NOVARA DI SICILIA (MESSINA): Picnic, partita a carte, poi la lite e l'omicidio. Entrambi commercianti di frutta avrebbero sfogato vecchi rancori. E tragica fu la sfida al gioco

22 aprile 2012 Cronaca di Messina

Novara di Sicilia – Lite per una partita a carte: sarebbe stata la causa scatenante del tragico “picnic” consumato nel bosco di Sella Mandrazzi a Novara di Sicilia e che ha portato all’uccisione di Sebastiano Raciti, 51 anni, assassinato dal cognato Rosario Grasso, 64 anni, commerciante di frutta e verdura di Santa Venerina, il quale non ha esitato di fronte alla minaccia di un coltello a freddare il fratello della moglie con due colpi di calibro 38 esplosi dal tamburo di un revolver. Il raptus omicida sarebbe stato scatenato dall’infelice esito di una banale partita a carte giocata dopo il frugale pasto consumato su un banchetto di fortuna realizzato con quelle stesse cassette della frutta che dovevano servire per caricare la merce da un produttore di Francavilla di Sicilia. I due cognati erano entrambi commercianti ambulanti di frutta. L’assassino che si è subito costituito presentandosi ai carabinieri, ha raccontato che la lite scaturita dalla partita a carte avrebbe dapprima scatenato l’ira del cognato Sebastiano Raciti. Secondo la testimonianza dello stesso indagato, il cognato avrebbe estratto un coltello profferendo minacce. A questo punto Rosario Grasso – così come ha raccontato ai carabinieri – sentendosi in pericolo avrebbe estratto la pistola a tamburo, una potente calibro 38, co cui ha esploso due micidiali colpi che hanno attinto il cognato in parti vitali, uccidendolo sul colpo. Ha anche raccontato che durante la sfida a carte sarebbero riemersi anche vecchi rancori che avrebbero contribuito a far scattare il raptus omicida. Dopo ampia confessione resa ai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, da venerdì notte si trova rinchiuso nel carcere di Gazzi a Messina in stato di fermo disposto in piena notte dal sostituto procuratore Mirko Piloni. Per gli inquirenti l’esito della partita a carte sarebbe stata la scintilla, il pretesto, che ha contribuito a riaccendere il fuoco di vecchi rancori che covavano da tempo. Il magistrato inquirente ha già chiesto al Gip del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Anna Adamo, la convalida del fermo e l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’ipotesi di accusa avanzata dalla Procura retta dal procuratore facente funzione Francesco Massara, è quella di omicidio volontario e porto e detenzione illegale in luogo pubblico di arma da fuoco. La pistola utilizzata per il delitto era stata regolarmente denunciata da Rosario Grasso che la deteneva legalmente e ciò, nonostante risultasse soggetto con pregiudizi penali. L’arma tuttavia non poteva essere portata fuori dall’abitazione di Santa Venerina, in provincia di Catania. Ieri pomeriggio il magistrato inquirente ha conferito l’incarico al medico legale, Elvira Ventura, per l’esecuzione dell’autopsia sulla salma che nel frattempo è stata trasferita all’obitorio dell’Istituto di medicina legale del policlinico di Messina. Altro provvedimento giudiziario ha riguardato l’auto in uso ai due cognati, un Suv Hyundai che stranamente recava una targa di nazionalità romena, che è stata sequestrata per consentire ulteriori accertamenti da parte dei carabinieri del Ris. Tornando al racconto fatto dal venditore ambulante, i due cognati erano partiti in mattina da Santa Venerina diretti a Francavilla di Sicilia dove avrebbero dovuto incontrare un commerciante per l’acquisto di prodotti agricoli. L’appuntamento è slittato per il pomeriggio e così i due cognati hanno avuto l’idea di proseguire lungo la Strada Statale 185 per recarsi nella pineta di Sella Mandrazzi dove poi hanno deciso di fermarsi in una radura di Vallone Botte per consumare la colazione. Allestito l’improvvisato banchetto da “pic-nic”, si è passati poi alla partita a carte che si è tramutata in tragedia. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, la cui attività è coordinata dal maggiore Luciano De Gregorio e dei militari del Nucleo operativo al comando del tenente Bernardino Chirico, proseguono con i riscontri presso i familiari della vittima e ciò per verificare la natura dei pregressi contrasti familiari. L’uomo ucciso, fratello della moglie di Rosario Grasso, non era sposato e pur residente a Santa Venerina risultava domiciliato a Giarre. Leonardo Orlando – GDS