MESSINA: Atm, la Procura chiede 15 rinvii a giudizio. I NOMI. Contestati i reati di truffa in concorso aggravata, il falso ideologico e materiale (assenze sul luogo di lavoro)

11 aprile 2012 Cronaca di Messina

L’inchiesta choc che nel novembre scorso s’è abbattuta sull’Atm, ovvero l’ipotizzata truffa ai danni della Regione e dell’Agenzia delle Dogane, «indotte», secondo la Procura della Repubblica, a fornire all’Azienda trasporti maggiori contributi pubblici, attraverso la presentazione di false attestazioni sui chilometri effettuati dagli autobus a Messina, aumentandoli rispetto a quelli effettivamente percorsi: il sostituto procuratore Stefano Ammendola ha chiesto 15 rinvii a giudizio. Truffa aggravata in concorso, falso materiale e falso ideologico, più un corollario di ipotesi di reato che attengono al ruolo di pubblico dipendente, vengono contestati a vario titolo agli inquisiti. Va ricordato che a novembre cinque degli originari 17 indagati, due persone evidentemente sono adesso uscite dall’inchiesta alla luce degli accertamenti degli organi inquirenti, sono stati colpiti da ordine di custodia cautelare ai domiciliari. Francesco Lisa è tornato in libertà su decisione del giudice delle indagini preliminari Daria Orlando; per gli altri quattro – Claudio Conte, Salvatore Orlando, Bartolo Enea e Giuseppe Lampi – il Tribunale del riesame, lo scorso dicembre, ha affermato che non sussistevano quei gravi indizi di colpevolezza che giustificano un provvedimento cautelare, del quale peraltro non vi era neppure esigenza. Il pubblico ministero Ammendola ha adesso chiuso il cerchio investigativo, chiedendo il rinvio a giudizio di quindici tra dirigenti e funzionari dell’azienda di trasporto cittadino davanti al Tribunale in composizione monocratica. L’udienza sarà celebrata il 17 maggio. Per chi è stato chiesto il processo? Per Paolo Altadonna, 66 anni, Antonio Cardia (46), Antonio Giovanni Carpita (47), tutti messinesi; per Carlo Caruso, 47 anni, trapanese; Claudio Conte (56), tarantino di nascita ma messinese a tutti gli effetti; Giovanni Di Pasquale (55) e Bartolo Enea (60), di Messina; Guglielmo Lacava, 38 anni, nativo di Sant’Agata Militello ma con residenza a Sinagra; Giuseppe Lampi (47), Francesco Lisa (56), Vincenzo Maimone (61), Annunziato Mondello (62), Salvatore Orlando (60), Placido Signorino (61), tutti messinesi; e Salvatore Zaccone, 62 anni, nato a Castroreale ma residente a Messina. L’ipotesi di reato attorno a cui ruota l’intera inchiesta. Conte, nella qualità di direttore generale dell’Atm e capo Area esercizio ad interim dal 14 settembre 2005 al 28 dicembre successivo e dal 26 aprile 2006 al 15 giugno successivo; Lisa, nella qualità di dipendente Atm e collaboratore diretto di Caruso, nonché coordinatore d’esercizio dell’Atm dall’agosto 2006 in poi; Caruso, come direttore d’esercizio dal 27 febbraio 2003 al 13 settembre 2005 e direttore di manutenzione dal settembre 2005 al dicembre 2008; Lampi, nella qualità di responsabile dell’Ufficio Ced paghe dall’anno 2003 in poi, «in concorso tra loro, con artifici e raggiri», si sarebbero resi responsabili di «aver trasmesso alla Regione e all’Agenzia delle dogane i falsi consuntivi della percorrenza chilometrica annuale dei mezzi Atm che riportavano» cifre «maggiori di quelle reali». Avrebbero indicato «una lunghezza chilometrica dei tragitti per alcune corse superiore alla distanza reale; contabilizzato le corse interrotte per rientri» dovuti a «guasti delle macchine ed altri motivi come corse eseguite». E ancora: per la Procura hanno «segnato corse che seguivano due percorsi differenti ma che giungevano ad un unico capolinea come unica corsa, in modo da raddoppiare – scrive il pm Ammendola – i chilometri segnati giornalmente, calcolando l’ammontare dei chilometri di entrambe le linee». Costoro avrebbero anche «attestato artificiosamente di non poter quantificare con esattezza i chilometri annualmente percorsi dai mezzi aziendali a causa del non funzionamento dei contachilometri degli autobus e dell’impossibilità di ripararli»; avrebbero, inoltre, «omesso la facile riparazione dei contachilometri dei veicoli Atm per agevolare la presentazione di una contabilità maggiorata nelle percorrenze». Ciò ha indotto «in errore la Regione che per il 2003 ha erogato un maggiore contributo pubblico, il “contributo d’esercizio”, consistito nella somma indebita ricevuta pari a 3 milioni 905 mila 268 euro, da utilizzare al fine di pagare ai dipendenti un elevato e ingiustificato numero di ore di straordinario lavorativo e di consentire alla maggioranza dei dipendenti Atm», che nel complesso sono 600 circa, «per la totalità dei mesi lavorativi del 2003,di percepire indebitamente l’indennità mensile di 155 euro, chiamata “premio corse”, prevista dall’accordo sindacale stipulato nel settembre 1999, pur avendo conseguito il raggiungimento della percentuale mensile compresa tra il 95% e il 97% delle corse effettuate rispetto a quelle previste solamente nel mese di novembre, nonché il raggiungimento della percentuale mensile superiore al 97% delle corse effettuate rispetto a quelle previste solamente nel mese di luglio, con l’aggravante di aver commesso il fatto con un numero di concorrenti superiore a cinque». Quanto all’Agenzia delle dogane, sarebbe stata indotta in errore, sempre nel 2003, , giacché ha effettuato un «rimborso maggiorato dell’accisa sul carburante consumato, quantificato in proporzione della percorenza annuale chilometrica falsamente attestata»: l’Atm ha indebitamente ricevuto nella fattispecie 35 mila 565 euro. Medesime dinamiche che hanno portato la Regione a riconoscere all’Atm nel 2004 la cifra di 2 milioni 731 mila euro, l’Agenzia delle dogane 19 mila 870 euro; nel 2005 la Regione ha riconosciuto, sempre indebitamente per la Procura, 3 milioni 239 mila euro, l’Agenzia delle dogane 6 mila 42 euro; nel 2006 la Regione ha versato 5 milioni 527 mila 496 euro, l’Agenzia delle dogane 9 mila 427 euro; nel 2007 dalla Regione è giunto all’Atm un contributo d’esercizio superiore al dovuto non specificato dal pm, l’Agenzia delle dogane ha riconosciuto 5 mila 532 euro. Vi sono poi le ipotesi di falso contestate a vario titolo agli indagati nei rispettivi ruoli di dipendenti pubblici (false presenze sul posto di lavoro e consequenziale non spettante retribuzione; allontanamento dal posto di lavoro). Udienza preliminare, dunque, il 17 maggio. Il collegio difensivo è formato dagli avvocati Carmelo Scillia, Tommaso Autru Ryolo, Roberto Materia, Diego pace, Antonino Arizzi, Armando Veneto, Giovanbattista Freni, Giovanni Marotta, Claudio Calabrò, Candeloro Olivo, Vincenzo Amato, Carmelo Raspaolo, Emilio Fragale, Andrea Torre, Marco Grispo, Concetta Durante, Nunzio Rosso, Adalgisa Bartolo, Francesco Rizzo, Antonino Centorrino, Giuseppe Princiotta e Chiara Martino. Francesco Celi – GDS