28 Maggio 2012 Commenti e appelli

MESSINA, LA CHIUSURA DEL TEATRO VITTORIO EMANUELE: L'ex presidente dell'Ente Teatro Egidio Bernava, 'Ecco le soluzioni intelligenti per rilanciare il Teatro in tempi di crisi'

«Con l’età si diventa più saggi». Dispensa buon senso l’ex presidente dell’Ente Teatro Egidio Bernava che, nel bel mezzo della bufera che ha investito il “Vittorio Emanuele”, indica le possibili soluzioni per uscire dal tunnel. «Come ogni anno – esordisce –, alla pubblicazione del bilancio di previsione o in sede di finanziaria regionale, iniziano il piagnisteo e i lamenti per i tagli o per i contributi promessi e mai ricevuti. Una volta, non tanti anni fa, la torta era grande, le porzioni sostanziose e anche chi non faceva la parte del leone, riceveva una fetta di tutto riguardo. Negli anni Novanta un “arraffa arraffa” impoveriva le casse della Regione, creando dei falsi miti occupazionali. I Teatri, le Fondazioni, le associazioni culturali, a fronte di un modesto impegno lavorativo, diventavano stipendifici e la crescita di un Teatro era commisurata non dal progetto o dai programmi, ma dal bilancio di spesa in uscita per il personale (esagerato nella quantità), per gli amministratori (esagerato nella qualità) e per gli esperti (esagerato… e basta). Oggi tutto è cambiato ma nessuno vuole serenamente ammetterlo: i sindacati (talvolta difendono più la loro posizione che non quella dei lavoratori), gli amministratori (la maggior parte delle volte sono incapaci e inutili in una posizione acquisita dalla politica e non dalle loro competenze), i consulenti (beh, quelli ci sono sempre). Oggi – insiste Bernava – piangiamo la morte del Vittorio Emanuele. Ma io mi pongo alcune domande. La prima: il Teatro di Messina è morto o malato? La seconda: se è malato, quale è la cura? La terza: ma a che serve curarlo, se non c’è un progetto? E ancora: se aumentano o ritornano i contributi della Regione il Teatro non è più morto? E noi? Sopravviveremo ancora un anno aspettando la prossima finanziaria per ricominciare con le litanie. Io credo che il Teatro è vivo e vegeto in tutti i suoi comparti, vanta un’esperienza e una conoscenza del settore da fare invidia ai Teatri più quotati. E per dare un’altra risposta, dico che, sì, è malato, ma anche ampiamente curabile, purché ci sia un progetto comune e una condivisione delle scelte. Nessuno – continua Bernava –, in sincerità, crede che il contributo regionale possa aumentare, visto che il tempo delle vacche grasse è finito. La Regione, nel diminuire l’erogazione dei contributi, deve intervenire in maniera forte nell’obbligare le varie direzioni artistiche (Vittorio Emanuele, Bellini di Catania, Massimo di Palermo) a lavorare in sinergia. Per esempio, un’opera lirica prodotta a Palermo andrà in scena pure a Messina e a Catania, quella di Catania a Palermo e a Messina e così via. Si risparmierebbe un milione di euro circa a teatro. Così potrebbe essere anche per il cartellone della prosa dando l’opportunità per coproduzioni che possano utilizzare registi e artisti siciliani ma anche maestranze tecniche». Per quanto riguarda la riduzione dei finanziamenti, Bernava lancia una proposta apparentemente “choc”: «Diminuiscono le risorse? Aumentiamo gli stipendi! Diamo nuova linfa, tagliamo gli esperti e i consulenti inutili, andiamo a stabilire un patto con tutte le maestranze sugli orari e i carichi di lavoro e sulle mansioni. Diventiamo autarchici, cancelliamo gli sprechi, progettiamo e costruiamo le scene, disegnamo i nostri costumi (i sarti messinesi non hanno nulla da invidiare agli altri). Appropriamoci del nostro Teatro, non per salvare il salvabile, ma per ridisegnare un nuovo modo di fare e interpretare la Cultura». Infine, l’Orchestra. «Deve assumere un ruolo di stabilità lavorativa ed economica – conclude l’ex presidente –, un obiettivo di realizzazione per i tanti studenti del nostro Conservatorio. Il progetto-Orchestra va ridisegnato, utilizzando i fondi europei esistenti, anche pensando a un progetto comune con il Cilea di Reggio Calabria, penso a una Fondazione con le Regioni siciliana e calabrese e i due Teatri in una dimensione non solo interregionale ma internazionale, come meritano i nostri professori.(l.d.)


Le inaccettabili disparità di trattamento. Il maestro Dino Scuderi: «Avrei voluto che il “Salvatore Giuliano” fosse rappresentato nella mia città»
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Messina si ribella e si mobilita. La vicenda dei tagli al “Vittorio Emanuele” ha assunto una valenza ancor più rilevante perché viene vista come l’ennesimo affronto ai danni della nostra città. Le risorse stanziate per il Teatro messinese sono rimaste pressocché inalterate nel corso dell’ultimo ventennio, a differenza di quanto accaduto a Palermo e a Catania. Nel capoluogo etneo tutte le forze politiche e l’amministrazione comunale hanno gridato allo scandalo per la riduzione di trasferimenti al Teatro Stabile (solo 500 mila euro in meno) mentre il Teatro Massimo Bellini è riuscito a rimanere indenne dalla scure del risanamento finanziario. Due istituzioni teatrali e un ridimensionamento decisamente inferiore rispetto a quello stabilito per il “Vittorio Emanuele”. Ancora una volta, dunque, emerge in modo eclatante la disparità di trattamento tra le due città ad opera di un Governo regionale guidato da un presidente catanese. Come già evidenziato, l’aspetto più grave è che Lombardo ha assunto l’impegno di incontrare il sindaco, il presidente del consiglio e i capigruppo del Comune di Catania per «affrontare personalmente» il caso del Teatro Stabile, non ritenendo di far la stessa cosa per il “Vittorio Emanuele”. Ed è avvilente la feroce polemica che sta vedendo contrapposti i vertici del nostro Teatro e l’assessore regionale al Turismo Daniele Tranchida che, da messinese, avrebbe dovuto difendere il prestigio e la dignità dell’unica istituzione teatrale della propria città. Il sindaco Buzzanca ha deciso di intervenire chiedendo al presidente Luciano Ordile e al soprintendente Paolo Magaudda di convocare per domani (era prevista per oggi) la riunione del consiglio di amministrazione dell’Ente. «Voglio prendervi parte – precisa il sindaco – perchè il Teatro è patrimonio della città e ho il diritto-dovere di tutelarlo». Conforta, intanto, la mobilitazione dei messinesi. In centinaia hanno assistito alla “protesta sinfonica” messa in atto sabato sera dai professori dell’Orchestra del “Vittorio Emanuele” nella piazza davanti al Teatro. E ieri è intervenuto il maestro Dino Scuderi. «Giovedì scorso – afferma in premessa –, in tarda mattinata, la “Molise spettacoli”, società di produzione del musical “Salvatore Giuliano”, previsto nel cartellone di prosa del Teatro dal 6 al 10 giugno, riceve un’email inviata dal sovrintendente Magaudda nella quale si dichiara sostanzialmente che il consiglio di amministrazione dell Ente ha deciso all’unanimità di sospendere tutte le programmazioni teatrali sino al 31 dicembre 2012. A seguito di tale comunicazione il sottoscritto, la produzione, la compagnia, già pronti a venire a Messina, restiamo ovviamente sorpresi. Ma oggi ci sentiamo ancora più confusi a seguito delle notizie che si susseguono in queste ore e che ci mostrano da una parte il sovrintendente comunicare ufficialmente a tutti gli interessati una decisione presa in sede di consiglio all’unanimità, dall’altra i membri del consiglio che invece smentiscono tale decisione. Apprendiamo da una dichiarazione dell’assessore Tranchida che martedì in commissione di bilancio era stata reintegrata al Teatro una somma pari a circa un milione di euro alla presenza degli alti rappresentanti dell’Ente, i quali appena 48 ore dopo chiudono qualsiasi attività teatrale. So che c’era, e c’è tuttora, una grande attesa per “Salvatore Giuliano”, spettacolo conosciuto e apprezzato in tutto il territorio nazionale, concepito da un artista messinese, con la regia di un messinese e con un produttore che è messinese. Tutto ciò – prosegue Scuderi – va a discapito del Teatro di Messina, a discapito di 25 ragazzi tra attori e tecnici facenti parte del mio spettacolo che in un momento di forte precarietà per la loro categoria si vedono improvvisamente privati del lavoro, a discapito di un pubblico e di abbonati del teatro privati anch’essi, nei modi e nei termini sopraelencati, di uno spettacolo in abbonamento particolarmente atteso in città. Il prossimo anno la spettacolo non sarà più prodotto, avrei avuto piacere vederlo rappresentato nel Teatro della mia città». LUCIO D’AMICO – GDS