MESSINA, LA MORTE DEL GIOVANE SCRITTORE LUCIANO MICALI: Fu il fornitore della dose di eroina "killer". Il gup infligge 5 anni e 4 mesi a Sandro Rosi

27 aprile 2012 Cronaca di Messina

Luciano

L’accusa, il pm Liliana Todaro, ieri mattina aveva chiesto una pena ancora più dura: 7 anni e 8 mesi di reclusione. E il gup Giovanni De Marco, a conclusione dell’udienza preliminare ha inflitto invece 5 anni e 4 mesi di reclusione, più una multa di 20.000 euro al 44enne Sandro Rosi, ritenuto dall’accusa il pusher che avrebbe venduto la droga al trentottenne Luciano Micali, stroncato da un’overdose il 9 gennaio scorso, sul viale Boccetta. Rosi, che ieri è stato assistito dall’avvocato Nino Cacia, venne incastrato dopo un’indagine a tutto campo e molto serrata della Squadra Mobile. Già pochi giorni dopo la tragedia, era il 20 gennaio del 2011, il gip Daria Orlando emise un’ordinanza di custodia a suo carico con prove schiaccianti raccolte dagli investigatori. Finì in manette con l’accusa di aver ceduto due dosi di cocaina ed eroina dietro il pagamento di 100 euro ciascuna. Gli investigatori della Squadra Mobile lo incastrarono grazie all’analisi delle telefonate partite e ricevute dal cellulare in uso alla vittima. Chiamate che lo inchiodarono, la vendita delle sostanze stupefacenti sarebbe avvenuta nella sua abitazione del villaggio Aldisio. Quello di ieri è comunque solo uno degli aspetti processuali di questa tragica vicenda, perché le indagini sulla morte di Micali, un ragazzo brillante e molto conosciuto in città per il suo impegno anche in campo letterario, aveva già scritto due libri, sono ancora in corso da parte della polizia. Dall’analisi del cellulare della vittima, scrisse all’epoca il gip Orlando, «emergevano diversi contatti telefonici (14.24, 14.49, 15.25, 21.40, 22.08 in uscita e 21.54 in entrata) tra l’utenza a lui in uso e quella memorizzata in rubrica con il nome “Rosina”, attivata a nome di Sandro Rosi». Di conseguenza, la polizia perquisì la sua abitazione del Villaggio Aldisio, rinvenendo due grammi di marijuana e il telefonino. Messo alle strette dagli inquirenti, Rosi raccontò «di avere ceduto una dose di eroina e una di cocaina, ricevendo il corrispettivo di 100 euro». Inoltre, ammise di avere venduto anche in precedenza sostanza stupefacente a Micali.(n.a.) – GDS