Truffa fondi regionali, udienza a maggio per il rimboschimento della Valle dell'Alcantara. Tra gli imprenditori coinvolti l'ex presidente dell'Ance, Carlo Borella, e l'orlandino Mangano di Eurovega

17 aprile 2012 Cronaca di Messina

E’ stata fissata al prossimo 15 maggio l’udienza preliminare, davanti al Gup Maria Teresa Arena, per i 27 indagati dell’inchiesta sul finanziamento dei progetti di rimboschimento nei comuni di Fiumedinisi, Graniti, Roccafiorita, Santa Domenica Vittoria, Roccella Valdemone, Itala e Motta Camastra. Secondo la Procura le persone coinvolte, tra tecnici degli enti locali, collaudatori e imprenditori, avrebbero truffato l’Assessorato regionale Agricoltura e Foreste, che alla metà del decennio aveva messo a bando i lavori per il rimboschimento di diverse aree, compresa la Valle dell’Alcantara, attigendo ai Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e garanzia. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazione di fondi pubblici, tra il 2006 ed il 2009, il reato ipotizzato dal pm Maria Pellegrino, titolare del fascicolo. Tra loro figurano l’ex presidente dell’Associazione costruttori messinesi, Carlo Borella, in qualità della Demoter, e l’imprenditore orlandino Giuseppe Mangano della Eurovega. Gli altri indagati: il catanese Antonino Timbulato, collaudatore, l’agrigentino Bruno Marino, direttore dei lavori; Pietro D’Anna, direttore tecnico del comune di Fiumedinisi; Nobile Salvatore, di Ragusa, collaudatore; Maria Tamà Ghetti, di Santa Teresa, direttore dei lavori; il tecnico del comune di Roccafiorita, Luciano Saglimbeni; il responsabile del Pit, Bruno De Vita di Taormina, in serivizio a Roccafiorita ed il tecnico Antonino Germanà Bozza Guerino di Tortorici. Ancora: il collaudatore Maurizio Giuseppe Molica, di Milazzo; l’imprenditore Camillo Navarra di Castellammare del Golfo; i direttori dei lavori Basilio Galati Sardo di Tortorici e Antonino Salmeri di Santa Domenica Vittoria, il tecnico comunale di Santa Domenica Vittoria Francesco Spartà e il direttore tecnico Antonio Anzà di Patti; l’imprenditore Domenico Russo Papo di Nicosia, il tecnico del comune di Roccella, Francesco Antonino Spitalieri; il collaudatore Salvatore Ardizzone di Acireale; l’imprenditore Carmelo Alfonso di Randazzo, Michele Cosentino di Motta Camastra, Nunzio e Giuseppe Moschella di Santa Teresa Riva (questi ultimi tre direttori tecnici e responsabile del procedimento presso il comune di Motta Camastra); il collaudatore Angelo Gallina di Gangi: il tecnico Luigi Conticello di Cerami; il direttore dei lavori Agatino Cafeo di Mandanici e il responsabile unico del procedimento presso il comune di Itala, il messinese Michele Giunta. Le imprese coinvolte – oltre alla Demote e la Eurovega: la Seicon di Castellammare, la CiEsseCi di Nicosia, il Consorzio Ravennate delle Coop, la BeNaCo di Cerami – si sono aggiudicati progetti di rimboschimento nei comuni dell’Alcantara per importi tra gli oltre 200 mila e i 600 mila euro. Il bando più rilevante, 1.743 mila euro, al Comune di Fiumedinisi, è quello aggiudicato alla Eurovega di Mangano. In pratica secondo la magistratura, malgrado le attestazioni dei tecnici pubblici e privati, il rimboschimento non veniva effettuato come previsto dai bandi, le aree erano poi abbandonate, lasciate libere ai pascoli. Pregiudicando così il fine essenziale delle opere di rimboschimento: il riassetto idrogeologico del territorio. Un fenomeno, quello del dissesto, che in provincia di Messina ha causato tragedie, come quella di Giampilieri. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Alberto Gullino, Salvatore Giannone, Isabella Barone, Massimo Miracola. da NORMANNO.COM

I rimboschimenti “fantasma”: in 27 davanti al gup il 15 maggio.
Arriva al vaglio dell’udienza preliminare l’inchiesta gestita dal sostituto procuratore Maria Pellegrino e dal Corpo Forestale suo cosiddetti rimboschimenti “fantasma”, una sperpero di fondi comunitari che ha toccato il nostro ecosistema dei boschi in molti centri della provincia peloritana. Il denaro pubblico veniva versato ma i rimboschimenti venivano lasciati a metà, quando andava bene, oppure neanche si partiva con il progetto già finanziato. Sono ben 27 gli indagati che il prossimo 15 maggio dovranno comparire davanti al gup del Tribunale di Messina Maria Teresa Arena per rispondere della tipologia di truffa prevista dall’art. 640 bis c.p., quella aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. E tra gli indagati ci sono i collaudatori, cioé coloro che hanno verificato il rimboschimento, i titolari delle ditte private che lo hanno eseguito i responsabili per i comuni, i progettisti e i direttori dei lavori.
GLI INDAGATI – Ecco i loro nomi: Antonino Tribulato, Giuseppe Mangano, Bruno Marino e Pietro D’Anna per Fiumedinisi; Salvatore Nobile, Carlo Borella, Maria Tamà Chetti, Luciano Saglimbeni, Bruno De Vita e Antonino Guerino Bozza Germanà per Roccafiorita; Maurizio Molica, Camillo Navarra, Basilio Galati Sardo, Antonino Salmeri, Francesco Spartà e Antonio Anzà per S. Domenica Vittoria; Domenico Papa Russo, Basilio Galati Sardo, Antonino Salmeri e Francesco Spitaleri per Roccella Valdemone; Salvatore Ardizzone, Carmelo Alfonso, Michele Cosentino, Nunzio Moschella e Giuseppe Moschella per Motta Camastra; Angelo Gallina, Luigi Conticello, Agatino Cafeo e Michele Giunta per Itala.
I PAESI INTERESSATI – In questa tranche d’inchiesta gli uomini della Forestale hanno monitorato per mesi l’attività di alcuni comuni: Fiumedinisi fino al 1. marzo del 2008; Roccafiorita fino al 1. aprile del 2006; S. Domenica Vittoria fino al 5 agosto 2008; Roccella Valdemone fino al 19 settembre del 2007; Motta Camastra fino al 10 novembre del 2008; Itala fino all’11 dicembre del 2008. Fiumedinisi ha avuto un contributo di ben 1 milione e 300.00 euro, Roccafiorita e Francavilla 379.000 euro, S. Domenica Vittoria 277.000 euro, Roccella 406.000, Motta Camastra 512.000, Itala 344.000. Poi ci sono Malvagna con 775.000 (le somme sono state spese ma i lavori non sono stati collaudati per un sequestro giudiziario del fondo), e Nizza di Sicilia con 189.000 euro. Si tratta quindi di 4 milioni e 200.000 euro di denaro pubblico gettato al vento, perché degli alberi impiantati non è rimasto quasi nulla.
I FINANZIAMENTI – Nella provincia di Messina gli ultimi dati dell’inchiesta ci dicono di 33 comuni, sia sul versante tirrenico sia su quello ionico, che hanno richiesto denaro pubblico: l’importo iniziale era di oltre 22 milioni di euro, quello effettivamente erogato è di ben 17 milioni e 258 mila euro. Per quanto riguarda invece i privati sono state ben 267 le richieste di finanziamento per un importo iniziale suddiviso in più voci: quasi 14 milioni di euro iniziali con effettivamente finanziati quasi 8 milioni, cui bisogna aggiungere 4 milioni di euro per la manutenzione e altri 7 milioni e mezzo di euro per il cosiddetto “mancato reddito” (la necessità per i privati di mantenere il bosco inalterato senza coltivarci nulla e senza far pascolare nessuno). In questi ultimi anni l’Unione Europea ha concesso ai comuni oltre 17 milioni di euro e ai privati ben 19 milioni. Su tutto questo flusso di denaro pubblico da parecchi anni hanno svolto un’attività di monitoraggio e controllo molto capillare gli uomini del Corpo Forestale coordinati dal loro ispettore ripartimentale della provincia di Messina Carmelo Di Vincenzo, e sono giunti a conclusioni veramente sconcertanti: ben l’82% degli impianti boschivi per i quali comuni e privati hanno percepito centinaia di migliaia di euro sono stati letteralmente abbandonati dopo il collaudo, cioé l’ultimo step per avere i fondi, e risultano irrimediabilmente compromessi, in due parole sono rinsecchiti e non esistono più, per mancanza di cure colturali o perché è stato esercitato il pascolo abusivo, o ancora per gli incendi estivi; c’è un 18% di boschi nuovi impiantati che ancora “vivacchia”, ma è destinato irrimediabilmente a scomparire se non s’interviene subito con le cure colturali.(n.a.)