SANT'AGATA MILITELLO (MESSINA): Travolse col camion un passeggino causando la morte di un bimbo. Condannato a 5 anni e dieci mesi

25 aprile 2012 Cronaca di Messina

Sant’Agata Militello / Cinque anni dopo il terribile incidente stradale a Sant’Agata Militello, che costò la vita al piccolo Sebastian Rabiej Caioli, di appena un anno, il giudice del tribunale di Sant’Agata Militello ha condannato per omicidio colposo il conducente dell’autocarro che travolse il passeggino sul quale c’era il piccolo, Paolo Restifo, 53enne di Acquedolci, alla pena di cinque anni e dieci mesi di reclusione ed al pagamento di una provvisionale di 28 mila euro alla famiglia oltreché delle spese processuali. L’incidente accadde il 4 giugno del 2007. Nel primo pomeriggio Restifo, titolare ad Acquedolci di una ditta di autodemolizioni, si recò a Sant’Agata, in via Magenta, alle spalle del Duomo, per caricare una vettura sul proprio carroattrezzi. Il grosso mezzo, venne però lasciato acceso e col freno a mano tirato. Caricato dal peso dell’auto, la ruota anteriore del mezzo si sollevò dal marciapiede sulla quale era appoggiata provocando la messa in marcia del carroattrezzi che iniziò a scivolare in discesa finendo la sua folle corsa contro il muro di una palazzina. Sul suo tragitto, l’autocarro trovò il passeggino sul quale era seduto il piccolo Sebastian appena uscito dal portone di casa sospinto dalla nonna. L’impatto fu violentissimo, il piccolo venne sbalzato dal passeggino riportando lesioni poli-traumatiche che determinarono la morte. Ferita anche la nonna Alicjia Rabiej, e nel procedimento penale a Restifo è stato riconosciuto anche il reato di lesioni gravi colpose nei confronti della donna. Secondo le motivazioni del giudice Ugo Molina, il Restifo ha dunque agito con imperizia e negligenza durante le operazioni di carico del mezzo. A Restifo, nello specifico, viene contestato di avere omesso di porre un’altra persona alla guida del carro attrezzi, in grado di azionare il freno in caso di necessità, non aver inserito gli appositi bloccaggi sotto le ruote ed aver fissato con un eccessivo angolo di inclinazione il cavo per il traino dell’autovettura da caricare sul mezzo. Riscontrate inoltre varie violazioni del codice della strada, tra cui l’obbligo di revisione dell’autocarro risultato importato, in precarie condizione e con il freno di stazionamento inefficace. Per l’uomo il pubblico ministero Francesca Bonazinga aveva chiesto 9 anni di carcere. Nel processo di primo grado, la parte civile era rappresentata dall’avvocato Massimiliano Fabio mentre la difesa di Restifo curata dall’avvocato Alvaro Riolo. Giuseppe Romeo / GDS