BARCELLONA PG: Affidò il progetto a tecnici comunali. A giudizio sindaco e alcuni dirigenti. Parte lesa sarebbe un libero professionista. Contestato l'abuso d'ufficio

12 aprile 2012 Cronaca di Messina

Archiviate le celebrazioni per la ricostruzione del nuovo teatro “Placido Mandanici”, a 45 anni dall’incendio che lo distrusse e ne determinò la scomparsa, riemergono i procedimenti giudiziari scaturiti dalle inchieste sulle procedure propedeutiche adottate dagli uffici comunali nell’appalto integrato e nella relativa progettazione del nuovo teatro. Ieri il Giudice dell’udienza preliminare Anna Adamo, su richiesta del pubblico ministero Francesco Massara e del collega Giorgio Nicola che ha rimodulato le originarie accuse, ha disposto il rinvio a giudizio per il prossimo 6 luglio del sindaco di Barcellona Candeloro Nania e dei vertici dell’ufficio tecnico di Palazzo Longano, l’ing. Orazio Mazzeo, dell’ex dirigente dello stesso ufficio ing. Gaetano Calabrò. A giudizio anche un funzionario dello stesso settore, il geom. Salvatore Munafò. Ai quattro indagati che dovranno essere processati dal tribunale in composizione collegiale, si contestano nel complesso – ognuno per le proprie competenze – i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e concorso in truffa ai danni dell’ente per una modesta somma pagata ai funzionari comunali che hanno redatto il progetto di massima. Le somme liquidate complessivamente ai tecnici e funzionari comunali sono state di poco più di 58 mila euro. Gli indagati sono difesi dagli avv. Pinuccio Calabrò, Filippo Barbera, Benedetto Calpona e Vincenzo La Torre. Il Comune di Barcellona, con delibera della stessa giunta Nania, si è costituita parte civile con l’avv. Loredana Mazzeo. Il primo cittadino ritiene infatti di aver sempre agito nel superiore interesse dell’Ente. Sempre per le vicende legate alla fase della progettazione propedeutica all’appalto concorso del nuovo teatro comunale, per domani è fissato un secondo procedimento nel quale – con accuse simili a quelle contestate nel troncone principale – risultano già imputati rinviati a giudizio quattro tecnici comunali di Palazzo Longano, a cominciare dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico, l’ing. Gaetano Calabrò, da qualche mese in quiescenza, che rivestiva la qualifica di Rup, responsabile unico del procedimento; dell’arch. Salvatore Fazio, funzionario del settore tecnico e dei geometri Salvatore Munafò e Antonino Chiofalo, tutti residenti a Barcellona. A carico dei quattro funzionari comunali si contesta il reato di truffa aggravata nei confronti dell’ente comunale in relazione alla stessa redazione del progetto relativo all’appalto concorso del “Nuovo teatro Placido Mandanici”. I legali della difesa hanno già annunciato che domani chiederanno al Tribunale la riunificazione dei due procedimenti per il prossimo 6 luglio, essendo gli stessi fatti che tra l’altro vedono due imputati (Calabrò e Munafò) coinvolti in entrambi i procedimenti. Le due contestazioni sono collegate allo stesso fatto. A carico dei quattro funzionari comunali si contesta infatti il reato di truffa nei confronti dell’ente comunale in relazione alla stessa redazione del progetto relativo all’appalto concorso del “Nuovo teatro Placido Mandanici”. Secondo l’accusa, i funzionari comunali, ricevendo l’incarico dalla propria amministrazione, hanno avuto emolumenti aggiuntivi per complessivi 44 mila e 370 euro e ciò come se il progetto fosse stato redatto per intero dai tecnici di Palazzo Longano. L’inchiesta scaturisce dalle dimissioni dell’ing. Antonino Pantè di Barcellona (indicata come parte offesa nel procedimento) il quale secondo l’accusa sarebbe stato indotto dal sindaco, tra settembre del 2004 e aprile del 2005, a dimettersi dall’incarico progettuale degli impianti tecnologici del teatro affidatogli dalla precedente amministrazione comunale. E ciò al fine – si legge nel capo di imputazione – di “sollevare la pubblica amministrazione dalla corresponsione degli emolumenti ed al fine di consentire che il progetto dell’ing. Antonino Pantè fosse firmato dagli ingegneri dell’ufficio tecnico che per tale incarico percepivano i relativi emolumenti”. Emolumenti che il supplemento d’inchiesta della Procura ha indicato in 44 mila e 370 euro. La difesa con gli avv. Pinuccio Calabrò e Benedetto Calpona, sostiene invece che per l’ente si è realizzato un sensibile risparmio economico in quanto il progetto, realizzato ex novo e non copiato, sarebbe costato molto di più se affidato a tecnici esterni. Tra l’altro – hanno sostenuto i difensori – il progetto Pantè non aveva ottenuto i visti del genio civile e nemmeno della Regione. Gli stessi difensori hanno poi rilevato come l’Ordine degli Ingegneri non aveva nemmeno approvato la parcella del progettista per mancanza di relativa documentazione. Leonardo Orlando – GDS