LAMEZIA TERME: Un prete nel mirino della 'ndrangheta. Due colpi di revolver alla saracinesca della sede in un palazzo confiscato al clan Torcasio

11 aprile 2012 Mondo News

Lamezia Terme – Tiro a segno contro disabili, africani minorenni, tossici, ragazze madri, psicopatici. Sembra lo sport preferito a Capizzaglie, quartiere a Sud di Lamezia dove le pistole tuonano spesso. I bersagli sono diversi, ma questa volta l’interesse è concentrato su una cooperativa sociale che ha il suo quartier generale in un palazzotto a tre piani quasi completamente confiscato al clan Torcasio dieci anni fa. Due colpi di pistola hanno fatto grossi buchi sulla saracinesca ed i vetri che stavano dietro. È la sede di “Pensieri e parole”, una delle costole della cooperativa “Progetto Sud” guidata da Giacomo Panizza, sacerdote in prima linea contro la ‘ndrangheta ma anche a favore dei più sfortunati. Che un mese fa s’è anche buscato la copertina di “Famiglia Cristiana”, il settimanale della Chiesa italiana, col titolone “Preti nel mirino della ‘ndrangheta”. Anche questa volta hanno sparato in un giorno di festa. Probabilmente nella notte di Pasquetta. Ma nessuno ha sentito i due colpi esplosi in strada, probabilmente da un’auto o un motorino in corsa. Chi l’ha fatto ha organizzato per bene l’attentato, portandosi dietro una pistola di grosso calibro a tamburo, perchè sul marciapiede davanti alla serranda non sono stati trovati bossoli. I proiettili si sono infilati nello stesso magazzino dove il 29 febbraio scorso c’è stata la tappa di un corteo antimafia guidato dal sindaco Gianni Speranza, dal presidente del consiglio regionale Franco Talarico, e dai magistrati Salvatore Vitello e Pino Spadaro. In Via dei Bizantini, nel cuore di Capizzaglie, oltre a fare dell’ottimo pane si spara. Mentre passava il corteo le luci di molti negozi si spegnevano, non certamente in segno d’adesione. E tutti ripensavano alla notte del 25 dicembre scorso quando lo scoppio di un grosso petardo all’ingresso della sede della cooperativa fece saltare il citofono; il 26 febbraio qualcuno sparò con una carabina alla finestra del primo piano, dove sono ospitati dall’estate scorsa alcuni ragazzi africani sbarcati a Lampedusa completamenti soli e con i jeans lisi che avevano addosso. Nient’altro. Qualche giorno prima, il 22 febbraio, un gruppo di piccoli vandali distrusse la scuola a un centinaio di metri dalla “Progetto Sud”. Forse su commissione. E il 16 dicembre, dopo diversi attentati anche di giorno in Via dei Bizantini, fu fermato dalla polizia un giovane dei Torcasio con pistola nella cintola e colpo in canna. Tra Pasqua e Pasquetta l’altro attentato. Al magazzino del piano terra chiuso per un paio di giorni. È l’ira del clan che dopo dieci anni non riesce a sopportare che uno dei suoi palazzi sia finito in mano allo Stato e poi a don Giacomo? Oppure l’insistente tentativo d’infiltrarsi negli appalti pubblici dei servizi socio-assistenziali che gestisce la cooperativa del sacerdote bresciano da prima pagina? Mentre le indagini della polizia partono da poche certezze, perchè chi lavora nel clan non è abituato a lasciar tracce, don Panizza pensa e ripensa. È preoccupato ma alla Gazzetta del Sud conferma: «Vado dritto». Manda a dire che non molla a chi tenta d’intimidirlo. «Prima pensavo che fosse la zona, Capizzaglie è fatta così. Stavolta però sto cercando il contesto: non è questione di zona ma sembra tutto legato a ciò che fa la cooperativa». Il sacerdote non aveva mai preso sul serio la cosa come adesso: «C’è differenza rispetto alle volte scorse, perchè prima siamo stati obiettivo di attentati seriali, adesso invece veniamo colpiti solo noi. Questo ci snerva e ci butta giù. Ma le scommesse da fare bisogna giocarle fino in fondo. Non passiamo la mano, nè andremo in ferie». Intimidazioni a Natale e Pasqua significano un messaggio religioso? «Non credo», dice don Panizza, «ma certamente è un segnale simbolico». Il prete nel mirino spiega che i suoi ospiti, adolescenti del Sudan e del Mali senza padre nè male, inizialmente avevano paura. «Adesso non sono rassegnati, ma hanno capito che in Italia accadono anche queste cose». Loro adesso studiano, stanno anche imparando un mestiere, guardano poco la Tv e giocano molto alla playstation. Ma niente videogame di guerra. Quella è là fuori. Tutti i giorni. Vinicio Leonetti – GDS

La sequenza
25 DICEMBRE – Un grosso petardo viene fatto esplodere davanti all’ingresso della cooperativa, in Via dei Bizantini a Lamezia. Salta in aria il citofono, danneggia la porta a vetri e semina la paura.
22 FEBBRAIO – La scuola “Gatti” di Capizzaglie diventa preda di piccoli vandali. Dal cortile dell’istituto partirà un corteo antimafia guidato dai magistrati Salvatore Vitello e Pino Spadaro.
26 FEBBRAIO – Un colpo di fucile viene sparato contro una finestra al primo piano della cooperativa dove abita un gruppo di adolescenti africani immigrati.
8-9 APRILE – Tra Pasqua e Pasquetta vengono sparati nella notte due colpi di pistola di grosso calibro contro la saracinesca al piano terra della sede gestita da don Giacomo Panizza.