3 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Alluvione 2009, chiesti 18 rinvii a giudizio. L'udienza preliminare già fissata per il 13 luglio. Contestati l'omicidio colposo, il disastro e le lesioni. Le accuse poggiano essenzialmente sulle omissioni nonostante gli allarmi

La ferita profonda della nostra comunità non s’è mai richiusa, quel maledetto fango assassino rimane come attaccato all’anima. Adesso in questa immane tragedia s’aggiunge una data. È quella del 13 luglio. Quel giorno, a quasi tre anni di distanza dai fatti, davanti al gup Salvatore Mastroeni si aprirà la maxi udienza preliminare sull’alluvione del 2009 che tra Giampilieri e Scaletta Zanclea provocò la morte di 37 persone e centinaia di feriti, una vicenda per cui la Procura dopo mesi d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per diciotto indagati. Si tratta di amministratori, ex amministratori, geologi, progettisti e tecnici, le accuse ipotizzate a vario titolo nei loro confronti sono l’omicidio colposo plurimo, il disastro colposo e le lesioni colpose. E tra le carte dell’inchiesta c’è pure una lunghissima lista di quelle che si chiamano “parti offese”, citate per l’udienza preliminare. Sono ben 169. Ricorrono i nomi dei parenti delle vittime, di chi rimase ferito. Ci sono anche Legambiente e il WWF, che chiederanno di costituirsi parte civile nel procedimento. A chiedere i 18 rinvii ai giudizio erano stati nelle settimane scorse i sostituti procuratori Adriana Sciglio e Stefano Ammendola, che avevano concluso una complessa attività di sintesi coordinata dal procuratore capo Guido Lo Forte sulla scorta di una consulenza tecnica affidata dal 6 ottobre del 2009 ad alcuni esperti di primo piano a livello nazionale: il prof. Gabriele Scarascia Mugnozza, docente di Geologia applicata alla “Sapienza” di Roma, i professori Andrea Failla, docente di Teoria e tecnica del consolidamento strutturale all’Università di Palermo, Concetto Pietro Costa, docente di Geotecnica all’Università di Catania, e l’ingegnere Aronne Armanini, ordinario di Idraulica all’Università di Trento. Sono stati loro ad elaborare tutto, e tra l’altro hanno fornito ai magistrati anche una rappresentazione computerizzata di quanto è successo, avvalendosi anche di alcuni stretti collaboratori. L’altro pilastro su cui poggia l’accusa è la voluminosa informativa dei carabinieri che subito dopo l’alluvione avviarono una serie di accertamenti e verifiche per chiarire le responsabilità della valanga di acqua e fango travolse le case e le persone. Ci sono poi le perizie sui corpi ritrovati, eseguite dal medico legale Fabrizio Perri, e una dettagliata informativa dell’Ispettorato ripartimentale delle Foreste.
GLI INDAGATI Il rinvio a giudizio è stato chiesto per Mario Briguglio, sindaco di Scaletta Zanclea, Gaspare Sinatra, commissario straordinario del Comune di Messina dal 18 ottobre 2007 al 20 giugno 2008, Giuseppe Buzzanca, sindaco di Messina, Giovanni Arnone e Tiziana Flora Lucchesi, dirigenti della Regione Siciliana, Salvatore Cocina, ex responsabile della Protezione Civile regionale. Ed ancora per Antonino Savoca, Alberto Pistorio, Giuseppe Rago, Francesco Grasso, Agatino Giuseppe Manganaro, Francesco Triolo, Salvatore Di Blasi, Stefano Bello, Giovanni Garufi, Carmelo Antonio Melato, Salvatore Cotone e Giovanni Randazzo, tutti tecnici che si sono occupati in passato della gestione del territorio sia con incarichi pubblici sia con la redazione di progetti specifici. Alcuni di loro hanno chiesto di essere sentiti nella fase successiva alla chiusura delle indagini preliminari per spiegare le loro ragioni. Si tratta di Buzzanca, Sinatra, Randazzo, Savoca e Cotone. L’incastro delle accuse è piuttosto complesso, basti pensare che in un caso si rimanda ad un progetto di sistemazione ed ampliamento del torrente Racinazzi, a Scaletta, che risale al 1971. In relazione al profilo omissivo viene contestato per esempio il disastro colposo: «un disastro consistito in un processo di frana e trasporto di massa – di tipo scorrimento, crollo e colata detritica e di fango -, avvenuto in esito alle precipitazioni verificatesi l’1 ottobre 2009 e nei giorni precedenti». NUCCIO ANSELMO – GDS

La consulenza.
Un concetto generale che i consulenti esprimono più volte nelle loro pagine è molto chiaro: «La consapevolezza per determinate aree della probabilità di accadimento di fenomeni di colata detritica avrebbe potuto condurre ad una diversa impostazione degli strumenti di pianificazione sia sotto l’aspetto urbanistico (P.R.G.) che sotto l’aspetto della valutazione e mitigazione del rischio idrogeologico (P.A.I.). In particolare per tali aree sarebbe stato necessario interdire l’espansione urbanistica e valutare per l’esistente se fosse economicamente e socialmente più conveniente la realizzazione di adeguate opere di mitigazione e salvaguardia o piuttosto la decolalizzazione». Ecco le conclusioni dei periti: «Le conseguenze drammatiche dell’evento del 1. ottobre 2009 possono ascriversi alla concorrenza di tre fattori: interpretazione superficiale di precedenti eventi, mancanza di capacità previsionale riguardo al ripetersi degli stessi e, di conseguenza, inadeguata progettazione delle opere idrauliche». I consulenti affermano poi di essere convinti che «… anche l’evento del 2007 rientrasse in questa categoria», cioé della “colata di detriti”, e spiegano poi che «… purtroppo, negli strumenti di pianificazione che interessano quest’area e negli studi accompagnatori relativi alla quantificazione della pericolosità idrogeologica, non è stata prestata la necessaria attenzione a questa tipologia di evento e del pericolo ad essa associato, sebbene fossero ormai ampiamente conosciuti e disponibili strumenti di indirizzo e di progettazione degli interventi e delle opere di mitigazione del rischio connesso con tali colate di detrito. Neanche dopo gli eventi del 2007 è stata avvertita la necessità di una revisione adeguata a tale tipo di eventi del piano di interventi e di conseguenza dei piani e dei vincoli. In particolare si intende fare riferimento ai principali strumenti pianificatori territoriali», quali il Piano per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I) ed il P.R.G.

Le accuse poggiano essenzialmente sulle omissioni nonostante gli allarmi.
Tra gli indagati sono indubbiamente le posizioni dei due sindaci quelle che saltano all’occhio. Mario Briguglio è il primo cittadino di Scaletta, Buzzanca di Messina. Le ipotesi di reato contestate poggiano per loro sul cosiddetto “profilo omissivo”. A Briguglio la Procura contesta, oltre che come sindaco anche come autorità di Protezione civile tre condotte: aver omesso di adottare un piano di protezione civile finalizzato all’emergenza idrogeologica; aver omesso di assumere le iniziative necessarie a proteggere l’abitato, per esempio con la realizzazione a monte del paese e lungo i torrenti di «piazze di deposito per la raccolta del trasporto solido»; e infine aver omesso «di adempiere agli obblighi di gestione dell’emergenza ed in particolare quelli di allertamento ed evacuazione degli abitanti». Al sindaco Buzzanca invece viene contestato di aver omesso di valutare il livello di rischio idrogeologico che era evidenziato in una nota tecnica del 2007 e in uno studio geologico allegato alla proposta di aggiornamento del Pai, non adottando quindi le misure specifiche come i piani di allertamento, sgombero temporaneo degli edifici. In serata Buzzanca ha diffuso una nota in cui ha ribadito «di aver chiarito con l’interrogatorio e la documentazione probatoria depositata a seguito delle indagini difensive svolte del mio legale di fiducia, avvocato Laura Autru Riolo, la mia totale estraneità ai fatti contestati. Nella consapevolezza che il Giudice non potrà che prendere atto dell’infondatezza delle contestazioni mosse dal Pm, ribadisco la mia profonda amarezza per il coinvolgimento nell’inchiesta relativa ai fatti di Giampilieri».(n.a.)