MESSINA, LO SPETTACOLO: Tra Fantozzi e Fellini l'ironico "amarcord" di Paolo Villaggio. Più ricordi nostalgici e accorati che grasse risate (e anche qualche problema di salute)

21 aprile 2012 Culture

Ha invocato più volte la presenza di… uno pneumologo tra gli spettatori in sala, scherzando, con una immutata auto-ironia, su di uno stato di salute precario, che, a dire la verità, non stupisce dato che Paolo Villaggio, a dicembre compirà ottant’anni. Ed ha scherzato e giocato con il pubblico, fin dalle battute iniziali de “La corazzata Potëmkim è una cagata pazzesca”, andato in scena a Messina, al Palacultura Antonello, giovedì sera, invitandolo ad evitare applausi di maniera, ma sollecitandolo a immergersi con lui nel racconto dei ricordi di una vita, quelli che adesso, dopo tanti anni di carriera, sono forse gli unici che creano «vera partecipazione». Non uno spettacolo vero e proprio ma piuttosto una carrellata di immagini con lo sguardo rivolto al passato, così il grande attore genovese aveva preparato il suo pubblico in vista dello show e così è stato, nonostante una performance che lui stesso però ha giudicato sottotono rispetto al solito, proprio a causa di quella salute traballante. Sul grande palco del Palacultura due sedie scure, il chitarrista Federico Codicè ad accompagnare per brevi momenti il flusso dei ricordi e le parole, ad esempio, del Cantico delle Creature di San Francesco sulle note di “Imagine” di John Lennon, e un telo bianco dove l’imponente sagoma di Villaggio, seduto proprio sul proscenio, con addosso l’immancabile palandrana scura ed una giacca rosa, veniva proiettata, per meglio scorgerne alcune movenze delle mani e del viso, inconfondibili, nonostante il tempo passato, e dove immagini, fotografie e spezzoni di film, lo hanno condotto nel suo personale “amarcord” di una vita ricca di eventi e soddisfazioni, ma segnata dalla guerra, dalla timidezza dell’adolescenza dove l’insuccesso con le ragazze era la norma nonostante lettere d’amore di 32 pagine, e l’unica arma, affilata con il tempo, per conquistarle diventava l’arte di saper far ridere, e ancora il successo e gli amici, i tanti amici di quella fase, con cui ha diviso quarant’anni di vita, umana e professionale. Uno spettacolo in cui Villaggio sembra come voler fare i conti con la propria esistenza, gli affetti più cari e profondi, la moglie, il padre, la madre, delineati con poche ma incisive battute, la città natale, Genova, e il fratello gemello, Piero, con cui da piccolo si faceva scudo per superare la grande timidezza. Un passato che si ricorda con nostalgia ed emozione, soprattutto quando il presente non convince. Certo i suoi fan di sempre, che attraversano diverse generazioni, avrebbero gradito, ne siamo certi, più passaggi relativi ai suoi personaggi diventati ormai mitici come Giandomenico Fracchia e soprattutto il ragionier Ugo Fantozzi, apparso solo per pochi istanti tratti dal primo film che lo vede protagonista. Non solo i film a base di crudele comicità, anche un assaggio della sua carriera cinematografica con registi come Ermanno Olmi o Federico Fellini, proposta una bella scena corale de “La voce della luna”, in cui si intravedeva anche Roberto Benigni, e che valse a Villaggio il David di Donatello come miglior attore, «perché i premi – come ha sottolineato – li danno solo ai film drammatici, come attore comico invece mai ottenuto neppure un topo di ceramica». Immagini e fotografie sono servite da canovaccio ad uno spettacolo che ha guardato quindi al passato, alla lunghissima e sfaccettata carriera di Villaggio, con un taglio malinconico e ironico. Dall’album dei ricordi sono apparsi Marco Ferrari e le vacanze nella sua barca, il grande poeta Fabrizio De Andrè, l’intellettuale che gioca a pallone Pier Paolo Pasolini, Ugo Tognazzi, onesto e intelligente, il legame con Vittorio Gassman: la loro era – ha detto Villaggio – «un’amicizia di frontiera», ma profondissima. Molti gli applausi e le risate liberatorie nell’osservare quei pochi ma esilaranti istanti legati alle tragiche avventure fantozziane, ed una promessa, quella di incontrare nuovamente il pubblico messinese, magari in una bella serata d’estate e in un teatro all’aperto. Elisabetta Reale – GDS