MESSINA: Morte al Pronto soccorso, atti acquisiti. Profondamente diverse le versioni della famiglia e dell'Azienda Papardo

23 aprile 2012 Cronaca di Messina

Soltanto l’indagine avviata dalla magistratura, condotta dal sostituto procuratore Maria Pellegrino, potrà fare chiarezza sulla morte di Daniele Santamaria, 40 anni, residente al Villaggio Matteotti, sposato e padre di una figlia di 18, deceduto sabato mattina al Pronto soccorso dell’ospedale Papardo. L’aggravarsi progressivo delle condizioni dell’uomo, che si era presentato in ospedale in preda a forti dolori intorno alle 4.30 del mattino, non sarebbe stato fronteggiato in modo tempestivo secondo quanto denunciato dalla famiglia all’autorità giudiziaria. I carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche, identificato medici e infermieri che si sono occupati del caso, oggi dovrebbe essere conferito l’incarico per l’autopsia. Come riferito ieri sulla base dell’esposto della famiglia, curato dall’avvocato Marianna Buscemi, all’alba di sabato Daniele Santamaria, accompagnato dal padre all’interno del Pronto soccorso, ha detto al personale del servizio di ricezione di accusare dolori a una spalla e al braccio sinistro, ed è stato messo in attesa in una prima sala-visite, laddove però il dolore si è fatto progressivamente più intenso. Adagiato poi su un lettino e condotto in un’altra sala, le condizioni sono via via precipitate fino al decesso. Il tutto, un tragico crescendo, si sarebbe svolto con tempi d’attesa giudicati eccessivi, superiori ai 30 minuti. E ieri Giuseppe Santamaria, padre di Daniele, è tornato pubblicamente sulla tragedia che ha straziato un’intera famiglia: «Chiedo giustizia per mio figlio e spero che questo serva in futuro per evitare comportamenti analoghi nei confronti di altri pazienti. Ho accompagnato io mio figlio al Pronto soccorso – spiega – perchè accusava forti dolori al braccio, alla schiena e alla spalla. L’infermiere del triage gli ha dato un codice verde considerando non gravi le sue condizioni, e sono passati 35-40 minuti d’attesa. Più volte ho cercato di attirare l’attenzione dei medici ma senza risultati. Poi ho detto a mio figlio di stendersi su una barella perchè aveva dolori sempre più forti ed è morto tra le mie braccia. A quel punto i medici sono arrivati e inutilmente hanno cercato di rianimarlo e gli hanno anche fatto, inutilmente, una puntura. Ho chiesto spiegazioni, ma non hanno saputo fornirmele – afferma – e ho chiamato i carabinieri. Mio figlio poteva essere salvato e invece oggi stiamo qui piangendo la sua morte». Ma ieri è arrivata la ricostruzione dell’Azienda Papardo, totalmente diversa non solo nella valutazione e scansione dei tempi ma anche sul tipo di dolori denunciati. La riportiamo testualmente: «L’Azienda, pur solidale e vicina al dolore dei familiari tutti per la morte improvvisa del proprio congiunto, dichiara, dopo aver sentito il direttore del Pronto soccorso e visti gli atti, che dal sistema informatico si rileva che il paziente viene accettato dall’infermiere professionale al “triage” alle ore 4.31, dove si presenta accompagnato da un parente, deambulante, e riferisce – afferma l’Azienda – una lombalgia, dolore alla schiena e i parametri vitali rilevati (pressione arteriosa, saturazione di ossigeno e frequenza cardiaca) nella norma. Codice di accettazione verde».
La ricostruzione traccia quindi la fase drammatica e prosegue in questi termini: «Alle 4.35 il medico accetta il paziente che, deambulando, raggiunge la sala 2 del Pronto soccorso, dove dichiara una lombalgia da circa 1 ora e chiede di sdraiarsi perché si sente male. Appena sdraiato – prosegue la nota ufficiale – perde conoscenza e viene trasferito nella sala rossa del Pronto soccorso, alle ore 4.50 avviene la rivalutazione medica, viene chiamato il rianimatore e contemporaneamente iniziano le manovre rianimatorie e la terapia infusionale. Alle ore 4.55, mentre continuano le manovre rianimatorie, il paziente viene intubato ma, nonostante ciò, non vi è ripresa delle funzioni vitali, e alle ore 5.35 viene constatato il decesso». A seguito della tragedia il personale medico del Papardo ha fatto la richiesta di riscontro diagnostico per determinare la causa della morte: il riscontro non è stato autorizzato visto che, dopo la denuncia, la Procura ha subito aperto un’inchiesta. Restano il vuoto di una perdita tanto tragica quanto incolmabile per la famiglia Santamaria e l’urgenza della giustizia di definire quale, tra le due ricostruzioni così distanti, sia quella più vicina alla verità. Alessandro Tumino – GDS