MESSINA, IL PROCESSO: Lunga deposizione dell'ex preside Macrì al processo per il concorso "pilotato" alla facoltà di Veterinaria. «Mio figlio fu discriminato». Il rettore Tomasello non si presenta, il pm ha chiesto di acquisire i verbali

17 aprile 2012 Cronaca di Messina

tomasello

IL RETTORE TOMASELLO (A DX) ASSIEME A DUE DEI SUOI AVVOCATI

S’è difeso per oltre un’ora e con grande foga, ieri mattina, su quella sedia scomoda dei testi, l’ex preside di Veterinaria Battesimo Macrì. I fatti sono di qualche anno fa ma ancora, sotto la cenere, il fuoco cova. E con lui, a quanto pare, s’è concluso l’esame degli imputati al processo per Veterinaria e la gestione dei fondi Lipin, visto che anche ieri il rettore Francesco Tomasello, la cui audizione era prevista dopo una serie di rinvii, non si è presentato per essere sentito. E quando si è capito che del rettore non c’era traccia a quel punto il pm Adriana Sciglio ha chiesto al presidente della prima sezione penale del tribunale Nunzio Trovato di depositare tre dei verbali d’interrogatorio riempiti dal Magnifico nel corso delle indagini. Richiesta su cui il collegio deciderà alla prossima udienza, fissata già da ora per il 23 aprile, con un calendario ben definito che prevede appuntamenti fino al 28 maggio. Ieri mattina proprio il presidente Trovato, che ha ereditato il processo dopo circa una trentina di udienze e tre rinnovazioni del dibattimento, perché nel frattempo sono cambiati due presidenti del collegio e alcuni giudici, ha spiegato che intende chiudere il dibattimento almeno entro il prossimo settembre, al massimo ad ottobre. Tornando al prof. Macrì ieri mattina ha risposto per oltre un’ora alle domande del suo difensore, l’avvocato Laura Autru Ryolo, a quelle del pm Adriana Sciglio e poi anche a quelle del difensore di una delle parti civili, l’avvocato Maria Falbo, che assiste il prof. Giuseppe Cucinotta, il docente della facoltà di Veterinaria da cui scaturì l’intera clamorosa inchiesta che nel luglio del 2007 portò ad una serie di arresti. L’ex preside di Veterinaria aveva anche una pila di documenti per suffragare i suoi argomenti. Per esempio il fatto che il figlio Francesco – l’accusa ha impostato tutto sui “movimenti” per fargli vincere il famigerato concorso “Vet 09” a Veterinaria -, sarebbe stato in realtà discriminato all’interno della facoltà («… a S. Cecilia era discriminato…»), e nel corso delle valutazioni davanti alla commissione esaminatrice per il concorso sarebbe stato vittima di un «trattamento iniquo e indignitoso». Sempre secondo il prof. Macrì in quel famigerato concorso la migliore in assoluto tra i candidati, che staccava tutti, era la dott. Simonetta Citi, che però aveva poi preferito optare per la cattedra vinta all’Università di Pisa. C’è stata poi la lunga pagina delle sue relazioni personali, dell’amicizia con il dott. Lanteri («… è una persona che io definisco, ha un neurone in più»), della relazione con la sua ex studentessa Luana Paradiso, e a questo proposito il prof. Macrì per i presunti favoritismi accademici è andato addirittura oltre per maggiore chiarezza, tanto che il pm Sciglio gli ha detto chiaro e tondo «questo non è in contestazione». Il docente ha infatti spiegato che dal suo punto di vista le 11 materie sostenute e superate in un anno da parte dell’allora studentessa Paradiso non devono affatto sorprendere, perché in quel periodo venne varato un cosiddetto “percorso agevolato” per lo svecchiamento della facoltà e per facilitare gli studenti più anziani. Piuttosto «e se vuole le faccio i nomi», in quello stesso periodo – ha aggiunto l’ex preside -, ci furono studenti che superarono ben 16 esami in quattro mesi. (n.a.) – GDS