AUTORITA' PORTUALE MESSINA: Ricorso al Tar ed esposto alla Procura. L'avv. Calogero Ferlisi, comandante della polizia municipale, passa al contrattacco. Querela nei confronti dei politici che hanno definito «inadeguata» la terna proposta dagli enti locali

27 aprile 2012 Cronaca di Messina

Ricorso al Tar ed esposto alla Procura della Repubblica. L’avv. Calogero Ferlisi, comandante della polizia municipale, passa al contrattacco, preannunziando le proprie mosse in una lettera inviata al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera e al presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, oltre che per conoscenza al presidente della IX Commissione Trasporti della Camera Mario Valducci. «Da uomo delle istituzioni, nella vicenda della nomina a presidente dell’Autorità portuale di Messina e Milazzo – è la premessa di Ferlisi –, mi ero imposto un sofferto ma doveroso silenzio. Alla luce dei vergognosi accadimenti e delle prese di posizione da parte di certa politica che hanno intaccato la mia dignità anche professionale, non posso più esimermi dall’esternare pubblicamente il mio sdegno per l’ingiustizia manifesta che, in tale iter, è stata perpetrata ai miei danni ma soprattutto ai danni dell’intera cittadinanza, nell’assordante ma eloquentissimo silenzio della quasi totalità della classe politica messinese. Penso di avere, nella mia carriera lavorativa, indossato con dignità e orgoglio una divisa, dapprima quale ufficiale superiore del Corpo della Capitaneria di porto-Guardia costiera e dopo quella attuale di comandante del Corpo di polizia municipale di questa città. Il mio ultratrentennale lavoro ha sempre riguardato una costante attività nel campo demaniale marittimo, portuale e, da ultimo, anche nel settore dei trasporti terrestri; ed è proprio alla luce dei risultati conseguiti in tali campi lavorativi che il ministro delle Infrastrutture mi aveva designato, nell’ambito della terna proposta dagli enti locali, quale presidente dell’Autorità portuale. Avevo vissuto quella designazione – prosegue Ferlisi – come un riscatto e un risarcimento personale e professionale in ordine alla mia precedente esperienza nel Corpo della Capitaneria di porto terminata con le mie dimissioni nel gennaio 2000 a seguito di eventi mai chiariti e per i quali i magistrati messinesi dell’antimafia aprirono un’inchiesta. E in ordine a ciò con grande incredulità, settimane or sono leggendo sugli atti parlamentari le interrogazioni “bipartisan” inerenti spiegazioni sul perché del mio trasferimento disposto da Messina a Crotone, dopo la preziosissima attività sul demanio marittimo, ho letto che nel 2002 l’allora sottosegretario ai Trasporti rispose affermando che le dimissioni erano riconducibili a una presunta “incompatibilità ambientale” e al fatto che avevo vinto il concorso per comandante della polizia municipale. Motivazioni queste scandalose e spudoratamente false. Mai chiarita, infatti, la citata “incompatibilità ambientale”, neanche a seguito d’indagini dell’autorità giudiziaria, la stessa che era stata destinataria da parte dell’ufficio demanio, da me diretto, di un centinaio di sequestri di aree e demolizioni che riguardarono, oltre che “vip” messinesi, politici, imprenditori e soprattutto esponenti di spicco della criminalità organizzata. Faccio notare anche che mi dimisi nell’autunno del 1999 mentre vinsi il concorso per comandante della polizia municipale l’1 giugno 2001». Venendo alla candidatura all’Autorità portuale, Ferlisi sottolinea di aver accettato la designazione «in quanto sostenuto da tutti i partiti politici, per il tramite della stragrande maggioranza dei consiglieri comunali e della quasi totalità dei presidenti di Circoscrizione. Avrei rifiutato se fossi stato designato solo da un singolo o da un partito. Nell’iter di nomina – insiste Ferlisi – ritengo, dunque, che siano stati calpestati non solo i diritti degli enti locali che mi avevano indicato, ma la stessa volontà dei cittadini messinesi». Il comandante sferra un attacco preciso, preannunziando querele nei confronti di quei politici «che non hanno esitato pubblicamente a offendermi, definendomi “inadeguato” ed esercitando il proprio diritto di veto». Il riferimento diretto è al senatore Gianpiero D’Alia e alla sua «formale diffida al Governo in merito alla mia designazione» ma anche al presidente della Regione Lombardo che «non ha motivato il suo diniego» e non ha mai ritenuto di rispondere alla richiesta di incontro avanzata dal comandante della polizia municipale. «Presumo che le logiche politico-clientelari e affaristiche – evidenzia Ferlisi – hanno fatto sì che la mia amata città di Messina sia stata ancora una volta terra di conquista di determinati poteri che ne condizionano il destino a discapito della dignità del popolo messinese». La motivazione di Lombardo per la mancata intesa sul nome di Ferlisi consisterebbe nell’esperienza «poco significativa quale comandante di un porto». La replica è dura: «Al di là del fatto che nella terna proposta da Lombardo vi sono candidati che o non hanno alcun titolo previsto dalla legge per ricoprire tale incarico o addirittura non sono stati minimamente indicati dagli enti locali e neanche da un singolo consigliere comunale, vorrei ricordare – afferma Ferlisi – che il sottoscritto in Calabria, oltre ad aver lavorato alla sezione Demanio della Direzione marittima di Reggio Calabria (laddove si è provveduto a denunciare esponenti della criminalità organizzata che gestivano il racket della prostituzione in manufatti abusivi, poi demoliti, nell’attuale sito dove ora sorge l’incantevole “lungomare Falcomatà”), ha anche guidato da comandante il porto di Corigliano Calabro. Un’esperienza che non ritengo sia stata “poco significativa”, tutt’altro. Credo di aver contribuito all’operatività di tale importante scalo marittimo. Se per esperienza “poco significativa” vuol dire aver fatto abbattere dagli stessi abusivi interi palazzi e manufatti realizzati dalla più potente cosca criminale dei Carelli nella Sibaritide, allora ne vado fiero di tali esperienze». Da qui l’annuncio del ricorso al Tar contro la procedura di nomina del presidente dell’Autorità portuale e dell’esposto-querela alla Procura della Repubblica «in merito a fatti di eventuale rilevanza penale e a comportamenti e provvedimenti presi in maniera lesiva dell’immagine e della dignità professionale dello scrivente». LUCIO D’AMICO – GDS