16 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA, GIUSTIZIA. DUE BUONE NOTIZIE: Si è insediato il nuovo procuratore aggiunto Sebastiano Ardita. Il presidente Macrì designato a Reggio Calabria

In una giornata di maggio improvvisamente invernale Sebastiano Ardita volta pagina nella sua vita e in carriera, insediandosi a Messina come procuratore aggiunto. A 46 anni è il più giovane d’Italia nel suo ruolo. Alle dieci in punto di ieri mattina la sua “prima” udienza in città s’è tenuta davanti alla seconda sezione penale presieduta dal giudice Mario Samperi, e accanto c’era il capo dell’ufficio, il procuratore Guido Lo Forte, che ha avuto per lui parole non di circostanza ma veramente sentite, dopo una lunga conoscenza in questi anni «in cui ho avuto modo di apprezzarlo». Ha parlato per esempio della sua «grande capacità organizzativa che hanno potuto apprezzare tutti i procuratori d’Italia», visto che Ardita ha passato dieci anni a Roma come direttore generale dei detenuti e del trattamento al Dap, il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, lavorando al “41 bis”. Oppure delle sue «eccellenti qualità professionali, per un collega che si è formato sul campo, agli inizi della sua carriera alla Procura di Catania, ed ha avuto poi un iter professionale prestigioso», un magistrato che saprà fornire «un contributo di eccellenza al funzionamento della giustizia e della Procura». «Tra me e il collega di Catania – ha poi aggiunto Lo Forte –, c’é stato un virtuoso patteggiamento” sul suo arrivo a Messina», visto che lo volevano trattenere per un altro po’ di tempo nella città etnea. A salutare Ardita ieri mattina c’erano tra gli altri anche il presidente del Tribunale Giovambattista Macrì, che lo conosce da parecchi anni proveniendo da Catania, gli altri due aggiunti dell’ufficio Ada Merrino e Vincenzo Barbaro. A nome degli avvocati il benvenuto e il buon lavoro lo ha dato invece Carlo Autru Ryolo. Il presidente del collegio Mario Samperi da parte sua, che con il neo procuratore aggiunto ha condiviso e condivide l’esperienza associativa nell’Anm, ha sottolineato «le doti professionali e umane, che serviranno senz’altro per assicurare una risposta di giustizia adeguata», e s’è augurato poi che anche il Tribunale possa nei prossimi mesi tornare a lavorare a pieno ritmo con nuovi magistrati. La firma dei verbali d’udienza è stata poi la classica formalità finale, mentre il neo aggiunto Ardita, visibilmente emozionato e con accanto la sua adorata figlioletta, ha preferito non prendere la parola ma ha ringraziato tutti con gli occhi lucidi e le strette di mano, per questa sua nuova stagione che si apre dopo la lunga parentesi romana. Da oggi si torna alle carte, alle inchieste, agli interrogatori, alla gestione di una Procura che deve affrontare organizzazioni criminali mafiose e la zona grigia dei colletti bianchi, dei mafiosi travestiti da persone per bene. NUCCIO ANSELMO – GDS

Chi è
Catanese, 46 anni, in magistratura dall’età di 25, Ardita è stato sostituto procuratore a Catania e componente della Dda, dove si è occupato di criminalità organizzata di tipo mafioso, di inchieste per reati contro la pubblica amministrazione e di infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti e forniture. È stato consulente a tempo pieno della Commissione parlamentare antimafia e componente del comitato direttivo centrale, il “parlamentino”, dell’Anm. Nel 2009 ha rinunciato all’incarico di procuratore capo di Modica su proposta del Csm per continuare a lavorare al Dap. Dal 3 dicembre scorso aveva ripreso servizio alla Procura di Catania. E proprio da magistrato nel capoluogo etneo Ardita si è impegnato nel contrasto alla criminalità mafiosa ottenendo riconoscimenti dalla Commissione parlamentare e dal Procuratore nazionale antimafia, ma anche minacce da ambienti criminali. Il primo aprile del 2004 è stato obiettivo di un attentato, organizzato con l’invio di un ordigno esplosivo indirizzato a lui. Fino al 2010 ha subito altre gravi intimidazioni per la gestione rigorosa del regime speciale del “41bis”. Nel suo ultimo libro, “Ricatto allo Stato”, il magistrato ricostruisce proprio la storia del “41 bis” da Falcone a oggi, sollevando il problema dei rapporti tra Cosa Nostra e lo Stato.

Il presidente Macrì designato a Reggio Calabria.
La designazione è stata definita all’unanimità, manca il passaggio al plenum, poi l’attuale presidente del nostro Tribunale Giovambattista Macrì sarà il nuovo primo presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria. Il Csm ha deciso in un lotto di concorrenti illustri, dopo una lunga reggenza a Reggio Calabria del collega Bruno Finocchiaro, messinese. Macrì, 71 anni, catanese originario di Acireale, magistrato di grande esperienza e capacità organizzative, già presidente di sezione penale a Catania, in magistratura nel 1965 con una lunga attività alle spalle nel settore giudicante sia in campo civile sia in penale, s’è insediato nel nostro Tribunale nel dicembre del 2007 e prima di cambiare sede ha una “battaglia” da vincere: è quella di far infoltire dal Csm gli organici dei magistrati, soprattutto in campo civile, che attualmente sono ridotti all’osso e non assicurano affatto una valida risposta di giustizia. E adesso si apre la “corsa” alla presidenza del nostro Tribunale.(n.a.)