MESSINA, CULTURA: Quelle ventuno scuole inutilizzate diventino luoghi di aggregazione. Il consiglio comunale dedicherà una seduta aperta all'argomento

Ventuno scuole diventate ufficialmente “ex scuole”, ventuno cartoline della Messina di ieri, ventuno immobili coi quali il Comune vorrebbe far cassa. Ma che invece potrebbero tornare ad essere culle di cultura. Come? Venendo trasformati in quei luoghi di aggregazione di cui tanto bisogno ha la città, soprattutto i villaggi e ancor di più quelli periferici ed abbandonati a se stessi, nel solco di quel bene prezioso, la cultura, che è un servizio essenziale per il cittadino, al pari dei trasporti, della raccolta rifiuti, dell’acqua. Questi i concetti chiave in base ai quali il neonato Movimento per la Cultura, con in testa uno dei suoi fondatori, Renato Accorinti, propone ufficialmente di mettere a disposizione quei 21 plessi un tempo scuole e da anni in disuso alle associazioni ed ai cittadini che intendano farne “piazze” da dedicare alla cultura, nel suo senso più ampio del termine. Le “ex” scuole sono quelle di Massa San Giorgio, Massa San Giovanni, Ortoliuzzo, Molino, Santo Saba, Cumia Inferiore, Spartà, Tono-Acqualadrone-Piano Torre, Locanda Gesso, contrada Serre, Santa Lucia sopra Contesse, Briga Superiore, Casette Ritiro, Cola Camuglia, Valle degli Angeli, Castanea, Villa Lina, Gazzi, Faro Superiore, Scala Ritiro e Ganzirri. Ventuno zone “periferiche”, che fino a pochi anni fa ospitavano scuole che oggi sono vuoti scheletri, tranne rare eccezioni di immobili che già ospitano alcune associazioni. «In ogni parte del mondo – ha evidenziato Accorinti – è scontato che la cultura stia al primo posto, solo questa Amministrazione, al di là delle dichiarazioni d’intenti, non passa ai fatti. È fondamentale creare luoghi di aggregazione in tutti i quartieri, soprattutto quelli periferici, di cui si parla solo in campagna elettorale. Non si parli di quartieri a rischio, però, perché il “rischio” c’è ovunque». Per il Movimento «la svendita di 21 gioielli di famiglia è un modo per nascondere il malgoverno di varie amministrazioni». Il passo più difficile per creare centri di aggregazione culturale è trovare le location, «ed in questo caso ce le abbiamo già». Vanno recuperate? «Gli ordini di ingegneri e architetti hanno dato la disponibilità a realizzare i progetti gratuitamente». Serve, dunque, la volontà politica. Al termine della conferenza stampa di ieri, Accorinti ha incontrato il presidente del consiglio comunale Pippo Previti, che nella prima settimana di maggio convocherà i capigruppo per concordare una data in cui svolgere una seduta aperta dedicata all’ampio tema della cultura. «È assurdo che il sindaco da mesi non voglia nemmeno riceverci», ha attaccato Accorinti, che però si è detto soddisfatto dell’adesione al Movimento per la cultura di sempre più cittadini, anche “illustri” come il segretario regionale dell’Udc Gianpiero D’Alia. Già sono in programma incontri nei consigli di quartiere, le adesioni crescono sempre di più. «Pensare agli affarucci e al solo voto è da “politici”, pensare al futuro, ed investire sulla politica significa pensare al futuro, è da statisti». I volti del Movimento per la cultura sono quelli di cittadini qualunque. Medici, come Carmela Luparello («quante scuole non a norma, in questa città ci accontentiamo del nulla e non lo accetto»), professori, come Antonio Spoto («per l’accorpamento delle scuole adesso alla Manzoni non abbiamo più il campo da ginnastica e dobbiamo pagare un privato per proseguire l’attività»), professionisti, come il presidente del Comitato promotore del Parco dei Peloritani Pino Giaimi («la stessa sordità istituzionale riscontrata per la cultura l’ho ricevuta per le tematiche ambientali»), giovani, come Francesco D’Uva e Cecilia Caccamo, due dei tantissimi al fianco di Renato Accorinti in una battaglia senza tempo: quella per la cultura. Sebastiano Caspanello – GDS