31 Maggio 2012 Mondo News

PARCO EOLICO DI BORGIA: Il pm insiste: in 10 vanno sospesi dai pubblici uffici. Impugnato al Tdl il rigetto delle misure interdittive per i membri del "Nucleo Via"

CATANZARO – Il pm non molla neppure di un centimetro: quelle dieci posizioni vanno “chiuse” con la sospensione dai pubblici uffici. E dunque dopo il rigetto della relativa istanza da parte del gip Antonio Rizzuti, ecco che il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Carlo Villani decide di rivolgersi al Tribunale del Riesame. Il ricorso formalizzato dal rappresentante della pubblica accusa costituisce l’ultimo passaggio dell’inchiesta sulla costruzione del parco eolico di Borgia, nel catanzarese. E riguarda le posizioni dei seguenti indagati: Giuseppe Graziano, 51 anni, di Longobucco; Antonino Genoese, 64, di Motta San Giovanni; Vincenzo Iacovino, 50, di Catanzaro; Egidio Michele Pastore, 62, di Rende; Annamaria Ranieri, 38, di Catanzaro; Giuseppe Ferraro, 63, di Grotteria; Andrea Pasquale Maradei, 35, di Castrovillari; Ubaldo Bertucci, 61, di Borgia; Pietro Danieli, 39, di Catanzaro; Giovanni Cocerio, 53, di Tiriolo. A questo punto sarà il Tribunale della Libertà del capoluogo, a decidere in merito al provvedimento del gip, giunto nelle scorse settimane dopo che il sostituto procuratore Carlo Villani, titolare delle indagini sul parco eolico, aveva presentato la sua richiesta di interdire gli indagati lo scorso agosto. I destinatari della richiesta della pubblica accusa sono, in particolare, ex componenti del nucleo di valutazione di impatto ambientale (Via) della Regione Calabria e funzionari di enti locali coinvolti, che secondo le ipotesi d’accusa al vaglio della Procura avrebbero illecitamente dato parere favorevole alla realizzazione del parco nonostante il progetto presentasse delle irregolarità. Secondo le ipotesi della Procura – tutte ancora da dimostrare in sede dibattimentale – l’inchiesta poggia su due cardini: in due distinte sedute il nucleo Via regionale ha dato l’ok al progetto del parco eolico “Borgia 1” nonostante lo stesso contenesse degli elementi ritenuti falsi dagli inquirenti in merito alla localizzazione urbanistica di alcuni impianti. La conseguenza sarebbe stata duplice: un asserito ingiusto vantaggio patrimoniale per la società proponente e un presunta danno all’ambiente. Fra l’altro, il nucleo Via avrebbe omesso valutazioni su alcune strutture, a partire da una presunta “stazione di consegna” che sarebbe stata localizzata all’interno della fascia di rispetto (500 metri) dal parco archeologico Scolacium e dai “cavidotti su base castatale” che sarebbero stati previsti nell’area di rispetto di 250 metri del convento di San Fantino. Sempre per restare in materia urbanistica, il pm Villani contesta l’attestazione che la struttura non ricade in aree a rischio vincolate dal piano stralcio per l’assetto idrogeologico, nonostante – secondo l’accusa – parte dei cavidotti interessassero aree a rischio idraulico.(g.l.r.)