IL LIBRO – "La mia isola è Las Vegas", volume postumo edito da Mondadori: Vincenzo Consolo attento agli umori di una preziosa lingua siciliana. Cinquantadue testi che coprono l'intero arco dell'attività letteraria dello scrittore messinese

25 Maggio 2012 Culture

Coprono l’intero arco dell’attività letteraria di Vincenzo Consolo questi cinquantadue scritti, comparsi in varie sedi, che ora rivedono la luce ( spesso con varianti) nel volume postumo “La mia isola è Las Vegas” (Mondadori), a cura di Nicolò Messina. Legati alcuni alla temperie da cui sono nati i libri più importanti dello scrittore siciliano (dal “Sorriso dell’ignoto marinaio” a “Retablo” e da “Nottetempo, casa per casa” allo “Spasimo di Palermo”, alle “Pietre di Pantalica”), i testi hanno una loro precisa fisionomia stilistica che imprime chiaramente un tessuto espressivo meno esposto alle solite lussureggianti forme barocche in cui gran parte della narrativa del Nostro si è inoltrata attraverso l’intenso, fiammeggiante esercizio nato da un laboratorio fastoso e provocatorio coltissimo e incline ad assorbire gli umori di una lingua isolana preziosa e capace di trasformare il “basso” continuo in un originale pastiche di inusitati colore e calore. Esemplare “Retablo”, nel quale l’accademia più sofisticata celebra i suoi riti ermetici nello spettacolare equilibrio di voci pronte ad abbracciare l’araldica vertigine di un inusitato salto nell’enigmatico e tautologico paradiso delle letteratura più raffinata e autoreferenziale. Un algido senso di solitudine, designato dalla prosa scarna e dal respiro secco e breve si trasmette qui in un sotteso contrappunto di cantilena nei primi racconti da cui prendono avvio vicende drammatiche, trascinate come da un senso di fatalità. Il paesaggio campestre è interferente nel suo immobile silenzio, si sintonizza con i riti di una Sicilia arcaica popolata di volti pietrificati nella fatica e nella sofferenza, e di figure anonime invischiate in un coro che raccoglie e fa dilagare tutte le invisibili ma pressant i tensioni del quadro. In una Cefalù degli anni Venti arriva il “mistico” Alister Crowley , studioso di materie esoteriche e dotato di un sinistro fascino che lo porta a fondare una comunità religiosa destinata a soppiantare il cristianesimo: una crociata che naufraga per sempre in Sicilia. Ancora a Cefalù, una questione di eredità fa emergere pittoreschi personaggi spruzzati di sorriso. Seguono racconti rapidi giocati sul movimento strategico dei fatti e costantemente disposti a liberare lo sguardo malizioso e ironico, pensato e divertito dello scrittore che si concede una punta di insofferente risentimento che lo porta a deformare certe realtà locali. Consolo non ha bisogno di grandi materiali per costruire scene ad effetto, si immerge, senza frizioni, in un universo talora fittizio, tutto stravolto e ben lontano da quella realtà che egli in via teorica si propone. Il grottesco si piega all’aneddoto-bersaglio: il bersaglio di una polemica che denuncia una fragilità di costruzione portata a sgretolarsi nell’impianto strutturale del contesto, scheggiandosi in frammenti troppo esili per avere una tenuta adeguata alle ambizioni di una pagina sociale. Ma, per fortuna, Consolo riprende presto la via del simbolo. Ripropone una prova letteraria di esibita acrobazia linguistica («Vanto. Di vanterie s’avvolge il varvaro vanesio, varvarone che su ‘ vanti influsso vagheggia oltre la potestà, da loro affetto. Venne. Improvviso sciorinò sua mercanzia di conoscenza in lingua storia religione poesia usi mode e fino vizii e manie di quell’antica consunta civiltà.»), ma, ben presto, allontana il linguaggio aulico e artificioso rilanciando pezze d’appoggio utili alla conoscenza del suo mondo nel quale si alternano molti altri volti di una Sicilia «afflitta oggi, come dicono, da tante penurie, carestie». L’impronta autobiografica si innerva di casi tormentati (sullo sfondo Lucio Piccolo e i suoi segreti, le sue ombre) e di resoconti cronachistici sotto le «meraviglie del cielo e della terra»). Giuseppe Amoroso – GDS

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