30 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Teatro, la resistenza e l'orgoglio. Si farà di tutto per portare in scena a giugno il musical "Salvatore Giuliano"

Comune e Provincia in soccorso del Teatro Vittorio Emanuele, cui la Regione ha tolto un milione e mezzo dal finanziamento annuale che nel 2011 era stato di 6 milioni 913 mila euro. L’obiettivo dichiarato, al di là dello scontro politico e delle parti in commedia che ciascuno tiene, prevalentemente indignate contro il governo Lombardo, è fare in modo che il “Vittorio” non chiuda davvero i battenti. Insomma, resistere, resistere, resistere. Per difendere la principale istituzione culturale della provincia e per orgoglio. La prima notizia, che i protagonisti dell’incontro di ieri a Palazzo Zanca – ovvero il sindaco Buzzanca, il presidente della Provincia Ricevuto e del Teatro Ordile, i consiglieri di amministrazione Faranda, Rizzo e Gustavo Ricevuto, il sovrintendente Magaudda – non possono apertamente rivelare, tuttavia trapela e di certo farà piacere alla cittadinanza in generale e agli appassionati in particolare: il musical “Salvatore Giuliano” andrà in scena. A questo almeno si sta lavorando. Il musical, inserito nel cartellone di prosa e in calendario dal 6 al 10 giugno, è uno degli appuntamenti più attesi della stagione da abbonati e non. Un lavoro firmato da messinesi e che sta riscuotendo uno straordinario successo in Italia; che vanta la direzione musicale di quel genio che risponde al nome di Dino Scuderi, per la regia di un altro artista del quale la città va orgogliosa, Giampiero Cicciò, con protagonisti i bravissimi Giampiero Ingrassia e Barbara Cola. Proprio nei giorni scorsi Dino Scuderi, pianista, compositore, direttore d’orchestra, autore di quel meraviglioso e struggente brano che è “Mokarta”, quando militava nei Kunsertu, musicista che ha portato sulle scene in Italia “Jesus Christ Superstar” e che ha musicato per il teatro la commedia di Dario Fo – premio Nobel per la letteratura – “Il diavolo con le zinne”, solo per delineare in via sommario il profilo per i non addetti ai lavori, aveva espresso proprio alla “Gazzetta” il suo rammarico per esser costretto a rinunciare all’appuntamento con il “Vittorio” e con Messina. «Ebbene», dichiara il sindaco Buzzanca, «faremo di tutto per regalare alla città “Salvatore Giuliano”». Più di un impegno. La riunione di ieri al Comune. Primo, sopravvivere: questa la parola d’ordine. La partita decisiva si giocherà a Palermo, quando all’Assemblea regionale si dovrà mettere mano, e ciò accadrà a luglio, alla manovra di assestamento di bilancio. I deputati messinesi sono stati già chiamati a raccolta. Si farà fronte comune. E vedremo in quella sede quale sarà la posizione che assumeranno i parlamentari che sostengono il Governo del presidente Lombardo, che ha manifestato disponibilità ad andare incontro ai problemi dello “Stabile” di Catania. Intanto si farà leva su fondi del Comune e della Provincia, che raschieranno il fondo del barile, e su privati, si fa sapere da Palazzo Zanca. Nei prossimi giorni il sindaco Buzzanca e il presidente Ricevuto comunicheranno al presidente del “Vittorio”, Ordile, entità e modalità delle risorse che saranno messe a disposizione dell’Ente Teatro. Ma è stato anche deciso «di indire una collegiale manifestazione a Palermo, per evidenziare così il dramma della decurtazione delle risorse regionali al “Vittorio” e le ripercussioni sulla vita culturale e artistica di Messina. Tale momento di pubblica esternazione», si afferma nel comunicato diffuso dall’ufficio stampa del Comune, «sarà seguito da un confronto a Messina con tutto il mondo della cultura per definire esigenze e prospettive di un settore importante per la vita comunitaria della città. E in sede di Assemblea regionale», si conclude, «sarà sollevato il problema per definire una soluzione organica per gli orchestrali del Teatro», che però – va sottolineati – sono stanchi di registrare impegni verbali: è venuto il momento di chiuderla una volta per tutte questa partita, va da sé individuando la strada che porti alla stabilizzazione degli orchestrali. Non può sfuggire che la crisi del “Vittorio”, causata dal taglio ai finanziamenti, ha anche ripercussioni occupazionali. Il sovrintendente Magaudda lo ha affermato a chiare lettere: «Rischiamo di non poter coprire gli stipendi sino a fine anno». Il “Vittorio Emanuele” occupa 64 persone a tempo pieno e 15 a tempo determinato: queste ultime pagherebbero subito dazio nel caso in cui il Teatro chiudesse i battenti fino a dicembre. Un’ultima considerazione. Preso atto – perché comunque così è – che i tempi delle vacche grasse in Sicilia, e nel Paese, sono finiti, e che le istituzioni, anche quelle culturali, dovranno imparare a fare da sé, passata la buriana, sarebbe auspicabile che muti l’impostazione gestionale “assistita” degli enti come il “Vittorio”, ma anche di quelli che hanno natura e finalità diverse. Insomma, servono manager e nuove e più fresche capacità in grado di interagire con il mercato; non servono più né sepolcri imbiancati a cui affidare vertici degli enti, né improvvisati amministratori sottogovernisti, né intoccabili dirigenti in servizio permanente effettivo per decenni. E questo è tema che dovrà essere affrontato, piaccia o non. L’alternativa sarebbe davvero sbaraccare. Per inettitudine e obsolescenza… culturale. Francesco Celi – GDS