MESSINA: Cantieri lavoro, condannati per avere bloccato il tram. Otto operai e un sindacalista della Cgil, David

11 aprile 2012 Cronaca di Messina

Il caso Atm, con le 49 condanne ad altrettanti lavoratori e sindacalisti per interruzione di pubblico servizio in uno sciopero di tre anni fa, ha fatto scuola. Aprendo una tendenza che fa notizia. Solo oltre cento le persone, tra lavoratori, attivisti, sindacalisti ma anche studenti, che nel giro di due anni sono finiti sotto processo per manifestazioni di protesta… fuori dai ranghi. L’ultimo caso riguarda otto operai dei cantieri lavoro e un sindacalista della Fillea Cgil, Daniele David, raggiunti da un decreto penale di condanna emesso dal giudice per le indagini preliminari Daria Orlando. Il reato contestato è di interruzione di pubblico servizio: i manifestanti, il 2 settembre scorso, avevano occupato i binari del tram, impedendone il regolare transito alla fermata di piazza Cairoli. A otto di essi, compreso David, è stata comminata una mula di 7.500 euro, conversione della pena di due mesi di reclusione (a sua volta riduzione, per le attenuanti generiche, dell’iniziale pena base di tre mesi). Ad un solo operaio, ritenuto recidivo, è stata inflitta la multa di 15 mila euro. Ai lavoratori colpiti dal decreto è stata espressa solidarietà da parte del coordinatore Area “Lavoro” della Cgil Sicilia, Pietro Milazzo. «Mentre si moltiplicano gli allarmi per il disastro economico e occupazionale in cui è precipitata la città di Messina, dove solo nell’ultimo anno sono andati perduti oltre 5 mila posti di lavoro – afferma in una nota Milazzo – la classe dirigente di questa città non riesce a dare alcuna risposta a bisogni sociali sempre più elementari: la casa, il lavoro, il salario. Infatti le uniche risposte, di certo rapide e concrete, che ai lavoratori capita di incontrare, sono di natura repressiva». Il primo esempio, quello della vertenza Atm, appunto, con le 49 condanne per interruzione di pubblico servizio. Poi, pochi giorni fa, le denunce ad altri 14 attivisti della Rete No Ponte, per la manifestazione del 1. marzo scorso, alla stazione centrale, nell’ambito della vicenda dei “No Tav”. Infine il decreto penale di condanna degli operai dei cantieri lavoro. «Sanzionati – ricorda Milazzo – perché impegnati, nel settembre 2011, in una ennesima giornata di lotta per il diritto al salario (che era, ricordiamolo, meno di 5 euro l’ora), che non percepivano da mesi». Con pene da 7.500 a 15 mila euro. «Tutto questo – continua Milazzo – in un territorio storicamente luogo di mix tra moderno e antico: moderno per i fenomeni che lo attraversano, antico per la lettura che se ne fa. Il rischio è che anche della brutalità di questa crisi si compia una lettura distorta, negandone cause ed effetti e criminalizzando chi invece ne denuncia la profondità e la pericolosità sociale». L’esponente della Cgil sottolinea che «ogni giorno di più aumentano i segnali che ci dicono come questo territorio viaggi in una direzione catastrofica: mense della Caritas tracolme, diffusione dei compro-oro a fronte dei sempre più numerosi negozi chiusi, isteria e violenza metropolitana. Per non parlare della precarietà e del lavoro nero dilagante. Eppure, di fronte ai conflitti sociali, la risposta è sempre la stessa, evasiva». Un fatto è certo, anche nella protesta le regole vanno rispettate.(s.c.)