COSENZA – Franco Presta, ricercato per cinque omicidi e alla macchia da tre anni, è stato scovato negli alloggi utilizzati dagli iscritti all'Università della Calabria: Il superlatitante nascosto tra gli studenti. Blitz della Polizia. Il ricercato leggeva Coelho e guardava due film: "Il trucidatore" e "L'isola dei morti"

14 aprile 2012 Mondo News

Il puntino rosso si muove lentamente sullo schermo a cristalli liquidi installato nella sala intercettazioni. Il segnale digitale che rimbalza dal satellite indica il percorso di un’auto. Una utilitaria destinata a passare inosservata che ha lasciato Spezzano Albanese e, dopo un tortuoso giro, s’è infilata nel dedalo di viuzze della cittadella universitaria di Arcavacata. A bordo ci sono un uomo e una donna. Lei è Damiana Pellegrino, moglie temuta e rispettata di Franco Presta, 52 anni, killer freddo e silenzioso, latitante da tre anni. Presta è un “lupo solitario”, abituato al carcere e alle pallottole. La Procura antimafia di Catanzaro lo ritiene l’esecutore della “pulizia etnica” compiuta nella criminalità organizzata bruzia tra il ’99 e il 2001. È sott’inchiesta per cinque omicidi e sospettato pure della strage compiuta il 16 febbraio del 2011 a San Lorenzo del Vallo. Della strage, costata la vita a due donne, Rosellina Indrieri, 45 anni, e Barbara De Marco, 25, madre e figlia, è solo sospettato ma non indagato. Gl’inquirenti ritengono che il duplice omicidio sia la furente vendetta compiuta per lavare con il sangue l’assassinio di Domenico Presta, ventiduenne adorato figlio del latitante, ammazzato da Aldo De Marco, parente delle due donne. Per i poliziotti del questore Alfredo Anzalone, il “lupo solitario” è dunque un personaggio pericoloso e ingombrante. Per questo gli danno la caccia senza tregua. Seguono i suoi stretti familiari, moglie e figlia, e monitorano gli strani spostamenti di una dozzina di auto su cui, almeno due volte al mese, prendono posto. Auto da cui scendono, dopo aver percorso tragitti apparentemente senza meta, per salire su altre. Seguono una sequenza di cambi di vettura ben studiata che solo ad un occhio superficiale può sembrare insensata. E quando attuano questo singolare “rito” lasciano i telefonini spenti. A casa. È una strategia attuata per avvicinarsi alla tana del “lupo”. Pure giovedì sera hanno fatto così. E quando ll led rosso sulla mappa dei “palmari” in uso agli investigatori del “Gruppo obiettivo” s’è fermato a due passi dal cuore didattico dell’Unical, tutti hanno capito che da cacciatore famelico il “lupo” stava per trasformarsi in “preda”. Gli “specialisti” appostati per strada si sono inerpicati, guidatio dall’ispettore Franco Strada, sfidando il buio per le colline, mentre nella sala intercettazioni della Questura, il commissario capo Antonio Miglietta e il vicequestore Giuseppe Zanfini hanno tracciato il piano d’intervento. Il puntino rosso lampeggiante sul pannello a cristalli liquidi indicava un gruppo di villette, una trentina di alloggi. Con la localizzazione satellitare i margini di errore sono ristrettissimi. Il Gps è uno strumento infernale ma precisissimo. Damiana Pellegrino stava andando dal marito. L’ordine di agire è arrivato dopo un breve consulto con i pm distrettuali Pierpaolo Bruni e Vincenzo Luberto, titolari delle indagini. Lasciata ripartire la signora Presta in direzione di Spezzano, una quarantina di poliziotti della Mobile e del Commissariato di Castrovillari hanno ispezionato i trenta appartamenti “sospetti”. Solo uno risultava chiuso dall’interno anche se alle scampanellate della polizia non rispondeva nessuno. Era quello affittato da una società immobiliare di Rende a uno studente. Già, uno studente che però non si occupava di materia scientifiche ma criminali. Uno studente dal nome inconfonduibile: Franco Presta. Il latitante s’è consegnato senza oppoerre resistenza. Ripreso a notte fonda da telecamere e flash ha solo esclamato: «E che siamo a Sanremo!». Nel suo rifugio aveva 3650 euro, una scheda per la tv a pagamento, la foto del figlio ucciso, due film in dvd dal titolo illuminante: “L’isola della morte” e “Il trucidatore” e un volume con i verbali del pentito Vincenzo Dedato ex “contabile” delle cosche cosentine. Infine, sul comodino, un libro di Paulo Coelho: “Manuale del guerriero della luce”. Arcangelo Badolati – GDS