MESSINA, LA SENTENZA: Il "buco" all'Ordine degli architetti, l'ex presidente Montalto patteggia sei mesi di reclusione per appropriazione indebita

24 aprile 2012 Cronaca di Messina

Si chiude con un patteggiamento la storia all’ammanco di circa trentamila euro dalle casse dell’Ordine degli architetti che è addebitabile all’ex presidente Gaetano Montalto. Il professionista infatti ha concordato con l’accusa la pena di sei mesi di reclusione, beneficiando della sospensione, davanti al gip Daniela Urbani, per il reato di appropriazione indebita. Accusa che era stata formulata a conclusione delle indagini preliminari da parte del sostituto procuratore Maria Pellegrino, mentre in prima battuta si era parlato di peculato. Tutto si è giocato evidentemente sulla qualifica di pubblico ufficiale attribuibile a Montalto come presidente di un Ordine, qualifica che il magistrato non ha ritenuto sussistente in relazione alle spese. L’architetto Montalto, che in questa vicenda è stato assistito dall’avvocato Nunzio Rosso, era finito sott’inchiesta dopo una dettagliata denuncia presentata dall’attuale presidente degli architetti Pino Falzea, in cui si spiegava tutta la storia, e si indicava la cifra di circa 30.000 euro come spese non “coperte” da funzioni di rappresentanza. Montalto durante la sua presidenza, tra l’ottobre del 2009 e il novembre del 2010, «… ha effettuato numerose trasferte. Le relative spese sono state affrontate, per una parte, utilizzando la carta di credito intestata all’Ordine degli architetti, di cui l’arch. Montalto aveva la disponibilità in ragione delle sue funzioni. Per un’altra parte sono state anticipate dall’interessato e successivamente rimborsate direttamente dal personale di segreteria, senza tuttavia seguire il procedimento dettato dall’art. 40 del R.D. n. 2537/1925». In un altro passaggio il presidente Falzea sottolineava ai magistrati che per un verso le spese sono «… di gran lunga superiori rispetto a quelle previste nel bilancio preventivo, approvato dall’assemblea, senza che mai il consiglio abbia discusso e men che mai approvato alcuna variazione di bilancio» e per altro verso «… una rilevante parte delle somme dell’Ordine utilizzate da Montalto non potevano essere rimborsate o perché riferite a missioni mai autorizzate dal consiglio e per le quali non esisteva alcuna convocazione ufficiale, o perché riferite a scontrini incongruenti nelle date e negli importi». La denuncia seguiva un lungo dibattito all’interno dell’Ordine e anche un parere “pro veritate” redatto dai tre legali incaricati all’epoca, gli avvocati Giuseppe Amendolia, Guido Barbaro e Massimo Rizzo, che avevano affrontato l’intero caso sotto un triplice profilo, vale a dire penale, disciplinare e civile.(n.a.)