4 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA, NELLA CITTA' DEI DISOCCUPATI SI MUORE ANCHE DI LAVORO: Santa Margherita, operaio di 45 anni precipita da impalcatura

«Lasciami o mi tiro pure a te». Sono le ultime parole pronunciate da Cosimo Messina, l’operaio di 46 anni, residente a Camaro, precipitato da un’altezza di circa quindici metri ieri mattina a Santa Margherita. Il suo collega ha tentato di trattenerlo con una corda, poi non ce l’ha fatta più e ha mollato la presa. L’uomo si è schiantato sotto i suoi occhi, morendo sul colpo. È una dinamica a dir poco rocambolesca quella che contraddistingue quest’ennesima tragedia sul lavoro, avvenuta all’interno di una palazzina del villaggio della zona sud. La sequenza dell’incidente è davvero drammatica, come si evince dal racconto del collega della vittima, protagonista del disperato tentativo di salvataggio. Teatro dell’accaduto, il complesso residenziale “Saratoga” di via Nazionale, dove i due muratori stavano lavorando a una soprelevazione. Sono appena trascorse le 8,30 del mattino ed entrambi si trovano sulla terrazza dello stabile. Dopo aver già macinato un’ora di duro lavoro, accade l’inverosimile. Il 46enne, probabilmente a causa di una distrazione (seppure sulle prime si era pensato a un improvviso malore) poggia un piede nel punto sbagliato. Messina, di corporatura non proprio esile, si vede cedere il “terreno” sotto di sé: un lucernaio di plexiglass che si frantuma col suo peso. Lo sfortunato lavoratore rimane appeso fra due lembi di ferro, quelli che costituiscono la cornice del punto sfondato. Stando al racconto del collega, unico testimone oculare della tragedia, il 46enne resta diversi secondi aggrappato nel vuoto, facendo leva esclusivamente sulla sola forza delle braccia. Il suo corpo è come incastrato. In pratica, i due “appoggi” rimangono esattamente sotto le ascelle. Piedi penzoloni, non sembra resistere in quella faticosissima posizione. Sotto di sé il seminterrato dello stabile, distante un’abbondante quindicina di metri. Ma non è ancora finita. Come si accennava, qualche istante prima che le braccia del lavoratore cedano, il collega amico tenta il tutto per tutto: afferra una corda, utilizzata normalmente per l’attività di lavoro (probabilmente è quella della carrucola) e prova disperatamente a imbracare l’uomo, ormai davvero esausto e dolorante. Sono frangenti drammatici, che scorrono alla velocità della luce e in cui purtroppo non è facile riuscire a districarsi. Peraltro, il rischio di complicare le cose è in agguato. La dinamica è ovviamente ancora in fase di accertamento, ma a giudicare dalle immagini sembra impossibile tirare su un uomo rimasto appeso in quella posizione, peraltro attraverso un lucernaio così apparentemente fragile. Cosimo Messina si è lasciato andare. Consapevole che il collega non avrebbe potuto più far nulla; è stato proprio lui, alla fine, a dispensarlo da ogni altro eventuale sforzo. Un gesto eroico che probabilmente ha salvato la vita del compagno, anch’egli in grave pericolo su quel lucernaio così precario. È lui ad allertare i soccorsi, subito dopo il tonfo sordo del povero 46enne. Sul luogo della tragedia si precipitano le volanti della polizia e i carabinieri della vicina stazione di Santo Stefano. Di lì a poco arriveranno i parenti della vittima, a cominciare dalla moglie e dai tre figli. Vi sono alcuni amici e altri parenti fra cui una nipote dell’uomo. Arriva pure il sostituto procuratore Antonella Fradà che aprirà un fascicolo per cercare di far luce sulla vicenda, cui si legano gli eventuali profili di responsabilità correlati alla sicurezza sul lavoro. Gli inquirenti sentono il testimone, ma non sembrano esserci ulteriori dubbi su quanto avvenuto. TITO CAVALERI – GDS