loro arrestati dagli uomini della sezione di PG della Polizia Municipale. Nella richiesta figurano anche i nomi degli altri 14 indagati compresi l’ex componente della giunta comunale di Fiumedinisi Pietro Bertino, il vice sindaco Grazia Rasconà, l’ex l’assessore Paolo Crocé. Ci sono poi componenti della commissione edilizia comunale Renzo Briguglio, Angelo Caminiti, Roberto Favosi, Fabio Nicita, Francesco Carmelo Oliva e il sindaco di Alì Carmelo Satta, coinvolto nella vicenda giudiziaria quale presidente del Cda della Fenapi, la struttura d’assistenza creata dall’on. De Luca. L’inchiesta riguarda vicende risalenti al periodo compreso tra il 2004 e il 2010. A seguito di un esposto la Procura iniziò ad indagare su un programma di opere di riqualificazione urbanistica e incentivazione dell’occupazione. Ma quasi tutti gli interventi eseguiti miravano a favorire De Luca e i suoi familiari. Al centro delle indagini della Polizia Municipali i lavori per la costruzione di un albergo con annesso centro benessere della società “Dioniso srl”, l’edificazione di 16 villette da parte della coop “Mabel”, e la realizzazione di muri di contenimento del torrente Fiumedinisi. Secondo l’accusa gli indagati avrebbero agevolato l’ex sindaco De Luca, mediante l’approvazione della variante al Prg, per la realizzazione dell’albergo di contrada Vecchio con i finanziamenti per la messa in sicurezza del torrente e del “Contratto di Quartiere II”. Venerdì scorso il gip Daria Orlando aveva revocato il divieto di dimora a Fiumedinisi che era stato imposto all’on De Luca, al fratello Tindaro, al funzionario dell’Ufficio tecnico Pietro D’Anna ed al presidente della Commissione edilizia Benedetto Parisi. Da tempostretto.it