18 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Tangenti Aias, Sanzarello a giudizio per concussione. Con l'ex eurodeputato del Ppe sarà processato il funzionario amministrativo della Regione, Oreste Casimo

La storia delle mazzette pagate dall’Aias di Barcellona Pozzo di Gotto, l’ente di assistenza agli spastici per decenni è stato il calderone dei misteri, ha fatto finire nei guai l’ex assessore regionale alla Sanità Sebastiano Sanzarello, 59enne originario di Mistretta, nonché ex eurodeputato del Ppe, ex senatore prima per Fi e poi per l’Udc. Ieri poco dopo le 16 il gup di Messina Giovanni De Marco lo ha rinviato a giudizio con la pesante accusa di concussione, perché secondo il sostituto della Dda Giuseppe Verzera, che in mattinata ne aveva chiesto il rinvio ai giudizio, per parecchi anni, dal 1998 al 2004, ha intascato denaro dall’Aias. La stessa Procura ha fatto i conti nel capo d’imputazione: circa un miliardo di vecchie lire, più una richiesta di 50.000 euro nel 2004 per acquistare un appartamento a Roma, che però non si concretizzò. Con Sanzarello sarà processato anche Oreste Casimo, funzionario amministrativo della Regione, che dovrà rispondere di corruzione (il periodo di contestazione per lui va dal 2002 al 2010). Il processo è fissato per l’11 ottobre 2012 e in quella stessa data sarà trattata la posizione di Luigi La Rosa, all’epoca dei fatti presidente dell’Aias, il “datore delle tangenti”, che ha saltato l’udienza preliminare chiedendo ieri il giudizio immediato tramite il suo difensore, l’avvocato Sebastiano Fazio. È lui, La Rosa, la “gola profonda” che ha consentito nei mesi scorsi al sostituto della Dda Giuseppe Verzera e agli investigatori della Squadra Mobile di Messina di aggiungere un altro pezzo di verità alla storia ormai trentennale dell’Aias di Milazzo e Barcellona come “centrale delle tangenti” da versare mensilmente alla mafia e alla politica. Per Sebastiano Salvatore Messina, che era il quarto imputato in quanto all’epoca vice presidente dell’Aias, il gup De Marco ha applicato la prescrizione per le contestazioni fino al 2005 e lo ha poi prosciolto con formula ampia, «per non aver commesso il fatto» per i periodi successivi. Ieri mattina i due difensori di Sanzarello, Casimo e Messina, gli avvocati Nino Favazzo e Giuseppe Tortora, avevano sollevato un’eccezione di competenza territoriale argomentando sul fatto che l’Aias era “divisa” tra Barcellona e Milazzo e quindi non era Messina la sede adatta. Il pm Verzera aveva replicato spiegando che le “dazioni” erano avvenute nella segreteria politica di Sanzarello e nella sede dell’Ausl, che si trovano a Messina. Il gup De Marco comunque questa eccezione l’aveva rigettata decidendo di andare avanti. L’altro passaggio tecnico di ieri riguarda, su richiesta del pm Verzera, l’affidamento di una perizia per la trascrizione di alcune intercettazioni ambientali e telefoniche che riguardano l’inchiesta sul tentato omicidio di Pietro Arnò, oggi defunto, altro dirigente dell’Aias; l’incarico è stato conferito al consulente Marcello Curreli. Carte che serviranno per il futuro processo. Questa inchiesta è una clamorosa coda giudiziaria che viene fuori dopo l’operazione “Gotha”, una delle più importanti degli ultimi anni che grazie alla svolta del pentitismo nella famiglia mafiosa barcellonese dopo anni di oscurantismo, ha consentito di arrestare capi, gregari e fiancheggiatori di una delle più potenti famiglie mafiose della Sicilia, quella barcellonese appunto. Proseguendo le indagini sulla “Gotha”, nei mesi scorsi, venne a galla infatti che l’Aias pagava il “pizzo” (40 milioni di lire l’anno) ai boss della famiglia dei Barcellonesi Giovanni Rao e Carmelo D’Amico, e poi anche agli esattori Carmelo Giambò e Mariano Foti, tutti arrestati nella “Gotha”, ma anche tangenti a vari politici. E Sanzarello e Casimo avrebbero ricevuto denaro per sbloccare la convenzione tra l’Aias e la Regione oppure per ottenere più rapidamente i rimborsi sulle prestazioni sanitarie erogate ai disabili. NUCCIO ANSELMO – GDS

I RETROSCENA
«I pagamenti effettuati in contanti con tranche di venti milioni di lire».
La “gola profonda” Luigi La Rosa, 46enne commercialista e politico di Barcellona, aveva raccontato tutto nei mesi scorsi in un paio di verbali al sostituto della Dda Giuseppe Verzera. Per esempio aveva detto che «… il Sanzarello ripeto aveva il compito di “rendere fluido il pagamento del mandato” ossia adoperarsi per velocizzare l’iter amministrativo che portava al pagamento finale». La storia parte addirittura dal 1998 e va avanti sino al 2010, fino a quando cioé l’Aias fu commissariata. L’ex presidente La Rosa ha raccontato con grande dovizia di particolari a due procure, quelle di Barcellona e Messina, tutto quello che è successo all’Aias da quando è stata fondata, e soprattutto l’attività del “triumvirato” che l’ha governata per lungo tempo, cioé il La Rosa stesso, il prof. Messina, e il barcellonese Pietro Arnò, che è deceduto. Secondo l’ex presidente l’on. Sanzarello in tutti questi anni avrebbe intascato «circa un miliardo di lire», e le «tangenti a Sanzarello cessarono allorché nell’anno 2004 chiese a Pietro Arnò 50 mila euro perché doveva comprare una casa a Roma. Ne nacque una discussione e da quel momento i nostri rapporti s’interruppero. Fu la classica goccia che fece traboccare il vaso perché soltanto venti giorni prima gli avevamo corrisposto 20 o 25 mila euro». La Rosa è stato molto dettagliato sul passato: «… ricordo che numerose volte nel periodo compreso fra il 1999 e i primi mesi del 2004 tanto io, quanto Arnò Pietro e il prof. Messina consegnammo ingenti somme di denaro in contanti al Sanzarello». Già nel 2003 – ha raccontato La Rosa –, quando Arnò fu vittima di un attentato e riuscì miracolosamente a salvarsi, a casa sua polizia e carabinieri intervennero in forze e «… in mia presenza fu sequestrata una valigetta con i documenti dell’Aias, che era nella disponibilità di Arnò. Su tale agendina Arnò scriveva la contabilità reale dell’Aias, così annotando i reali prelevamenti del conto di cassa. In quell’agenda vi erano delle annotazioni relative ai pagamenti effettuati ad un certo Tatà», cioé il soprannome dell’on. Sanzarello. «In ogni modo – ha spiegato La Rosa –, i pagamenti avvenivano alla segreteria politica dell’onorevole, situata a Messina, ovvero dovunque il Sanzarello richiedeva. I pagamenti erano effettuati in contanti con tranches dell’ammontare di venti milioni di lire. Nel tempo però le richieste dell’on. Sanzarello aumentarono tanto nell’importo quanto nella frequenza». Il perché dei pagamenti è chiaro: Sanzarello per un periodo fu anche assessore regionale alla Sanità ma in ogni caso anche quando non era più assessore «… aveva uomini di sua fiducia presso l’Ausl di Messina cosicché aveva la possibilità di ritardare i mandati di pagamento e comunque di influire sul rinnovo della convenzione triennale che ci consentiva di operare».(n.a.)