MESSINA – Regione Siciliana, impugnato il bilancio: Scure su Palermo, Messina al collasso. Addio investimenti. Servizi essenziali, trasporto pubblico e altro: tutto a rischio. Beffa per i cantieri lavoro

27 aprile 2012 Cronaca di Messina

Un drammatico effetto domino. Che si cercherà di evitare, per quanto possibile. Mentre Messina comincia a esplodere. Dalla crisi alla fame: di questo stiamo parlando. Precari, dipendenti comunali e delle partecipate, licenziati Servirail, forestali, cooperative sociali e molto altro ancora: salta un tappo dopo l’altro, monta la protesta. E non siamo in possesso – per ragioni comprensibili – di dati che riguardano il lavoro autonomo. Qua e là si apprende di attanagliante crisi di imprese private, nell’ambito del commercio, dei servizi: la slavina rischia di travolgere quel che resta di un tessuto già debole. Le notizie che giungono da Palermo, con il commissario dello Stato che ha impugnato buona parte della Finanziaria, ben 80 norme, alcune delle quali di esiziale importanza per la sopravvivenza degli enti locali, aggiunge a un contesto di estrema difficoltà ulteriori, nefasti effetti. Prima notizia: la Finanziaria regionale, espunta dalle norme impugnate dal commissario dello Stato, andrà in pubblicazione oggi. Altrimenti per gli enti locali sarebbe il default. Saltano in ogni caso, giusto per fare due esempi, le somme dei cantieri lavoro e quelle previste per gli investimenti; impossibile, anche per altra ragione (violazione del patto di stabilità), la stabilizzazione dei precari. La prima semestralità di trasferimenti sarà giocoforza compressa. Ma un altro è il dato che fa paura: uno dei provvedimenti “cassati” dal commissario dello Stato – forse il più importante – prevedeva la contrazione di un mutuo da 558 milioni e l’accantonamento negativo in bilancio di 192 milioni da destinare alle automie locali, al trasporto marittimo, al trasporto pubblico locale: non se ne farà nulla. Il sindaco Buzzanca, ieri impegnato all’Ars, non nasconde la sua preoccupazione: «Qui rischia di saltare tutto. Avevamo chiesto una Finanziaria rigorosa ma rispettosa delle reali esigenze delle comunità siciliane, ci siamo ritrovati con provvedimenti adottati da una maggioranza che non potevano non essere impugnati dal commissario dello Stato». Al di là delle valutazioni politiche, che in questa sede non possono trovare spazio, appare davvero un’alchimia quella posta di 343 milioni affondata: fondi che l’esecutivo regionale ha previsto che venissero recuperati dalla trattativa col Governo Monti sul federalismo fiscale. In particolare si tratta di somme a copertura di una parte della spesa sanitaria, risorse attinte dai fondi Fas (ovvero destinati alle aree sottosviluppate) il cui utilizzo temporaneo è stato autorizzato dello Stato. Strada sbarrata. Palazzo Zanca, ma l’analisi vale naturalmente anche per ogni ente locale della provincia e dell’isola, come per ogni derivazione del potere regionale, rischia di entrare in un tunnel senza uscite. La Regione oggi proverà a limitare i danni mandando in pubblicazione la Finanziaria sfrondata dalle norme impugnate dal commissario: servirà per dare un po’ di ossigeno ai Comuni. A maggio l’assestamento di bilancio ma, sia chiaro, nulla sarà più come prima e il rischio che si registrino conflitti sociali cresce a dismisura. Interi ambiti occupazionali, già precarizzati e sottopagati, rischiano di saltare: rabbia e paura invaderanno le strade. Francesco Celi – GDS