20 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Lombardo, Buzzanca e il destino della città. Il primo cittadino: «Diffido dei proclami del presidente; non escludo nulla, neppure di restare al Comune»

Non esclude nulla. Neppure una eventuale «ricandidatura a sindaco». Testuale. Anche se, in cuor suo, e non è un mistero del resto, vorrebbe guardare altrove. Puntare ad altro, un po’ per stanchezza e un po’ per ambizione. Tutto legittimo. Ma le certezze di due o tre mesi fa non sono più tali, ammesso che ce ne siano mai state. Il quadro è sempre fluido, difficile godere di nitidi punti di riferimento, seguire rotte certe. Uno sbocco sicuro – forse – lo ha delineato il governatore Lombardo, preannunciando le sue dimissioni per fine luglio affinché si possa andare al voto per il rinnovo di Sala d’Ercole il 28 e 29 ottobre: salvando, effetto collaterale di non sottovalutabile peso, fors’anche decisivo, i 90 seggi che se si andasse alle urne a scadenza naturale – primavera 2013 – diventerebbero 70. Con troppi papaveri lasciati sul campo di battaglia. Un altro possibile punto di riferimento viene rassegnato da Roma: più che presumibile ormai che il Governo Monti vada avanti fino alla prossima primavera, quando la legislatura andrà a consunzione quinquennale. Più che altro per paura: i grandi partiti temono le urne e il quadro delle possibili aggregazioni appare frastagliato come non mai, l’avanzata dei “grillini” incute terrore e la crisi della Lega completa la cornice di incertezze che non invoglia ad andare al voto. Non ci occuperemmo del destino politico di Giuseppe Buzzanca se questo non fosse tema di interesse pubblico, è ovvio: perché le scelte del sindaco avranno ricadute sulla città. Messina, ad esempio, se il sindaco decidesse di candidarsi a ottobre alle Regionali, e pertanto dovrebbe dimettersi a fine agosto rispettando i paletti che la legge impone, sarebbe attesa da un lungo commissariamento fino alla primavera ventura, quando potrà essere celebrato il primo turno elettorale amministrativo utile. Ecco perché, dunque, cosa farà Buzzanca, alla luce delle ultime dichiarazioni del governatore Lombardo – «a fine luglio lascio la presidenza della Regione» –, è domanda che siamo costretti a porci. Soprattutto in virtù di un timore: questa città può consentirsi nove mesi – da settembre a maggio – di commissariamento? Abbiamo recenti ricordi – la reggenza tra l’Amministrazione Genovese e il “Buzzanca bis” – che inducono a sperare che ciò non accada. Perdipiù si tratterebbe di un commissariamento ispirato da un esecutivo regionale che questo giornale non ha esitato a definire «nemico della città». È vero, a pensar male si fa peccato, ma le esperienze passate ci insegnano che il “reggente” si muoverebbe in ottica politica e di parte. Buzzanca non scioglie il nodo. Ed invita alla cautela. «Innanzitutto», esordisce a chi gli chiede cosa farà, «io non sarei ancora così sicuro che Lombardo si dimetterà a luglio». Ma lo ha detto…, anzi lo ha tuonato; osserviamo. «Io non sono così sicuro», taglia corto. «L’uomo è capace di sostenere tutto e il suo contrario». «Quanto a me», entra nel merito della posizione che lo riguarda, «non è fase in cui posso avanzare ipotesi. Non mi sono mai candidato a nulla e nulla mi sento di escludere, compresa una ricandidatura a sindaco». In realtà Buzzanca ha ben delineate le priorità. La prima riguarda l’eventuale candidatura al Parlamento nazionale, e in questo senso attende che il Pdl gli offra certezze sulla collocazione in lista; la seconda – dovesse saltare il primo tassello – contempla una pressoché ineludibile candidatura all’Ars. Perché l’uomo forte del Pdl in provincia non può non contarsi in termini elettorali; la terza – ma qui serve un quadro di intenti, e soprattutto di alleanze oggi traballanti – riguarda la possibilità di ripresentarsi per il governo di Palazzo Zanca. Dubitiamo, e però questo non riguarda solo Buzzanca, che alla fine si scelga nell’esclusivo interesse della città. Francesco Celi – GDS