31 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

Il volo sullo Stretto di cicogne e rapaci. Oltre quarantamila esemplari transitati, uno spettacolo indimenticabile. E la lotta al bracconaggio continua

Oltre quarantamila rapaci e cicogne transitati in meno di due mesi nei nostri cieli. Lo Stretto si conferma la più importante rotta migratoria del Mediterraneo, una delle più preziose al mondo, meta di studiosi e appassionati e, fortunatamente, non più solo di bracconieri. Domenica scorsa si è concluso il XXIX Campo internazionale per la protezione dei rapaci e delle cicogne promosso dall’Associazione mediterranea per la natura in collaborazione con il Wwf Italia e la Nabu. Un’iniziativa nata per contrastare il fenomeno del bracconaggio, oggi è diventato un appuntamento irrinunciabile per decine di volontari provenienti da Svezia, Danimarca, Spagna, Malta, Germania e Scozia. Quello della migrazione, oltre a essere oggetto di scoperte scientifiche sempre nuove, è uno spettacolo unico e chi vi assiste, se ha pazienza, tenacia e l’animo semplice come di un bambino che si apre per la prima volta al mondo, torna a casa con la consapevolezza d’essere testimone di qualcosa di miracoloso. I partecipanti al Campo sono stati ospitati nei locali del Vivaio Ziriò dell’Azienda Foreste che ha contribuito al progetto. I punti di osservazione sono stati dislocati in molte aree dei Peloritani ma anche sulla spiaggia di Torre Faro, dove si sono potuti ammirare parecchi cetacei in transito.
Dei rapaci sono state censite 33 specie diverse, alcune delle quali minacciate e a rischio di estinzione, come l’Albanella pallida e il Grillaio, che oltretutto sono tra gli uccelli più esposti alla direzione e all’intensità dei venti e che spesso si ritrovano fuori dalle rotte, finendo sui tetti del centro abitato, scontrandosi con ostacoli “imprevisti” come antenne o sopraelevazioni di edifici. Sono passati esemplari meravigliosi di Cicogne nere e Cicogne bianche, le prime leggermente più piccole delle seconde, entrambe protette dalla legge 157 del febbraio 1992. La Cicogna bianca nidificava in Italia già dai tempi degli antichi Romani, che però la consideravano tra le prede più appetitose per la bontà della loro carne e la cacciarono fino a farla estinguere in quasi tutta l’Europa. Poi, il lento ritorno e la faticosa lotta contro i bracconieri e contro la cementificazione selvaggia del territorio che priva le Cicogne di spazi vitali. Oggi in Italia si contano oltre 170 coppie e la colonia spontanea più numerosa è quella della piana di Gela, con 40 esemplari. Ma non è di minore impatto lo spettacolo delle Aquile minori in volo, o dei Falchi di palude, delle Albanelle minori, reali o pallide, dei Nibbi bruni e reali, dei Grillai, dei Gheppi, dei Lodolai, dei Falchi pellegrini e dei Falchi della regiona, delle Poiane semplici, di quelle delle Steppe e delle Poiane codabianca, dei Falchi sacri e del sempre più raro Sparviere levantino (Accipiter brevis, il suo nome scientifico), una delle specie che si sta cercando di difendere in tutti i modi dall’estinzione. «Indimenticabile – commentano le responsabili dell’Associazione mediterranea per la natura, Anna Giordano e Deborah Ricciardi – è stata la giornata dello scorso 6 maggio quando migliaia di rapaci hanno letteralmente riempito il cielo nella zona di Castanea, regalando ai volontari un ricordo indelebile nella memoria. Oltre duemila falchi in meno di un’ora, a pochissimi metri da binocoli e teleobiettivi che hanno scattato senza sosta». Sul fronte della lotta al bracconaggio, il fenomeno più preoccupante riguarda anche quest’anno le Quaglie. Il Corpo forestale regionale (distaccamento di Colle Sarrizzo) ha sequestrato numerosi richiami elettromagnetici utilizzati. «Attratte dal canto di consimili – spiegano Giordano e Ricciardi –, si posano convinte di trovare cibo e riposo e vengono sterminate a centinaia». Durante gli ultimi due mesi, sono stati ricoverati diversi rapaci feriti da arma da fuoco (un Falco pecchiaiolo, un Falco cuculo, vari Gheppi). Feriti anche diversi Tarabusini, aironi che migrano di notte, di piccole dimensioni e sempre più minacciati. Il Centro recupero della fauna selvatica li ha amorevolmente curati, grazie anche all’aiuto delle forze dell’ordine intervenute contro chi gestisce la devastante pratica dell’uccellagione. Lucio D’Amico – GDS