26 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

Palermo, imponevano il caffè della mafia. Sequestrate due società riconducibili ad uomo vicino al boss Totò Riina

MILANO – Il caffè? Si beve quello imposto dalla mafia. E’ quanto hanno accertato le indagini della Guardia di Finanza di Palermo che ha portato al sequestro di due società operanti nel settore del commercio all’ingrosso di caffè, due bar, di cui uno con annessa sala giochi, e una palestra, tutti riconducibili a un palermitano pluripregiudicato, ritenuto, in passato, uomo di fiducia del boss Totò Riina. L’indagine denominata «Coffee Break», dirette dal Procuratore Aggiunto Antonio Ingroia e dal pm Dario Scaletta ha evidenziato che l’uomo, denunciato per il reato di trasferimento fraudolento di valori ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, «al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione, ha negli anni attribuito fittiziamente a propri prestanome la titolarità delle attività commerciali sequestrate, mentre nella realtà le continuava a gestire direttamente».

ESTORSIONI E CAFFE’ – Nel corso delle indagini sono stati accertati episodi di estorsione che sarebbero attribuibili all’imprenditore in odor di mafia. Significativo quello realizzato unitamente ad altro esponente della criminalità organizzata, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna per 416-bis, nel quale entrambi avevano imposto ad un bar di Palermo, «con metodi tipici dell’intimidazione di stampo mafioso, l’acquisto di caffè commercializzato da una delle società sequestrate, nonostante il prodotto fosse di qualità inferiore rispetto ad altri presenti sul mercato ed il prezzo non certo il più conveniente». Il ruolo di spicco, quale imprenditore nel settore del caffè, ricoperto dal titolare delle società poste sotto sequestro è stato altresì evidenziato da alcuni collaboratori di giustizia che lo hanno indicato come soggetto che ambiva a diventare, ad ogni costo, il leader incontrastato nella fornitura del caffè presso gli esercizi commerciali di Palermo. Infine, nel corso delle indagini è stato possibile appurare l’elevato tenore di vita condotto dal titolare delle società sequestrate e dalla sua famiglia nonostante gli esigui redditi dichiarati al Fisco, a comprova del pieno coinvolgimento dello stesso nella gestione delle attività imprenditoriali oggi sottoposte a sequestro.