17 Maggio 2012 Mondo News

CALTANISSETTA: Scaduti tempi d'indagine. Chiesta l'archiviazione per il gen. Subranni. Era stato indicato come colui che avrebbe «tradito» Paolo Borsellino

Caltanissetta – La Procura di Caltanissetta, che indaga sulle stragi mafiose del ’92, ha chiesto al Gip Francesco Lauricella, di archiviare la posizione del generale dei carabinieri Antonio Subranni, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, «allo stato degli atti necessitando, gli elementi acquisiti, di ulteriori riscontri». La richiesta di archiviazione è stata depositata poichè sono passati già due anni dall’inizio delle indagini e ne è scaduto il termine. Il generale Subranni era stato indicato come colui che avrebbe «tradito» Paolo Borsellino. Lo stesso magistrato poco prima di morire nell’attentato di via D’Amelio il 19 luglio del 1992, si era sfogato con i suoi colleghi di allora, Allessandra Camassa e Massimo Russo, ed era scoppiato in lacrime dicendo di essere stato tradito da un amico. L’episodio, riferito da Camassa e Russo, è metà di giugno del 1992, quando Borsellino ebbe un cedimento nervoso, si sdraiò su un divano negli uffici della Procura di Palermo, e piangendo disse: «Non posso pensare.. non posso pensare che un amico mi abbia tradito». La circostanza è agli atti della nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio. La Camassa ha affermato agli inquirenti: «La mia impressione fu che Paolo si sentisse tradito da una persona adulta autorevole, con la quale vi era un rapporto d’affetto: pensai che potesse trattarsi di un ufficiale di carabinieri». La ricostruzione venne confermata da Massimo Russo che aggiunse un’altra frase di Borsellino: «Qui è un nido di vipere». La moglie del giudice, Agnese Piraino, fu più esplicita e in una deposizione resa il 27 gennaio del 2010 disse che suo marito alla metà di giugno del 1992 si sfogò rivelandole, testualmente, che «c’era un colloquio tra la mafia e parti infedeli dello Stato. Mi disse che il generale Subranni era ‘punciutù (cioè affiliato a Cosa Nostra, ndr). Era sbalordito, ma lo disse con tono assolutamente certo, senza svelarmi la fonte. Aggiunse -ha riferito ancora la vedova- che quando glielo avevano detto era stato tanto male da avere avuto conati di vomito: per lui l’Arma dei carabinieri era intoccabile». Le dichiarazioni di Agnese Borsellino e gli esiti dell’attività di riscontro della Procura di Caltanissetta, nell’ambito del collegamento sulle indagini, sono stati trasferiti per conoscenza alla Procura di Palermo.