LAMETIA TERME, OMICIDIO COLPOSO: Appendicectomia fatale. Dodici medici a giudizio

25 aprile 2012 Mondo News

Omicidio colposo. Sott’accusa ci sono 12 medici che verranno processati dal Tribunale di Lamezia il 15 novembre prossimo. Avrebbero causato la morte di Giuseppe Francolino, 25 anni, arrivato al pronto soccorso dell’ospedale lametino il 17 agosto di tre anni fa e operato d’urgenza di peritonite. Dopo 10 giorni di ricovero il giovane è morto. Davanti al Tribunale compariranno i dottori Francesco Cimino, Roberto Daffinà, Luigino Borrello, Tommaso Greco, Manfredo Tedesco, Francesco Cianci, Carmelo Nucera, Eleonora Corace, Rosina Nicoletta e Maria Perri. Hanno invece scelto il rito abbreviato Giovanni Barillà e Franco Cappello. A chiedere il loro rinvio a giudizio è stato il pubblico ministero Maria Alessandra Ruberto, ieri sostituita da Domenico Galletta, che il Gup Barbara Borelli ha accolto fissando la prima udienza il 15 novembre. Giuseppe Francolino era di Ciaramiti, una frazione di Ricadi, nel Vibonese. Per la sua schizofrenia si trovava ospite della casa di cura “Villa Arcobaleno” a Limbadi. A Ferragosto del 2009 il giovane tornò a casa per stare un po’ con i suoi, ma il primo giorno avvertì dei forti dolori al ventre. Ci fu un viavai tra il paese e l’ospedale “Jazzolino” di Vibo, finchè per Francolino si presentò la necessità di un’operazione d’appendicite. Ma l’ospedale vibonese era in ristrutturazione e non c’erano posti letto. Fu trasferito a Lamezia dove venne operato d’urgenza. Il ricovero durò una decina di giorni. «Siamo stati abbandonati. Per giorni ho chiesto assistenza ai medici e agli infermieri che impegnati m’hanno risposto di stare tranquillo», raccontò il padre della vittima, Domenico Francolino, affranto dal dolore subito dopo la tragedia. E aggiunse: «Mio figlio Giuseppe se n’è andato dopo avermi ripetuto di non voler morire». Quando all’ospedale di Vibo dissero che non c’erano posti letto, l’accompagnò a Lamezia un’auto della casa di cura dove il giovane era ospite. Raccontò suo padre: «Dopo essere stato operato m’hanno garantito che avrebbero fatto l’impossibile per salvarlo nonostante le gravi condizioni». Oltre ai chirurghi si mobilitarono gli psichiatri viste le disagiate condizioni mentali di Giuseppe Francolino. Il padre subito dopo la morte di suo figlio andò a presentare una denuncia ai carabinieri. Disse: «È stato abbandonato. Ho chiesto un elettrocardiogramma perchè le sue condizioni erano peggiorate, ma mi è stato risposto che non ce n’era bisogno. Giuseppe è morto per arresto cardiaco». A tre anni da quella morte sospetta comincerà il processo per chiarire se ci sono realmente responsabilità dei sanitari. Vinicio Leonetti / GDS