L'OMICIDIO DI MARIA CONCETTA CACCIOLA: Testimone di giustizia suicida, terzo arresto. A febbraio finiti in manette i genitori della ragazza che si era tolta la vita ingerendo acido muriatico

26 aprile 2012 Mondo News

Reggio Calabria – È finita martedì pomeriggio, all’uscita di un grosso centro commerciale di Paderno Dugnano, in provincia di Milano, la latitanza di Giuseppe Cacciola. I carabinieri gli davano la caccia dal febbraio scorso, quando il trentunenne di Rosarno era sfuggito all’arresto, accusato di aver indotto la sorella, testimone di giustizia, a suicidarsi. Maria Concetta Cacciola era stata protagonista di una vicenda agghiacciante. Maltrattata e malmenata (in una circostanza aveva riportato la frattura di una costola) si era tolta la vita nell’agosto del 2011 ingerendo acido muriatico. La donna, sposata e madre di due figli in tenera età, aveva compiuto l’estremo gesto nel bagno dell’abitazione dei genitori, in uno stabile all’angolo tra via don Gregorio Varrà e via Pola a Rosarno. Di induzione al suicidio della testimone sono stati accusati anche i genitori della giovane, Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro, entrambi arrestati due mesi fa (l’uomo era finito in carcere, la donna ai domiciliari), in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare (rimasta ineseguita fino all’altro ieri nei confronti di Giuseppe Cacciola), emessa dal gip di Palmi, Fulvio Accurso, su richiesta del procuratore della Repubblica, Giuseppe Creazzo, e del sostituto Giulia Masci. La testimone di giustizia, che aveva 31 anni, era imparentata con personaggi di spicco nel contesto della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. Il padre è cognato di Gregorio Bellocco, considerato uno dei capi dell’omonima cosca legata a quella dei Pesce e considerata egemone nel territorio di Rosarno. A un certo momento della sua esistenza, Maria Concetta Cacciola aveva deciso di cambiare. Si era stancata di quella vita. Come aveva avuto modo di spiegare al magistrato della Dda, il sostituto procuratore Alessandra Cerreti che aveva raccolto le sue dichiarazioni, Maria Concetta voleva prendere le distanze da quella realtà impregnata dei disvalori della ‘ndrangheta. Con le sue dichiarazioni la giovane donna aveva svelato gli affari criminali della propria famiglia, consentendo ai carabinieri, tra l’altro, di arrestare 11 affiliati alla cosca e di scoprire due bunker utilizzati dai latitanti. Dopo avere interrotto i rapporti con la sua famiglia ed essersi allontanata, Maria Concetta Cacciola era tornata a Rosarno per potere rivedere i figli, rimasti a casa dei nonni in attesa del perfezionamento delle pratiche per il loro trasferimento nella sede protetta in cui si trovava già la testimone di giustizia. In quella fase, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la situazione era precipitata. Dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro è emerso come era stata proprio la famiglia di Maria Concetta Cacciola a esercitare violenze, minacce e forti pressioni psicologiche nei confronti della donna, prospettandole anche la possibilità di non farle vedere più i figli, in modo da costringerla ad interrompere la collaborazione con la giustizia. Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti dei genitori e del fratello viene descritto lo scenario da incubo dove si era ritrovata la donna al rientro dalla località protetta. Giuseppe Cacciola, descritto dagli inquirenti (anche sulla base delle dichiarazioni della sorella) come un soggetto pericoloso avrebbe picchiato selvaggiamente più volte Maria Concetta insieme con il padre. Un comportamento violento che, secondo l’accusa, era scattato dopo che Michele Cacciola aveva ricevuto una lettera anonima nella quale si accusava la donna di avere avuto una relazione extraconiugale mentre il marito, Salvatore Figliuzzi, era detenuto per scontare una condanna per associazione mafiosa perchè affiliato alle cosche di Rosarno. Il procuratore Giuseppe Creazzo ha sottolineato l’importanza di aver dato completa esecuzione all’ordinanza emessa dal gip Accurso: «Con l’arresto di Giuseppe Cacciola – ha commentato il magistrato – si chiude il cerchio sulle persone accusate di avere maltrattato la giovane testimone di giustizia al punto da determinarne il suicidio. Ai carabinieri, dunque, vanno i miei complimenti». Paolo Toscano – GDS

In sintesi
IL SUICIDIO. Maria Concetta Cacciola si era suicidata nell’agosto dello scorso anno. La testimone di giustizia aveva compiuto il tragico gesto mentre si trovava a Rosarno, nell’abitazione dei genitori.
LA VICENDA. La donna aveva cominciato a collaborare con i magistrati della Dda reggina. Le sue rivelazioni hanno portato all’arresto di 11 presunti appartenenti alla criminalità organizzata di Rosarno e alla scoperta di due bunker utilizzati dai latitanti.
LE VIOLENZE. La famiglia, secondo l’accusa, avrebbe esercitato violenze, minacce e forti pressioni psicologiche sulla donna (compresa la prospettiva di non farle più vedere i figli), per indurla a interrompere la collaborazione.
L’OPERAZIONE. L’inchiesta della procura di Palmi aveva portato nel febbraio scorso all’arresto dei genitori della testimone di giustizia, Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro, mentre il fratello Giuseppe si era reso irreperibile. La latitanza si è conclusa martedì a Paderno Dugnano.