LA STORIA, IL GIALLO: Denis Bergamini non fu ucciso per droga. Si scandagliano le sue ultime ore di vita

19 aprile 2012 Mondo News

CASTROVILLARI – In una serata di pioggia di 24 anni fa sulla Statale 106 Ionica, all’altezza di Roseto Capo Spulico ebbe inizio il giallo del pallone cosentino. Un mistero infinito attorno al quale, in tutto questo tempo, sono state impalcate trame inquietanti e losche. Per la giustizia si trattò d’un suicidio (così lo etichetta il 10 giugno del 1992 una sentenza della Corte d’appello di Catanzaro spedisce in archivio quella morte), ma per molti, quella sera, Denis Bergamini, calciatore di talento del Cosenza calcio, fu ucciso. Per tanti si trattò d’un delitto commissionato dalla malavita organizzata con calcioscommesse e droga sullo sfondo come possibili moventi. Piste fragili cancellate definitivamente dalle indagini. L’ultima, quella del traffico di stupefacenti, è stata spazzata via dai Ris dell’Arma che dopo oltre un ventennio di sospetti hanno reso impraticabile quella pista: la Maserati biturbo del centrocampista, non aveva nè doppifondi nè vani occulti in cui si sarebbe potuta nascondere la droga. Dunque, Denis non sarebbe mai stato, consapevolmente o inconsapevolmente, un corriere e la sua auto non avrebbe mai trasportato quella roba. Certezze che trovano riscontri nei racconti dell’ex bomber rossoblu e amico di Bergamini, Maurizio Lucchetti. In una intervista a Skysport24, l’attaccante del Vecchio Lupo silano ha spiegato: «In passato si era ipotizzato che Denis poteva aver fatto uso di stupefacenti. Ebbene, si tratta di una ipotesi da escludere perchè lui era allergico a qualsiasi tipo di medicinale o di stupefacente. Bastava un analgesico che si gonfiava, pensate se poteva far uso di droghe». Lucchetti, poi, insinua dubbi sull’ex compagna di Bergamini, Isabella Internò, sentita prima di Natale dal capo dei pm di Castrovillari, Franco Giacomantonio, come persona informata sui fatti. «Penso che lei – ha aggiunto Lucchetti – non ha ancora detto tutto. Ma questa è una cosa che ho detto già il giorno dopo la morte di Denis. Penso che per venti anni ha preso in giro tutti ma ha preso in giro anche se stessa perchè si è portata dentro un grande fardello. Lei aveva solo Denis in testa e poi, improvvisamente, tutto è cambiato». Un anno fa, la magistratura ha ripescato il fascicolo dopo 23 anni con una nuova contestazione a carico di ignoti: omicidio volontario. Una ipotesi che viene esplorata da mesi dal procuratore Giacomantonio che ha affidato le investigazioni ai carabinieri del colonnello Francesco Ferace. Era stato il legale della famiglia Bergamini, l’avvocato Eugenio Gallerani, a fornire gli elementi utili per riaprire il caso. L’inchiesta, adesso, vira verso un movente più strettamente privato, circoscritto alla sfera personale. Per questo i detective del Reparto operativo, guidati dal colonnello Vincenzo Franzese, stanno scandagliando le ultime ore di vita del calciatore. L’avvocato Gallerani, interpellato dall’Ansa, ha spiegato: «Non posso che confermare quanto i Ris di Messina hanno evidenziato, escludendo assolutamente doppifondi o vani occulti di qualsiasi tipo all’interno dell’auto. Da quanto mi è dato sapere non vi sarebbe stata nessuna manomissione all’interno dell’abitacolo della Maserati, che risulta a tutti gli effetti, secondo gli esami, conforme ad auto rilasciate dalla casa madre. Movente privato? Non conosco l’evoluzione delle indagini in corso, posso solo dire di lasciare lavorare in tranquillità i magistrati. Già a suo tempo abbiamo dato alla Procura di Castrovillari elementi su cui indagare, ora confidiamo nelle verifiche in corso e attendiamo fiduciosi i risultati». Ma cosa accadde veramente la sera del 18 novembre del 1988 sulla Statale 106 Ionica, all’altezza di Roseto Capo Spulico? Bergamini fu investito dall’autocarro Fiat 180 NC condotto da Raffaele Pisano e morì sul colpo o era già morto quando fu travolto dal camion, come sostiene il professor Roberto Testi, consulente della Procura di Castrovillari? Giovanni Pastore – GDS