8 Maggio 2012 Mondo News

REGGIO CALABRIA: Confiscati i beni al genero di "Tiradritto". Sotto sequestro anche il patrimonio dei fratelli Verterano. Il valore delle due operazioni è di 12 mln

Continua serrata la lotta all’aggressione ai patrimoni riconducibili alle cosche di ‘ndrangheta da parte degli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria diretta da Alfonso D’Alfonso. Ieri la Dia ha eseguito il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria Sezione Misure di Prevenzione, con cui ha disposto la confisca di beni riconducibili a Francesco Stilo, 56 anni, nativo di Bova Marina, genero del noto capocosca Giuseppe Morabito “Tiradritto”. Stilo è stato coinvolto nell’anno 2008 nell’operazione “Bellu Lavuru” condotta dai militari dell’Arma dei Carabinieri, i quali avevano accertato come l’impresa di fornitura calcestruzzo “Imc di Costantino Stilo snc” fosse in realtà gestita da Francesco Stilo. Gli investigatori avevano accertato come la predetta società altro non fosse che il braccio imprenditoriale della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara, che mirava ad allungare i propri tentacoli sul grande affare rappresentato dall’appalto pubblico relativo ai lavori sulla strada statale 106, nella zona ionica della provincia reggina, denominata “variante dell’abitato di Palizzi”. Francesco Stilo per tale vicenda è stato destinatario dell’ordinanza custodiale emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria il 20 giugno 2008 e successivamente condannato con sentenza del giugno 2010 dal Tribunale di Reggio Calabria a 9 anni di reclusione; condanna confermata dalla Corte di Appello nel giugno 2011, che ne ha però ridotto la pena a 7 anni di reclusione. Nel dettaglio a Francesco Stilo sono state confiscate due aziende, numerosi appezzamenti di terreno agricolo a Bianco e un appartamento a Bovalino. Il tutto per un valore complessivamente quantificabile in in circa 2 milioni di euro. Oltre alla confisca, gli uomini della Dia hanno eseguito un sequestro di beni ordinato dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Torino ai danni dei fratelli Vincenzo e Massimo Verterano. Entrambi da tempo residenti in Piemonte ma originari di Marina di Gioiosa Ionica. Vincenzo Verterano, nel giugno del 2005, era rimasto impigliato nell’operazione “Nostromo” condotta dal Ros Carabinieri di Reggio Calabria, e in quest’operazione era emerso che il Verterano fungeva da referente per la regione Piemonte, per il traffico di sostanze stupefacenti della potente cosca Aquino, attiva nella fascia ionica calabrese, con a capo i fratelli Giuseppe e Salvatore Coluccio. Vincenzo Verterano veniva condannato nel 2006 dal gup presso il Tribunale di Reggio Calabria alla pena di 10 anni di reclusione per associazione mafiosa ed associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e per detenzione di armi; sentenza, poi, confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria nel gennaio 2010. Anche il fratello Massimo è stato coinvolto nelle indagini dell’operazione “Nostromo” tanto da venir tratto in arresto in compagnia dell’allora latitante Salvatore Coluccio. Per tali fatti il gup del Tribunale di Reggio Calabria ne decretava la condanna alla pena di 4 anni di reclusione, riconoscendolo colpevole del reato di favoreggiamento personale, aggravato dall’aver agevolato un’associazione mafiosa. Il 21 gennaio 2010 la Corte di Appello di Reggio Calabria, confermava la condanna rideterminandone la durata in 2 anni di reclusione. Il provvedimento del Tribunale di Torino è stato emesso a seguito di una lunga e complessa serie di accertamenti patrimoniali svolti dal Centro Operativo della DIA reggina, compendiati in due esaustive proposte di misura di prevenzione a firma del direttore della Dia Alfonso D’Alfonso, nelle quali è stato ricostruito il complesso dei beni mobili e immobili e dei beni aziendali riconducibili ai due Verterano. Gli accertamenti patrimoniali, effettuati avvalendosi delle innovazioni legislative del nuovo Codice Antimafia, hanno di acclarato una manifesta sproporzione tra gli esigui redditi dichiarati dai fratelli Verterano e i numerosi beni immobili a loro riconducibili per un valore di circa 10 milioni. Sono stati sequestri: un opificio e un terreno di proprietà di un’azienda operante nel settore “autodemolizione” con sede in Torino, 14 unità immobiliari (appartamenti, autorimesse e fabbricati) ubicate a Torino, Borgaro Torinese, Villadeati e Marina di Gioiosa Ionica nonché rapporti bancari e assicurativi. Piero Gaeta – GDS


In sintesi

La confisca. A Francesco Stilo, per ordine del Tribunale di Reggio Calabria, sono state confiscate due aziende, numerosi appezzamenti di terreno agricolo a Bianco e un appartamento a Bovalino. Il tutto per un valore complessivamente quantificabile in in circa 2 milioni di euro.
Il sequestro. Su ordine del Tribunale di Torino ai fratelli Vincenzo e Massimo Verteranno sono stati sequestri: un opificio e un terreno di proprietà di un’azienda operante nel settore “autodemolizione” con sede in Torino, 14 unità immobiliari (appartamenti, autorimesse e fabbricati) ubicate a Torino, Borgaro Torinese, Villadeati e Marina di Gioiosa Ionica nonché rapporti bancari e assicurativi. Il tutto per un valore di circa 10 milioni.
La Dia. Gli accertamenti patrimoniali, effettuati dalla Dia avvalendosi delle innovazioni legislative del nuovo Codice Antimafia, hanno di acclarato una manifesta sproporzione tra gli esigui redditi dichiarati dai fratelli Verterano e i numerosi beni immobili a loro riconducibili.