IL CASO: Denis Bergamini fu evirato: la nuova verità-choc sul calciatore dopo 23 anni di misteri e di bugie. La Procura: Denis Bergamini non è stato evirato

22 aprile 2012 Mondo News

COSENZA – Quello di Denis Bergamini non fu un suicidio e nemmeno la droga c’entra nulla. Le prime verità emerse dall’inchiesta condotta dalla Procura di Castrovillari sulla morte del calciatore del Cosenza fanno a pezzi alcune certezze che avevano nascosto la verità su una storia iniziata nel 1989. Adesso emergono altri particolari inquietanti. Il corpo di Bergamini fu evirato. Calci e percosse nella zona dei genitali e infine un plateale taglio. Poi, il centrocampista rossoblu fu lasciato morire dissanguato. Lo documenta, secondo quanto riporta il «Quotidiano della Calabria», una perizia firmata dal professore Francesco Maria Avato che in questi giorni sta trovando conferme nei riscontri che la Procura ha richiesto dopo aver ripreso in mano quello che può essere definito come un vero e proprio giallo. Tocca ai magistrati infatti stabilire se l’atto di mutilare Bergamini fu un depistaggio degli assassini o se davvero il movente del delitto fu passionale.

LA MORTE DEL CALCIATORE – Bergamini, all’epoca 27enne, muore la sera del 18 novembre 1989 sulla statale 106, nei pressi di Roseto Capo Spulico, quasi al confine tra Calabria e Basilicata. È un sabato e il giocatore originario di Ferrara, tanto amato e conosciuto nella città dei Bruzi, è in ritiro con la squadra. Intorno alle 15.30 riceve una chiamata che lo turba molto: lascia i compagni di squadra al cinema e, in compagnia di Isabella (la sua ex ragazza), si dirige in auto verso Taranto. Percorre la 106 e si ferma in una piazzola di sosta. In seguito finisce misteriosamente sotto a un tir che lo trascina per una sessantina di metri. Da quanto risulta agli atti, la ragazza che è con lui rassicura subito il camionista che lo ha investito: «S’è voluto suicidare». Successivamente la ragazza viene accompagnata da qualcuno presso un bar di Roseto Marina dove telefonerà al tecnico Gigi Simoni, al direttore sportivo Francesco Marino, e alla madre del giovane.

LA MASERATI – Senza vani occulti, nei quali si sarebbe potuta nascondere la droga, cadrebbe l’ipotesi investigativa che la morte del centrocampista del Cosenza potesse essere collegata ai suoi legami con il mondo del traffico di stupefacenti. Una delle tesi era, infatti, quella che Bergamini fosse, forse inconsapevolmente, un corriere della droga. L’auto, sequestrata nei mesi scorsi ad Argenta (Ferrara) dove è stata custodita dalla famiglia Bergamini in questi lunghi anni, è stata esaminata a fondo dai tecnici del Ris, che hanno evidenziato come la Maserati Biturbo bianca in possesso del calciatore, anche al momento della morte, è conforme a tutti i dati ed elementi oggettivi con i quali è stata rilasciata dalla casa madre all’atto delle vendita.

LA PISTA PRIVATA – Resta dunque in piedi l’ipotesi della morte legata ad aspetti privati, per ragioni personali, e per questo si indaga sulle ultime ore del calciatore, soprattutto sulla verifica della testimonianza dell’ex fidanzata Isabella Internò, presente al momento della morte di Bergamini sulla statale Jonica e sentita di recente dagli inquirenti. Mettendo da parte l’ipotesi del delitto maturato in ambienti criminali, le indagini si spostano sulla cerchia di persone che avevano rapporti di frequentazione con il calciatore. Il movente dell’omicidio sarebbe dunque da ricercare in ambito personale. Le attenzioni degli investigatori si stanno concentrando tutte sulle ultime ore di vita di Denis. Chi e quante erano le persone che lo attendevano fuori dal cinema dove si trovava con il resto del squadra? Uno snodo fondamentale della vicenda: sono quelle persone ad averlo “accompagnato” nel suo ultimo viaggio. E perché la sua ex ragazza ha sempre ripetuto la versione del suicidio, anche lo scorso dicembre, quando è stata ascoltata come persona informata sui fatti? Una serie di domande alle quali la Procura di Castrovillari, dopo 23 anni di misteri e bugie, è chiamata a dare una risposta. Antonio Ricchio – corriere.it

La Procura: Denis Bergamini non è stato evirato.
Castrovillari – «Denis Bergamini evirato? La notizia è una bufala». A smentirla è il procuratore capo di Castrovillari in persona. Una bufala che, dall’alba al tramonto d’una tranquilla domenica di aprile, ha scatenato un caso amplificato dalle agenzie di stampa nazionali che, riprendendo la notizia, evidentemente, non ne hanno verificato la fondatezza. Franco Giacomantonio, da quasi quarant’anni in magistratura, per una volta è stato costretto a rompere il suo tradizionale riserbo e col suo abituale garbo ha provato a rimettere ordine nel caos mediatico. «Una notizia completamente priva di fondamento (diversamente da quanto riportato dall’Ansa che è la principale agenzia d’informazione nazionale) – sottolinea il capo dei pm castrovillaresi». «Le ferite riscontrate dai consulenti sono quelle, ma non sono mai emersi segni che facessero pensare ad un’azione volontaria da parte di terze persone – sottolinea ancora il procuratore –. Non è stato mai detto allora e non si può affermare oggi, a distanza di 23 anni dal decesso. L’ipotesi dell’evirazione, come atto di soppressione volontaria, sostenuta da un organo di informazione e ripresa dalla stampa nazionale, è assolutamente impossibile ed è smentita dalle carte. Le lesioni riscontrate sul corpo di Bergamini sono più verosimilmente riconducibili all’effetto dello schiacciamento subito dall’addome e dovuto al peso dell’autoarticolato che lo ha investito». Franco Giacomantonio è il magistrato che, a distanza di 22 anni, ha coraggiosamente deciso di ripescare in archivio l’inchiesta sulla morte del calciatore del Cosenza, rimettendo in discussione le valutazioni che altri suoi colleghi fecero sul caso. Una inchiesta che, adesso, volge inevitabilmente all’epilogo. La Procura castrovillarese si prepara a valutare le conclusioni delle consulenze tecniche e il rapporto finale dei carabinieri. Fuori discussione l’ipotesi dell’evirazione, ritenuta pista falsa dalla magistratura, esclusi pure i sospetti di un delitto maturato negli ambienti della droga, resta ben poco per imbastire una trama dolosa. C’è giusto quella ipotesi (riportata dal nostro giornale due mesi fa) prospettata dal professor Roberto Testi, l’anatomopatologo di Torino incaricato dalla procuratore Giacomantonio, e costruita attraverso l’esame dei reperti istologici estratti dalla salma durante l’autopsia. Reperti conservati da un istituto universitario di medicina legale dell’Emilia Romagna. Dalla lettura dei vetrini sarebbe emersa la possibilità che Bergamini fosse già morto prima d’essere investito dal mezzo pesante. Poi, c’è l’ipotesi colposa che, del resto, era stata già suggerita nel suo dossier dal professor Pasquale Cesare Coscarella, il consulente tecnico che si occupò 23 anni fa della ricostruzione dell’incidente sulla Statale 106 Ionica. Giovanni Pastore – GDS