4 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

PATTI (MESSINA): L'inchiesta sulle protesi, Sabatino Carianni rinviato a giudizio. Il primario a processo assieme ad altre sei persone

PATTI – L’inchiesta sulle forniture di protesi agli ospedali di Sant’Agata Militello e Patti ha portato al rinvio a giudizio del primario Sabatino Carianni e di altre sei persone. Questo l’esito dell’udienza preliminare che ha preso in esame le richiesta di rinvio a giudizio firmata dal sostituto Alessandro Lia a conclusione dell’inchiesta che aveva portato anche all’arresto del noto ortopedico. L’indagine, condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della Compagnia carabinieri di Patti e diretta dal procuratore Rosa Raffa, si era chiusa con una serie di capi d’imputazione che vedono sempre in primo piano il dottore Carianni. Il primario, infatti, dovrà rispondere di associazione a delinquere finalizzata a commettere delitti con la pubblica amministrazione concernenti l’illecita aggiudicazione di forniture sanitarie in particolare di materiale ortopedico. Oltre a Carianni, erano stati raggiunti di provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari il suo autista e factotum Giuseppe Librizzi, e gli imprenditori catanesi Stefano Privitera e Fabio Moschetti, imputati di associazione delinquere insieme a Antonella Librizzi, figlia dell’autista. Il gup Ines Rigoli li ha rinviati a giudizio fissando l’udienza per il 2 novembre prossimo, ad eccezione di Giuseppe Librizzi che ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Secondo la Procura il sodalizio sarebbe stato costituito e organizzato dal fornitore Moschetti, da Carianni e da Giuseppe Librizzi. Moschetti gestisce le aziende che fornivano il materiale sanitario, la “K Multi Lease srl” con sede in Trecastagni e la “Ortho Kronos Srl” , anche se amministratore unico di quest’ultima risulta essere Stefano Privitera. Con la Ortho Kronos risultava assunto Giuseppe Librizzi, che invece era a costante e gratuita disposizione del Carianni e dei suoi familiari, anche nella veste di autista giornaliero di una serie di autovetture concesse sempre dalle ditte. Ai cinque vengono contestati anche reati di corruzione aggravata e continuata per avere organizzato un sistema per favorire la Ortho Kronos nelle forniture di protesi (circa 4 milioni di euro nei due ospedali dal 2003 al 2007). Secondo l’accusa Carianni nella qualità di primario, allo scopo di favorire la ditta catanese, aveva sottoscritto le richieste delle protesi dichiarando l’unicità e infungibilità dei prodotti distribuiti in esclusiva da tale azienda. In cambio il primario avrebbe ottenuto una serie di “benefit” tra cui somme di denaro corrispondenti al 5 per cento dell’importo fatturato. Somme che venivano erogate mediante la liquidazione di provvigioni fittizie a Antonela Librizzi, oppure tramite la messa a disposizione di autovetture compreso carburante, manutenzione, pedaggi e autista. Al centro dell’inchiesta sempre Carianni che dovrà rispondere anche di falso ideologico, truffa ai danni dell’azienda sanitaria, peculato e abuso d’ufficio. L’accusa di falso e truffa viene contestata a Carianni e a Giuseppe Librizzi per le timbrature del cartellino effettuate dall’autista per farlo risultare in servizio mentre si trovava in altri luoghi, mentre il peculato si riferisce al mancato versamento di somme che il primario avrebbe dovuto all’azienda sanitaria. Accuse di falso ideologico e abuso d’ufficio sono collegate ad un concorso indetto dall’azienda sanitaria per l’assunzione di 5 ortopedici. Carianni, presidente della Commissione, avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale ad uno dei partecipanti, il dottore Andrea Prantera, fidanzato della figlia e avrebbe falsamente attestato l’insussistenza di situazioni di incompatibilità con i concorrenti. Rinviati a giudizio anche Ignazio Maiorca per rivelazioni di segreti d’ufficio, mentre Giuseppe Napoli e Giuseppina Carianni, dovranno rispondere di falso in concorso insieme a Carianni. Hanno difeso gli avvocati Alvaro Riolo, Giuseppe Mancuso, Francesco Marasà, Rosalba Di Gregorio, Alessandro Nespola, Carmelo Peluso, Giuseppe Sangiorgio, Maria Licata e Vito Patti. Santino Franchina – GDS