MESSINA CALCIO: L'ADDIO A CICCIO CURRO'. PER LUI ADESSO INIZIA IL SUO SECONDO TEMPO…

22 aprile 2012 Cronaca di Messina

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LA STANZA DI CICCIO CURRO’, ALL’INTERNO DELLO STADIO CELESTE, RIMASTA DESOLATAMENTE VUOTAFOTO DI ENRICO DI GIACOMO

«Ciao Ciccio grande cuore giallorosso». Il messaggio dei tifosi, l’ultimo al loro “mitico” massaggiatore, è appeso di fronte alla chiesa Stella Maris, piena come non mai per salutare un grande che se n’è andato. Sciarpe dei tifosi e magliette del Messina ricoprono di giallo e di rosso la bara di Ciccio Currò, ai lati le corone di fiori delle due maggiori società calcistiche cittadine (Acr Messina e Città di Messina) e quelle di alcuni ex giocatori come Igor Protti, Sasà Sullo, Enrico Buonocore, Emanuele Manitta e Alessandro Parisi. La chiesa di Minissale è dominata da quei colori che hanno caratterizzato la vita di Ciccio Currò, spesa interamente al servizio del Messina Calcio. All’estremo saluto allo storico massaggiatore giallorosso c’era un bel pezzo di calcio messinese. Protagonisti di ieri e di oggi, tutti cresciuti sotto l’ala di un “mito” del calcio peloritano che lascia un grande vuoto a Messina. Ex giocatori (Gino Zappetti, Francesco Chirieleison, Peppino Salerno, Costantino Lo Bosco, Loris De Carolis, gli amici fraterni Filippo Ricciardi e Franco Polizzo, Vincenzo Crimi, Romolo Rossi e Carmelo Mancuso a rappresentare l’era Scoglio, fino a Emanuele Manitta) e protagonisti del calcio di oggi a tinte giallorosse (per l’Acr presenti il presidente Manfredi, il ds La Rosa, il tecnico Bertoni e i calciatori Coppola, Cecere, Corona, D’Alterio e Cocuzza; il Città di Messina al gran completo con dirigenti, tecnici e giocatori), ma anche tanti tifosi e semplici sportivi, tutti a rendere omaggio a un personaggio che ha abbracciato tante generazioni nel segno del Messina. «Siamo commossi da tanto affetto – hanno detto in lacrime la sorella Giovanna e il nipote Gino –, evidentemente tutto questo affetto Ciccio se lo è meritato come persona e uomo di sport». Applausi all’uscita della bara dalla chiesa, i cori e qualche fumogeno dei tifosi hanno accompagnato il carro funebre fino al “Celeste”, tappa obbligata perché per oltre sessant’anni lo stadio di via Oreto è stata la casa di Ciccio Currò. Oggi lo storico massaggiatore sarà ricordato sia al “San Filippo” che a Lentini: squadre con il lutto al braccio e minuto di raccoglimento.

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LA BARA DI CICCIO CURRO’ ALL’INTERNO DELLO STADIO CELESTE PER L’ULTIMO SALUTO – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Abbiamo perso il custode della fede biancoscudata.
Sicuramente, lassù, ha trovato ad accoglierlo il Professore di Lipari. Magari, il primo episodio che Franco Scoglio gli ha ricordato è stata la furibonda lite che, nel ’74, il Professore ebbe con l’allora presidente Gulletta il quale gli voleva imporre un altro massaggiatore: ve lo immaginate Scoglio mentre spiega al patron che, senza Ciccio Currò, lui avrebbe lasciato la panchina? E il buon Ciccio? Forse, armato di spugna e secchio (che gli bastavano e avanzavano per rimettere in piedi chiunque: altro che bombolette e laser…), ha ribattuto raccontando che quella storica volta alla Domenica Sportiva – alla fine degli anni ’80 – il vero protagonista era stato lui. Sembra di averlo davanti quando prova a convincere Scoglio che di club di tifosi intitolati ad un allenatore ce ne sono tanti, ma sono pochissimi i massaggiatori, forse il solo Ciccio Currò, a poterne vantare uno dedicato a loro. E, probabilmente, alla fine il Professore e Ciccio si saranno fatti una gran risata guardando dall’alto il dottor Ricciardi e sfottendolo a modo loro. Ripensando a come, regolarmente, Ciccio lo bruciava sullo scatto al momento di intervenire in campo. Per il buon Filippo, una gara persa in partenza. E dire che Ricciardi era stato giocatore del Messina con Currò massaggiatore, prima di diventare nel ‘71 medico sociale dei biancoscudati e formare insieme a lui una coppia formidabile. Ma il “vecchietto”, a 81 anni, l’ha fregato fino all’ultimo, andandosene via velocemente: quando Ricciardi è andato a casa per un ultimo saluto, Ciccio Currò era già “partito”. Facile dire che Ciccio Currò era il calcio a Messina. Più difficile rammentare quando tutto ebbe inizio. Fu ai tempi della prima serie A, negli anni ’60. Il “titolare” era Maddaloni, lui un assistente che studiava per diventare un’istituzione. Ci riuscì, a tal punto che del Messina – di tutti i Messina – Ciccio non è stato semplicemente il massaggiatore. Il suo passo, così felpato in campo, diventava quello di un sergente negli spogliatoi, dove si faceva sentire, eccome. Per lui il Messina era un valore e guai a chi non lo rispettava. Una volta, negli ultimi anni in B dell’Acr, un ragazzino della Primavera si presentò per la partitella d’allenamento con una maglia che richiamava i colori di una formazione di A. Lo fece rimbambire (per usare un eufemismo): chi è del Messina veste solo giallorosso. Un mastino della fede biancoscudata, anche per quei giornalisti alle prime armi a cui – con le buone o con le cattive – insegnava come ci si doveva comportare nel suo santuario, cioè le stanze del “Celeste”. Ma, alla fine, ha voluto bene a tutti e tutti gli hanno voluto un bene dell’anima. Al di là del rapporto con Scoglio e Ricciardi, difficile fare graduatorie. Ha cresciuto almeno cinque generazioni di calciatori e da loro continuava a ricevere tutto l’affetto possibile. Tra gli ultimi ricordi più dolci, i duetti con Manitta che, come tantissimi altri, era per lui un figlio adottivo. Anche quando lo prendeva in giro, perché indossava un paio di occhiali senza lenti mentre utilizzava un macchinario per la riabilitazione. Adesso è lassù, mentre aspetta di godersi l’ennesima rinascita del pallone giallorosso. da normanno.com

da tempostretto.it
Certi amori non finiscono mai. Quello tra Ciccio Currò e il Messina durerà in eterno. Centinaia di tifosi hanno partecipato ai funerali dello storico massaggiatore, personalità unica nell’universo giallorosso. In tanti lo hanno voluto salutare per l’ultima volta, omaggiandolo come grande icona del calcio cittadino. Come meritava. Ha vissuto anni e anni al fianco del suo amore di sempre. Un sentimento unico che certamente proseguirà nell’aldilà. Striscioni, fumogeni e cori hanno fatto da cornice al rito religioso. Presenti tanti protagonisti storici che hanno vestito in passato la maglia del Messina e che sono rimasti legati a Currò: Loris De Carolis, Romolo Rossi, Vincenzo Cinquegrana, Emanuele Manitta. Giusto per dirne alcuni. Presenti al completo Acr Messina e Città di Messina, che hanno fatto sentire la propria vicinanza ai familiari. “Ciao Ciccio, grande cuore giallorosso”: un messaggio semplice, quello comparso all’esterno della chiesa Stella Maris di Minissale. Adatto al carattere del quasi ottantenne che in silenzio ha sempre rappresentato una grande risorsa per tutte le società che si sono avvicendate a capo del suo Messina. Commovente il corteo finale che ha accompagnato la bara al “Celeste” per l’ultimo ingresso nella casa di mille battaglie, a pochi passi dall’altra casa, la sua abitazione. La bandiera continuerà a sventolare. Ciccio Currò non c’è più ma vivrà per sempre nei ricordi di chi porta il bianco scudato nel cuore.


Sessant’anni di ricordi giallorossi in sessanta scatti: un tributo a Ciccio Currò. DA messinasportiva.it

Nella stanza che sorge nello spogliatoio del “Giovanni Celeste” campeggiano i gagliardetti di tante avversarie, gli scatti che documentano la prima apparizione in serie A del Messina negli anni ’60, l’invito negli studi della “Domenica Sportiva” di Sandro Ciotti e Maria Teresa Ruta, l’amicizia con Scoglio, Ricciardi e Schillaci. Di fronte alla sua stanza, la prima a sinistra subito dopo l’ingresso degli spogliatoi dello stadio “Giovanni Celeste”, sono transitate intere generazioni di dirigenti, calciatori, allenatori, arbitri, giornalisti, tifosi e semplici appassionati. Quelle mura, trasformate nella sua seconda casa, rappresentano già oggi un autentico museo giallorosso, ricco di fotografie ingiallite e vessili delle tante avversarie che negli anni hanno incrociato il Messina Calcio. Tra i gagliardetti spicca quello del Milan, con tanto di dedica personalizzata e le firme dei calciatori rossoneri. Sulla parete che sovrasta il suo letto, di cui era gelosissimo, campeggiano invece le diapositive della prima serie A del Messina, quella degli anni ’60. Su ogni quadretto aveva annotato il nome delle squadre, il risultato ed i marcatori delle singole partite immorlatate negli scatti in bianco e nero. Nella stanza che sorge all’interno dello stadio di via Oreto sono conservati tantissimi scatti dedicati ai compagni di mille avventure: l’allenatore prediletto Franco Scoglio, il presidente Turi Massimino, il suo giocatore preferito, Totò Schillaci, che gli autografò un poster dedicato ai suoi trascorsi in Nazionale. Le fotografie raccontano anche un’esperienza rimasta indimenticabile: la visita agli studi della “Domenica Sportiva”, nei quali Ciccio Currò posò al fianco del giornalista Sandro Ciotti e della conduttrice Maria Teresa Ruta. Oltre alle innumerevoli foto ufficiali realizzate nel corso delle varie annate agonistiche del suo Messina, spiccano anche alcune curiose caricature dedicate proprio a Scoglio e Massimino ed uno scatto che lo ritrae al fianco del Mago Silvan, il noto illusionista. In un armadietto, nascosto dietro una tenda che per volere di Ciccio non è mai stata rimossa, il massaggiatore celava tanti ricordi: un cappellino griffato con il logo del FC Messina, una bottiglia di spumante ed ancora coccarde e pon-pon, tutte rigorosamente giallorosse, oltre alle caramelle alla menta, di cui era evidentemente ghiotto. La presenza dei servizi igienici e perfino di una bilancia tradiscono in modo esemplificativo il fatto che Currò in quella stanza ci trascorreva gran parte della giornata, anche nei periodi più bui del calcio cittadino e perfino quando la squadra si trasferì al “San Filippo”, in concomitanza con la promozione in serie A che era stata però conquistata proprio nel catino di via Oreto. Ciccio borbottava quando qualcuno spostava la sedia sulla quale era solito accomodarsi da sempre o metteva a soqquadro i suoi album fotografici, nei quali sono immortalati tanti momenti indimenticabili, come l’inaugurazione del club a lui intitolato, le cene con Zdenek Zeman e l’inseparabile Filippo Ricciardi, compagno di mille avventure dentro e fuori dal campo. Colpiscono le foto con tanti arbitri in posa, anche se il massaggiatore del Città di Messina Antonino Utano, che negli ultimi anni ha avuto la fortuna di vivere gomito a gomito con Ciccio Currò, tiene a sottolineare come ancora fino a qualche settimana fa il massaggiatore tenesse a consegnare un po’ di frutta fresca alle terne designate per le gare di campionato o a porgergli le bandierine del calcio d’angolo, conservate gelosamente insieme a tanti ricordi nella sua stanza. Spiccano infine una rubrica telefonica compilata a mano, con i recapiti telefonici di tanti protagonisti del calcio messinese, ed un’icona con Gesù e la Madonna, collocata sopra il suo letto. A donarglierla in segno di riconoscimento furono alcuni preti in pellegrinaggio che, non avendo reperito un tetto sotto il quale dormire, furono accolti proprio nella palestra dell’impianto da Ciccio Currò, che gli assicurò anche un pasto. In un luogo dichiaratamente profano come lo spogliatoio di uno stadio aveva voluto che campeggiasse un altro simbolo sacro: la Madonnina che sorge nel corridoio che conduce dagli stanzoni del “Celeste” al terreno di gioco, di fronte alla quale sono transitati migliaia di dirigenti, calciatori, allenatori ed arbitri. Si racconta che ad acquistarla, sborsando un milione di vecchie lire, fu proprio lo storico massaggiatore del Messina. Ecco perché sessanta scatti sono sufficienti per raccontare soltanto una piccola parte dei suoi sessanta anni in giallorosso, ma rappresentano comunque un doveroso tributo a Ciccio Currò, che abbiamo deciso di regalarci.