CINEMA: Ai fratelli Taviani il Nastro d'argento dell'anno 2012

12 Maggio 2012 Culture

Va a “Cesare deve morire” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani il Nastro d’Argento dell’anno 2012. Il direttivo dei Giornalisti Cinematografici, che lo ha comunicato ai registi e alla produzione già nelle scorse settimane, lo ha reso noto ufficializzando le date dei della prossima 66.ma edizione dei Nastri: a Roma il 4 giugno prossimo, nella prestigiosa sede dell’Accademia di Francia a Villa Medici per l’annuncio ufficiale delle “cinquine” dei candidati e a Taormina, sabato 30 giugno, come di consueto con ripresa televisiva, dal Teatro Antico che ospiterà ancora una volta, come tradizione, i vincitori dell’anno nella “Notte delle Stelle”. Con Paolo e Vittorio Taviani riceveranno a Roma il Nastro dell’anno per “Cesare deve morire” – già premiato con l’Orso d’oro a Berlino e il David di Donatello – la produttrice Grazia Volpi e l’autore del montaggio Roberto Perpignani. Una targa speciale andrà simbolicamente all’intero cast del film: un’operazione, secondo il Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani, «preziosa per la sua originalità». Ma soprattutto «un’autentica lezione di civiltà, di speranza, di coraggio per un cinema che in Italia raramente ormai riesce a osare anche sperimentando nuovi percorsi». Il film dei Taviani sarà alla 65. edizione del Festival di Cannes, e ovviamente gli attori protagonisti, detenuti, non potranno partecipare alla rassegna. Strano destino quello dei film italiani ai festival, quello di avere i loro attori assenti giustificati. Sarà così, salvo nel caso di un miracolo, anche per il protagonista dell’unico film italiano in concorso, “Reality” di Matteo Garrone: Aniello Arena, 43 anni, che sconta un ergastolo nel carcere modello di Volterra ed è anche un detenuto-attore della prestigiosa Compagnia della Fortezza. Ma c’è una differenza. Mentre per gli attori del carcere romano di Rebibbia, protagonisti di “Cesare deve morire”, l’attività teatrale si svolge tutta in carcere (in un regime di massima sicurezza), per la compagnia di Volterra è vigente invece, come nel caso di Aniello, l’art.21 dell’ordinamento penitenziario che permette ai detenuti di lavorare per poi rientrare in carcere alla sera.
Armando Punzo, drammaturgo e regista teatrale e vero ideatore della Compagnia della Fortezza, non si meraviglia che attori-detenuti possano trovare tanto spazio al cinema oggi: «Sono attori-professionisti a tutti gli effetti, capaci di recitare i ruoli che gli si propongono». Per quanto riguarda proprio Aniello Arena, che nel film di Garrone interpreta un pescivendolo napoletano, «se facesse al cinema il camorrista – spiega Punzo – nessuno penserebbe che sia bravo perché interpreta solo se stesso. Lui è invece un attore altamente professionale, uno scelto da Garrone, che da sempre ha frequentato il nostro teatro, perché riesce a rendere realistico ogni ruolo che gli si affida». Ora i detenuti della Fortezza, compreso Aniello, sono a Padova per recitare ‘Hamlicè, un testo tra Amleto e Alice delle meraviglie scritto dallo stesso Punzo. Costanza Villari – GDS

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