MESSINA: Alì bastonato per futili motivi. L'arrestato, 40enne, lo ha colpito al capo con un palo di legno ed è scappato

18 aprile 2012 Cronaca di Messina

Sembra incredibile ma nel profilo Facebook dell’aggressore, arrestato con la pesante accusa di tentato omicidio, al posto del suo volto c’è l’immagine di una rosa. Indignazione che si accentua rincorrendosi attraverso una serie di messaggi sul web, proprio all’interno del social network, dove si moltiplicano le testimonianze di solidarietà verso il povero egiziano, per tutti Alì, ridotto in fin di vita nella notte fra domenica e lunedì. È il popolo della notte, giovane e meno giovane, a mobilitarsi on line. Persone comuni che ben conoscono il 57enne nordafricano che ogni sera prova a racimolare qualche euro vendendo rose. Il noto fioraio ambulante, che opera nelle fasce serali fra i localini del centro storico, è stato colpito paurosamente alla testa con un palo di legno, e ora è ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Papardo. Rimane grave ma, stando alle ultime notizie sulle sue condizioni, non sarebbe in pericolo di vita; ieri alternava momenti di coscienza ad altri di preoccupante torpore, dovuto al duro colpo subìto. Il suo violento picchiatore è stato rintracciato dagli agenti delle Volanti a un paio d’ore di distanza dall’episodio, avvenuto nei pressi di piazza Duomo. Si tratta di Pietro Zappia, messinese di 40 anni, il quale al momento dell’arresto non ha opposto resistenza ai poliziotti. Futili motivi alla base del folle gesto. Ma cosa ha fatto scattare una così grave reazione lo dovrà spiegare l’arrestato che, secondo prime indiscrezioni, avrebbe agito in risposta a un gesto dell’egiziano, male interpretato quale insulto. Una vendetta dunque, consumata in tempo reale. I dettagli dell’accaduto sono stati illustrati ieri in Questura dallo stesso dirigente delle Volanti, Giuseppe Petralito, che ha coordinato la rapida attività d’indagine. Sono le 2,30 di lunedì 16 quando in via Loggia dei Mercanti, nel cuore dei localini notturni del centro storico, proprio all’uscita da uno di questi, Zappia si trova in compagnia di una donna. La coppia ha appena lasciato un ritrovo dove ha finito di sorseggiare una birra. La signora entra in macchina, mentre Zappia a quanto pare viene avvicinato da Alì che, come di consueto, tiene fra le braccia il mazzo di rose da “piazzare” una ad una. E probabilmente prova a vendere l’ennesima a Zappia il quale rifiuta la proposta. Ne sorge, altrettanto probabilmente, una discussione; fatto sta che Zappia sottrae d’improvviso il mazzo di fiori dalle mani dell’egiziano; quest’ultimo prova a reagire, seppure con pacatezza, cercando di riapproriarsi dei suoi boccioli. Un tentativo che evidentemente fallisce tragicamente, scatenando la furibonda aggressione del messinese, il quale neanche a farlo apposta si trova fra i piedi un’arma a disposizione. È uno dei paletti di legno che sorreggono gli alberelli per strada; paletto si fa per dire, perché le dimensioni sono piuttosto importanti sia in lunghezza (un metro e mezzo) che in diametro. ll legno è pronto per l’uso, sradicato in precedenza da chissà chi, e Zappia (costituzione robusta, alto almeno 1,80) lo afferra con determinazione, si gira di scatto e colpisce al capo l’egiziano (di corporatura esile e quindi più vulnerabile). Alì stramazza al suolo. Sembra morto. Sangue sul marciapiede; di lì a qualche minuto le prime urla di sgomento dei passanti e nel giro di pochi minuti, fortunatamente, i soccorsi. Zappia è già saltato in auto, una Nissan Micra, dandosi alla fuga. Accanto a lui la donna che lo accompagnava, la quale, si è appreso ieri in Questura, durante l’aggressione cui ha assistito avrebbe allertato un amico che a sua volta ha telefonato alla polizia. Arriva l’ambulanza del 118 e raccoglie il povero egiziano da terra, dove giace privo di sensi fra le sue rose cadute. Corsa verso l’ospedale Piemonte, il più vicino, poi successivo urgente ricovero al Papardo, dove si trova tuttora Alì. La sua scheda clinica parla di trauma cranico commotivo con frattura della teca cranica. Nel frattempo l’attività della polizia è già a buon punto. Le ricerche danno ottimi frutti, dopo aver ricostruito ogni singolo spostamento del ricercato e gli ultimi contatti della vittima. I primi accertamenti dei poliziotti nella zona del fatto di sangue consentono il rinvenimento e il successivo sequestro dell’arma utilizzata. Nel corso della nottata, la polizia chiude il cerchio, andando a stanare direttamente a casa il presunto responsabile, appassionato di rose solo virtuali. Tito Cavaleri – GDS