Gioco d'azzardo, Messina la più viziosa. L'identikit dell'appassionato-malato, le vie per uscirne, il giro d'affari e le contraddizioni dello Stato

20 aprile 2012 Cronaca di Messina

Si può fare l’amore con una slot machine? Accidenti se si può. C’è un tale, qui a Messina, che sogna e corteggia quella dannata macchinetta come si fa con una donna. La desidera giorno e notte, poi quando non ne può più… le salta addosso. Altro che passione morbosa, qui si va parecchio oltre. I pulsanti elettronici allora diventano seni da accarezzare e non importa se ad ogni toccata partono via centinaia di euro. Non sono tutti così, per fortuna, gli “appassionati”. Ma il gioco d’azzardo, si sa, è una malattia seria che arricchisce e rovina diabolicamente la nostra società. Fenomeno in crescita continua e sempre più rapida. Numeri da capogiro, famiglie fregate in un batter d’occhio; pochi fortunati vincitori. Dalle nostre parti, poker on line, gratta e vinci, bingo, scommesse e altro ancora, sono pratiche diffusissime. Messina è la più viziosa della Sicilia con un cosiddetto giocato pro capite che sfiora i mille euro, staccando realtà come Palermo e Catania (Enna virtuoso fanalino di coda).
Ma la nostra regione (grazie anche alla provincia peloritana) si difende, contribuendo ad arricchire le casse dello Stato coi suoi quasi 5 miliardi di euro derivati dal gioco d’azzardo. Cifra che si aggiunge agli altri 75 miliardi del resto d’Italia, per arrivare a un giro d’affari di 80 miliardi. Nel 2009 erano appena 60. Ecco cosa è cambiato in due anni. Ma se continuiamo di questo passo dove finiremo? Per carità, sono pur sempre quattrini che danno ossigeno alla spesa pubblica, ma possibile che ce li spariamo tutti così? Il professor Guido Centorrino intevernuto al focus di ieri all’Ordine dei medici su iniziativa dell’Ammi, ha rilevato giustamente che son soldi sottratti ad altre esigenze: viaggi, vestiti, cultura. A qualcosa di più importante del gioco pazzo si dovrà pur rinunciare per arrivare a simili uscite ogni anno. L’Ammi (Associazione mogli medici italiani) ha lanciato una provocazione già nel tema dell’incontro: Bische di Stato: quella sottile linea d’ombra tra legalità e onestà. E in realtà, lo si è ribadito in corso di serata, lo Stato è complice del grande inganno, come hanno rilevato gli esperti intervenuti. Un furto legalizzato sul quale l’ente pubblico, appunto, impone il suo pizzo. «Il gioco d’azzardo nasce con l’uomo», premette la presidente Ammi, Ileana Padovano Rotondo, introducendo i lavori: «Pure nel Medioevo fu tassato. Tuttavia il gioco sostituisce con il pensiero magico la costruzione del futuro. È un’induzione alla passività; la società dell’azzardo è una società dell’impoverimento economico e, ancor più, dei rapporti interpersonali, condannata alla recessione e alla regressione dei valori nobili». Le fa eco il presidente dell’Ordine dei medici, Giacomo Caudo, in veste di padrone di casa, il quale da medico, appunto, fa notare che ci si trova dinanzi a un «fenomeno particolarmente serio, di cui si parla poco. Una patologia che necessita di essere curata». A questo proposito, in Italia sono 800 mila le persone dipendenti dal gioco (i tossico dipendenti sono appena 400 mila) e ben 30 milioni i giocatori cosiddetti normali. Cifre che impongono un’approfondita riflessione e che invece, come ha sottolineato giustamente Caudo, restano sempre in secondo piano, come a voler distrarre l’attenzione dalla piaga; perché di questo si tratta. Signorino, docente di Economia applicata del nostro ateneo, principale relatore dell’incontro, entra più nei dettagli della questione, snocciolando numeri e tracciando un quadro sociologico del gioco d’azzardo che, attenzione – ribadisce a più riprese – è tutt’altra cosa rispetto al gioco cosiddetto normale, quello cioè che diverte, rilassa e che ben venga. C’è spazio poi pure per una serie di slide forniti dal dottor Ferdinando Centorrino, vicepresidente della Fondazione anti-usura “Padre Pino Puglisi”. Grafici da cui si evince, per esempio, che le macchinette, presenti ormai dappertutto e meglio conosciute quali videopoker, rappresentano da sole più della metà degli incassi: 45 miliardi di euro sugli 80 cui si accennava. Le lotterie valgono circa 10 miliardi, il Bingo quasi 2, il Lotto appena 7, il Superenalotto due e mezzo. Malattia grave, ma come venirne fuori? Il percorso previsto (sempre dallo stesso Stato “complice”) lo illustra la vicepresidente Ammi, Francesca De Domenico Leonardi, avvocato di professione, la quale fa riferimento a una normativa che protegge la famiglia dal disastro in cui può andare incontro in presenza di un giocatore accanito. La forma di tutela prevede la figura dell’amministratore di sostegno, persona di famiglia (come la moglie per esempio, o comunque un parente stretto) che lo Stato nomina quale supervisore del giocatore e che ha il compito ben preciso di evitare il depauperamento del patrimonio. «In questi casi – sottolinea la De Domenico Leonardi – si applica la convenzione sui diritti delle persone con disabilità firmata a New York nel 2006».
Insomma, in fondo, basta giocare con moderazione, come suggerisce quello spot che suona tanto da presa in giro. Tito Cavaleri – GDS

Alcuni numeri.
31 milioni di euro sono stati incassati nel 2011 dalle 162 ricevitorie esistenti nel comune di Messina
4 miliardi e 906 milioni di euro sono i soldi incassati dalla Sicilia nel 2011
1.238 il giocato procapite (degli over 18) nel 2011
980 euro il giocato pro capite degli abitanti della provincia di Messina nel 2011, il più alto della Sicilia. La provincia di Enna (la più virtuosa) si ferma a quota 585 euro per giocatore.
79, 814 miliardi di euro il giro d’affari in Italia nel 2011. Nel 2009 erano appena 60