16 Maggio 2012 Mondo News

REGGIO CALABRIA, IL PROCESSO: Il pentito parla dell'attentato alla Procura generale. Villani racconta: «Nino Lo Giudice guidava lo scooter vestito da donna»

Consolato Villani, il collaboratore di giustizia cugino del boss pentito Antonino Lo Giudice, non ha avuto dubbi quando ha pronunciato dalla località protetta la seguente frase: «Il conducente dello scooter Honda Sh utilizzato dagli attentatori per posizionare la bomba davanti alla procura generale di Reggio Calabria il 3 gennaio 2010 era Nino Lo Giudice travestito da donna, come era suo solito fare quando compiva atti criminali». Una dichiarazione, sollecitata dalle domande del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Beatrice Ronchi, giunta nel corso di un’udienza fiume che si è celebrata ieri nell’aula bunker di Reggio Calabria. Il collaboratore, nella lunga deposizione ha anche indicato il nome di chi sedeva dietro il motorino: Antonio Cortese. Tutto, insomma, è ruotato intorno a una parrucca, che a giudizio di Villani, sarebbe stata utilizzata da Lo Giudice per travestirsi e camuffarsi. A tal proposito, sempre Villani, ha riferito pure che anche lo stesso Nino Lo Giudice gli avrebbe confessato di avere utilizzato alcune parrucche da donna per compiere alcuni attentati. Se la versione di Villani fosse confermata nel corso della fase istruttoria del processo nei confronti di 12 presunti componenti la cosca Lo Giudice, troverebbe definitivamente conferma la tesi della procura distrettuale antimafia che ha sempre smentito la presenza di una “lady ‘ndrangheta” coinvolta nella bomba alla procura generale di Reggio. Nell’udienza di ieri, oltre alla vicenda delle bombe, sono state ricostruite tutta una serie di fatti che riguardano gli intrecci della cosca Lo Giudice con altre organizzazioni criminali del reggino. Adesso per avere conferma di tutto ciò, occorrerà aspettare la prossima settimana, quando si svolgerà il controesame delle difese che incalzeranno Villani sulle dichiarazioni rese ieri.(a.n.)