MESSINA: Via del mare, progetto inviato ai Quartieri. Scoglio: costa 60 milioni, di meno senza un cavalcavia. Il sindaco-commissario può approvare la variante

24 aprile 2012 Cronaca di Messina

«È il più grande progetto di viabilità e riqualificazione espresso da Messina dagli Anni ’90 – afferma l’assessore Scoglio – escludendo il tram su cui ciascuno ha le proprie opinioni». È il progetto preliminare della Via del mare, opera condivisa dalla quasi totalità dei cittadini, scommessa difficile ma che può vivere grazie all’intesa tra il Comune, le Ferrovie e l’Autorità portuale, benedetta dal ministero dei Trasporti con i fondi per la progettazione. Ebbene, siamo a un punto cruciale. Il progetto redatto dal raggruppamento vincitore, 3TI, è stato da qualche giorno inviato dall’Amministrazione Buzzanca, in particolare dall’assessore allo Sviluppo e dal dirigente dei Programmi complessi, Giovanni Caminiti, agli enti chiamati a dare il parere e – passaggio fortemente voluto – ai sei Consigli di Quartiere. Almeno un paio di essi non sono “interessati” dal tracciato, i sette chilometri dalla Zona falcata al porto di Tremestieri, e dai molteplici servizi connessi. Ma è evidente che si tratta di un’opera così importante da poter ridisegnare molto più del tessuto viario: l’approccio all’area dello Stretto e una bella fetta delle prospettive disponibili, sociali ed economiche, per una città in crisi. Purché, naturalmente, segni il riscatto dalla logica del cemento e del mattone. Tornando al progetto, dovrà ottenere tutti i pareri nonché la variante urbanistica necessaria al cambio di destinazione delle aree ferroviarie interessate al tracciato. Ci vorrà molto tempo e, una volta centrato il traguardo, i progettisti avranno due mesi di tempo per trasformare in definitiva l’attuale progettazione preliminare. A quel punto, se il Comune sarà in tutto o in parte provvisto dei fondi, potrà mettere in gara, con appalto integrato come fatto per il porto di Tremestieri, la progettazione esecutiva e la costruzione dell’opera. Nella serie di faldoni ed allegati raccolti dal responsabile del procedimento Giacomo Villari, sono tanti gli elementi che colpiscono, e le novità che faranno discutere. Anzitutto un’occhiata ai costi stimati: non un minimo di 70-80 milioni, come si dava per scontato, ma circa 60 milioni di euro: «Anzi – precisa Scoglio – ci sono due alternative, tecniche e finanziarie, indicate dai progettisti per il nodo più complesso, il tratto in corrispondenza delle aree militari del XXIV Artiglieria. Se si sceglie la soluzione della piena continuità attraverso la realizzazione di un cavalcavia, allora il costo dell’intera Via del mare arriva a 60 milioni, viceversa se ci si limita al tracciato pedonale-ciclabile nell’area demaniale sottostante ai binari, e per quello carrabile si utilizzano i raccordi autostradali di Gazzi e San Filippo, allora il costo dell’intera opera risulta nettamente inferiore». Se i costi ridotti e perfino riducibili, sono la novità per certi aspetti sorprendente, il cuore pulsante dell’operazione resta quello della “cessione” preventiva, da Rfi al Comune, delle aree ferroviarie dismesse tra la Falce e Maregrosso, Gazzi e San Filippo: una ventina di binari che lascerebbero il posto, sulla fascia più alta della costa, al percorso carrabile, alle rotatorie di raccordo e a gran parte degli spazi attrezzati di parcheggio. Laddove, invece, la grande Promenade alberata, la nuova Passeggiata centro-sud di Messina, occuperebbe perlopiù aree del demanio marittimo. Da molto tempo ormai, è questo il “cuore pulsante” del piano strategico e batte molto orgogliosamente nelle enunciazioni dell’assessore allo Sviluppo, Gianfranco Scoglio: «Le Ferrovie ci hanno già dato rassicurazioni – ripete – sul fatto che, grazie all’approvazione della variante urbanistica e quindi al cambio di destinazione d’uso, le aree esclusivamente destinate alle infrastrutture pubbliche, come appunto la Via del mare, potranno essere cedute gratuitamente al Comune. Non dovremo, insomma, pagare gli espropri delle aree alle Ferrovie». La “contropartita”, per la Spa nazionale, non appare da poco: «Le altre aree sclassificate, quelle destinate ad investimenti privati, verrebbero loro pagate quasi secondo il loro valore di mercato, ovvero quello di aree centrali urbanizzate della città di Messina». Insomma la finanziabilità della grande opera pubblica potrebbe essere più veloce grazie al partenariato con i privati, quello che Scoglio evoca già come una sorta di “Patto territoriale per Messina”: gli investimenti di imprenditori e banche («da selezionare con trasparenza e evidenza pubblica, assicura l’assessore) nelle aree direzionali individuate dal Piano» Ma ci si chiede: quanto tempo ci vorrà, a Palazzo Zanca, per la variante urbanistica? «Essendo la Via del mare – annuncia Scoglio – un obiettivo affidato ai poteri speciali del sindaco, puntiamo ad approvare la variante urbanistica entro la scadenza della fase commissariale». Tradotto: il 30 giugno. Non sarebbe richiesto insomma, il voto in consiglio comunale. Si vedrà… Ma mettiamo un attimo da parte quest’impostazione: e se si ricorresse solo ai “fondi pubblici”? «Si potrebbe dividere il progetto in due lotti, e a chiedere i fondi per quello sud, tra Tremestieri e Contesse, vitale per sgravare il traffico della Statale 114, in raccordo con il porto e la piastra logistica». ALESSANDRO TUMINO – GDS