26 Maggio 2012 Mondo News

L'INCHIESTA: Il pentito D'Aquino accusa Lombardo: sparì subito dopo la sua elezione

CATANIA – «Raffaele Lombardo sparì dopo le elezioni. Ricordo che in un’occasione si disse che con la scusa delle microspie, era diventato inagganciabile». Lo ha sostenuto il pentito Gaetano D’Aquino deponendo al processo per reato elettorale in corso a Catania al presidente della Regione Siciliana e a suo fratello Angelo, deputato del Mpa. Secondo il pentito i Lombardo avrebbero saputo di indagini in corso e per questo, ha sostenuto D’Aquino, la sede del Mpa sarebbe stata spostata in via Pola. «Raffaele Lombardo – ha aggiunto D’Aquino – era sparito con la scusa delle microspie. Non ho mai sentito lamentele nei confronti di Angelo Lombardo, per Raffaele invece si era troppo chiacchierato: era sparito dalla circolazione, era diventato inagganciabile. Voci di cortile nella malavita». Sull’appoggio del clan Cappello a Raffaele e Angelo Lombardo, D’Aquino ha precisato che «fu indirizzato soltanto verso il Mpa». «Ricordo che Raffaele Lombardo concorreva per la Regione – ha aggiunto – e si parlava di portare voti ad Angelo e Raffaele Lombardo. L’onorevole Raffaele Lombardo è più riservato, invece Angelo Lombardo si incontrava con chiunque, non aveva il pudore di essere riservato. Scende troppo in basso, ma pur di prendere voti si incontra con tutti». «In questa seconda performance contraddice molte delle cose che aveva detto nella scorsa udienza e che avevamo letto nei verbali. Si rifà a testimoni, almeno i più importanti, ormai purtroppo scomparsi: Vaccalluzzo, Angelo Santapaola, Sebastiano Fichera», ha replicato il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, commentando la deposizione in aula del pentito Gaetano D’Aquino che ha definito «un cumulo di sciocchezze». «Poi c’è una novità, che non è una novità – aggiunge il governatore – quando parla del fatto che sarebbero rimasti delusi costoro dal mio non farmi più ritrovare o vedere. Ma in passato, per non essere delusi dopo cosa hanno ottenuto? Nulla di niente di niente. Perchè lui racconta sempre di pontili al porto, ristoranti all’interporto, bar nell’interporto. Ma l’unica cosa invece che sicuramente è stata affidata in gestione a qualcuno, che lui sostiene essere stata data alla famiglia Santapaola, è un bingo. Molto bene, credo che ci sia da fare opportune verifiche anche su quello che oggi lui ha detto».
Lombardo ribadisce di «non avere dato nè soldi, nè di avere favori, nè affari: niente di niente». Anche sui posti di lavoro promessi, di cui parla il pentito, il governatore contesta le dichiarazioni di D’Aquino: «gli abbiamo chiesto per la verità di fare un solo nome che mi riguardi personalmente, non l’ha saputo fare». Altro capitolo. Alle elezioni regionali in Sicilia del 2008 parte del clan ‘Tignà avrebbe appoggiato anche Ascenzio Maesano, candidato del Pdl non eletto, attuale assessore al Bilancio della Provincia di Catania e neo sindaco di Aci Catena. In cambio il politico avrebbe promesso 120 mila euro, ma ne versò soltanto la metà. A sosenerlo sempre. D’Aquino.Secondo il collaboratore, il “contatto” con Maesano sarebbe stato un consigliere di quartiere che contattò Sebastiano Fichera, del clan di Biagio Sciuto. Il pentito ha ricordato che Peter Santagati, un mafioso catanese, gli mandò un sms di ringraziamento dicendo che Maesano era contento perchè aveva ottenuto 6.500 voti a Catania e che senza il loro aiuto non li avrebbe presi. «Sono sorpreso da quanto appreso a mezzo stampa, e sono stupito dalle accuse perchè totalmente estraneo ai fatti narrati», ha replicato Maesano.