31 Maggio 2012 Mondo News

SALERNO-RC: I tentacoli delle cosche sugli appalti dell'A3. Alle imprese impegnate nei lavori veniva imposto il "pizzo" del tre per cento. In dodici sottoposti a fermo

REGGIO CALABRIA – A Scilla comandava la cosca Nasone-Gaietti. La storica organizzazione di ‘ndrangheta, colpita ma non affondata dalle inchieste e successive operazioni condotte dalla Dda negli ultimi vent’anni, ha continuato a esercitare il dominio criminale nel territorio di competenza. È stata un’indagine dei carabinieri del nucleo operativo e della compagnia di Villa San Giovanni a fare luce sulle attività recenti della cosca che imponeva a tappeto il pagamento del “pizzo”. Ieri mattina, in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Dda, sono finiti in manette Virgilio Giuseppe Nasone, 68 anni, collocato dagli inquirenti al vertice del sodalizio, e altri undici presunti componenti dello stesso. Si tratta di: Arturo Burzomato, 22 anni, Scilla; Carmelo Calabrese, 40 anni, Torino; Annunziatina Fulco, 47 anni, Scilla; Matteo Gaietti, 43 anni, Scilla; Francesco Libro, 38 anni, Reggio Calabria; Antonino Nasone, 31 anni, Scilla; Domenico Scilla, 29 anni, Scilla; Domenico Nasone, 43 anni, Casorate Primo; Francesco Nasone, 40 anni, Scilla; Rocco Nasone, 38 anni, Scilla; Pietro Puntorieri, 34 anni, Scilla. Le accuse vanno dall’associazione mafioso all’estorsione aggravata dall’aver favorito un sodalizio mafioso.
Dall’inchiesta coordinata da sostituti della Dda Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane è emerso che ogni atto della cosca faceva parte di una precisa “strategia della tensione” realizzata per condizionare il regolare svolgimento della vita economica e sociale della comunità del centro della Costa Viola. Una strategia che interessava sia le grandi imprese impegnate nei lavori di ammodernamento del sesto macrolotto dell’A 3 e costrette a versare il 3% del capitolato d’appalto, sia le piccole attività economiche del territorio. Non si sfuggiva alle grinfie della cosca Nasone-Gaietti. E nessuno poteva interferire con gli interessi del gruppo criminale. Emblematico il caso di una piccola e storica attività commerciale con sede nel porticciolo turistico di Scilla che, nella notte tra il 18 e 19 febbraio scorso, era stata distrutta da un incendio. L’unica colpa del titolare, come emerso dalle indagini, era stata la richiesta al Comune di una nuova concessione in un’area del porto sulla quale si era concentrato l’interesse della cosca. I particolari dell’operazione “Alba a Scilla” sono stati forniti in conferenza stampa dal procuratore facente funzioni Ottavio Sferlazza insieme con l’aggiunto Michele Prestipino, il comandante provinciale colonnello Pasquale Angelosanto, il suo vice tenente colonnello Carlo Pieroni, il maggiore Michele Miulli, il capitano Davide Occhiogrosso, il tenente Alessandro Caprio, il maresciallo Giuseppe Bonfardino. Le indagini svolte dal nucleo nucleo investigativo e dalla compagnia di Villa san Giovanni erano state avviate nell’estate del 2011. Le attività investigative, dopo l’arresto nel giugno dello scorso anno in flagranza di Giuseppe Fulco per estorsione aggravata ai danni di un’impresa impegnata nella realizzazione dei lavori di ammodernamento della statale 18, in prossimità del comune di Scilla, hanno evidenziato l’attuale esistenza a Scilla della cosca Nasone-Gaietti, di delinearne l’organizzazione, la composizione e le gerarchie interne, nonché di individuarne gli obiettivi illecitamente perseguiti. In particolare la sistematica richiesta e riscossione del “pizzo” dalle imprese impegnate nei lavori di ammodernamento dell’autostrada, le strategie criminali pianificate per raggiungere gli obiettivi, attraverso danneggiamenti, incendi e ogni tipo di intimidazione all’interno dei cantieri delle ditte. La cosca, come ricordato in conferenza stampa, costituisce una delle proiezioni territoriali della ‘ndrangheta nella fascia tirrenica reggina, non solo in considerazione delle sentenze passate in giudicato che ne hanno attestato l’esistenza, ma soprattutto in ragione del fatto che nel corso dell’attività di indagine è emerso che la consorteria è legittimata, oltre a “sollecitare” attraverso reiterate azioni di danneggiamento e intimidazioni, a imporre e a riscuotere, nella zona di competenza, una quota dei proventi delle estorsioni connesse ai lavori di ammodernamento dell’A 3, somma pretesa a titolo di imposizione del “pizzo” da parte delle cosche che esercitano il proprio dominio nei territori in cui vengono eseguiti i lavori; nonché a ottenere, con la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e avvalendosi della relativa condizione di assoggettamento e di omertà, il pieno controllo del territorio e la gestione di altre fette del tessuto economico. Per quanto riguarda le estorsioni contestate, la dinamica ricostruita è risultata chiara: il danneggiamento dei mezzi di lavoro era il segnale lanciato dalla consorteria criminale alla ditta appaltatrice. I danneggiamenti, pianificati nei minimi dettagli, e accompagnati dalla minuziosa conoscenza delle aree di cantiere da parte degli arrestati, erano finalizzati a mettere i responsabili delle varie ditte in contatto con gli emissari dell’organizzazione, come condizione necessaria al regolare proseguimento dei lavori . Quasi sempre la stessa la dinamica: incendio di mezzi e macchinari di lavoro, oppure collocazione sugli stessi di una bottiglia piena di benzina, avvolta da nastro isolante e dotata di miccia. La conoscenza precisa dei luoghi e delle realtà lavorative delle ditte impegnate era talvolta favorita dall’assunzione presso le stesse ditte di accoliti che diventavano veri e propri collegamenti con i criminali di riferimento. Nel caso in cui il segnale non veniva immediatamente recepito dall’imprenditore, veniva attuata una gradazione di intimidazioni fino a raggiungere gli obiettivi desiderati. Paolo Toscano – GDS

Sequestro beni.
I Carabinieri contestualmente al fermo dei dodici destinatari del provvedimento emesso a firma del procuratore aggiunto Michele Prestipino e dei sostituti Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili riconducibili ai presunti appartenenti alla cosca Nasone-Gaietti, considerata dagli inquirenti dominante nel territorio di Scilla.
I sigilli sono stati apposti a trentadue immobili (appartamenti, fabbricati, terreni), oltre a un’impresa esercente l’attività di bar e pasticceria. Il valore degli immobili finiti sotto sequestro ammonta a circa tre milioni di euro. Il provvedimento cautelare ha, inoltre, interessato conti correnti bancari, polizze assicurative e altri prodotti finanziari per un valore di circa un milione di euro. Le intimidazioni contestate ai presunti componenti della cosca Nasone-Gaietti sono complessivamente sei e, secondo gli inquirenti, sarebbero state compiute o tentate nel perido che va dal 22 agosto 2011 al 9 marzo 2012.