30 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

IL PROCESSO: Il "tavolino" degli appalti sui Nebrodi. Il pm: 32 condanne e 6 assoluzioni. Chiesti oltre 150 anni di carcere per capi e gregari dei clan mafiosi

Ultime battute al maxiprocesso sul “tavolino” mafioso degli appalti lungo la zona tirrenica e dei Nebrodi, certificato dall’indagine “Montagna” gestita all’epoca Ros dei carabinieri, che si sta celebrando davanti al Tribunale di Patti. Ed è stato il giorno dell’accusa, con il sostituto della Dda di Messina Fabio D’Anna che al termine di una lunga e complessa requisitoria ha richiesto per i 38 imputati 32 condanne per oltre 150 anni di carcere e 6 assoluzioni. Sono 38 gli imputati coinvolti, con le accuse a vario titolo di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, danneggiamenti, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivo. Si tratta di (tra parentesi le richieste formulate dal pm D’Anna): Carmelo Arangio (3 anni), Francesco Arcovita (9 anni), Giovanni Arcovita (9 anni e 6 mesi), Vincenzo Armeli (12 anni), Carmelo Barbagiovanni (16 anni), Michele Berna Nasca (9 anni), Antonino Blancuzzi (un anno), Armando Bonanno Conti (10 anni), Gino Bontempo (9 anni), Salvatore Bontempo (2 anni), Carmelo Calà Campana (9 anni e 6 mesi), Antonino Calabrese (9 anni), Antonino Giuseppe Calandra (14 anni), Roberto Castrovinci (10 anni), Giacomo Catania Cerro (assoluzione), Antonino Costanzo Zammataro (assoluzione), Salvatore Costanzo Zammataro (12 anni), Sebastiano Costanzo Zammataro (11 anni e 4 mesi), Vincenzo Currò (assoluzione), Enrico Carmelo Di Pietro (7 anni), Vincenzo Farinella (9 anni), Antonino Fazio (9 anni), Francesco Antonino Fazio (9 anni), Vincenzo Galati Giordano (16 anni), Vincenzo Gullo (assoluzione), Pietro Iudicello (9 anni), Paolo Ligorio (assoluzione), Giacomo Mancuso Caterinella (9 anni), Calogero Marino Granfazza (6 anni), Luca Miracolo (10 anni), Benedetto Musarra Amato (9 anni e 6 mesi), Maria Rampulla (6 anni), Giuseppe Mario Scinardo (9 anni), Santo Sciortino (9 anni e 4 mesi), Alessandra Strano (un anno), Mirko Talamo (un anno e 2 mesi), Bartolomeo Testa Camillo (14 anni) e Mario Testa Camillo (assoluzione). Al centro di questo maxiprocedimento, uno dei più importanti degli ultimi anni, ci sono gli interessi della famiglia mafiosa di Mistretta, del clan dei Batanesi di Tortorici e di esponenti criminali dell’area catanese, nonché i collegamenti tenuti con Cosa nostra per la gestione degli appalti pubblici nella fascia tirrenica e nell’area nebroidea. Ed ancora l’ascesa dei nuovi boss ai vertici delle associazioni criminali dopo che, nel novembre 2003, l’operazione “Icaro” aveva provocato un azzeramento dei clan nebroidei, dando così inizio a nuovi assetti mafiosi. Ci sono quindi agli atti i collegamenti tra le organizzazioni criminali a cavallo tra le province di Messina, Catania ed Enna. Le indagini hanno consentito di accertare che alcuni degli imprenditori si aggiudicavano l’esecuzione dei lavori grazie alla presentazione di una serie di offerte concordate e necessarie per predeterminare la media del ribasso di gara. Oltre a ciò venivano messi in atto una serie di atti intimidatori alle aziende concorrenti per costringerle ad adoperare, negli appalti non aggiudicati al “cartello”, mezzi e materiali delle società “amiche”. NUCCIO ANSELMO – GDS